Capita così, in una serata di mezza stagione.
Di colpo si scopre di non avere impegni, di poter dedicare un paio d’ore all’attività preferita che non guasta mai nella settimana-tipo: un sano cazzeggio sul divano. Bimbi a nanna prima del solito, telecomando incredibilmente sottomano, anonimo film (almeno per me) che comincia al momento giusto. Non resta che mettere il cervello sul comodino e spegnerlo.

E il film inizia.
Titolo mai sentito, attori principali mai visti, trama interessante.
Estremamente interessante.
E straordinariamente, dannatamente familiare.

Ho già visto questo film?
No.

Me l’hanno raccontato?
No.

Ho visto qualcosa di molto simile?
Nemmeno.

E allora… ?

E allora il film, poi, finisce. Avvincente, bello, intrigante: non poteva essere altrimenti.
Chiedo a mia moglie se le è piaciuto. “Sì, molto.”
Prendo il tablet, lo accendo e apro un documento.
“Hai voglia di leggere tre paginette?” le chiedo.
Mi dice di sì. Le porgo il tablet con il documento aperto.

Di paginette ne legge tre, quattro, cinque. Venti. La vedo scorrere il dito sul display.
Infine mi guarda compiaciuta.
“Bello, davvero. Ma avevi visto il film prima di scriverlo?”

No.
Dannazione, no.

 

“Io non lo so… se è stato tutto scritto, come è stato scritto…”

Luciano Ligabue, “Sono sempre i sogni a dare forma al mondo”

“Come diavolo è possibile?!?”

8 thoughts on “Io non lo so

    1. Mi stai dicendo che un segugio come te, in grado di scovare i fantasmi più impalpabili 😉 , non riesce a risalire al titolo partendo da ben due immagini? Ma poi l’intento del post non era parlare di ‘sto film. Volevo solo prender nota di questo memorabile colpo di sfiga… 🙂

      P.S.: Ti do 2 indizi. Il titolo comincia con la A e il film è del 2015. Il mio scritto però è del 2014… Fortuna che è ancora nel cassetto.




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      1. Oh, ma anche tu adesso mi dai da lavorare?! Adaline, che bastava seguire la filmografia del signor Harrison Ford su wikipedia…
        Però magari tu l’hai raccontata in modo diverso, in ambientazione diversa, in circostanze diverse… Il tema è sempre quello dell’eterna giovinezza.




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  1. Dai, su! Non era un lavoro, te l’ho servita su un piatto d’argento…

    Io l’ho raccontata in un modo diverso, sì. Però non abbastanza diverso per i miei gusti. C’è troppa analogia… Parlassimo di due trame tremendamente scontate, allora ci sta che prima o poi qualcuno abbia la tua stessa idea…
    E dire che mi sono sforzato di studiare un minimo di base scientifica e di contesto storico…

    Vabbè, come dicono a Genova: la vita è una tempesta…

    🙁




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  2. Vedi, per perdere tempo?
    C’è sempre qualcuno che ti frega l’idea, poi è più ricco e famoso di te… e tu resti con la tua storia chiusa nel cassetto del comodino! ?




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    1. Non stavo perdendo tempo! 😀

      La storia stava (sta) macerando. Sono in una di quella pause tra una rilettura e l’altra.
      Ci sta che la stessa idea venga a più persone, ma immaginavo accadesse per le idee più semplici, più scontate.
      Non per quelle elaborate.




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      1. E invece, più sono semplici e meno qualcuno le considera.
        Non lo diciamo sempre? La semplicità paga, caro mio.
        Io sarò sempre fuori dal mercato! ?




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        1. Un’idea elaborata non è necessariamente sofisticata o astrusa. Potrebbe essere semplice ma non evidente.
          E il solo fonderla in un intreccio può bastare a rendere il racconto avvincente man mano che l’idea di fondo emerge.

          Per idea elaborata intendo semplicemente ben congegnata, studiata nei minimi dettagli. Oppure: un insieme di idee semplici ben incastrate in una trama originale.

          Quindi sì, la semplicità paga, ma paga nella misura in cui non si cade in banalità e clichè. 😛




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