Una grigliata tra amici è sempre un’ottima occasione per rinverdire i piccoli riti estivi di ogni anno. L’ultima è stata piuttosto esaltante: l’abbiamo organizzata nel tardo pomeriggio con il chiaro intento di sfuggire alla calura pomeridiana. E l’esperimento è riuscito discretamente, soprattutto perché il cielo dopo le cinque ha cominciato a dipingersi di nuvole minacciose. Il temporale, dopo aver scricchiolato a lungo tra le nubi, ci ha onorato della sua frescura a serata inoltrata, quando ormai gli spiedini stavano lasciando il posto al dolce. Per chi non lo sapesse, io adoro i cieli carichi di tempeste imminenti. E non potevo chiedere nulla di meglio che poterne osservare a lungo un ampio stralcio mentre giocavo allegramente con il fuoco e la carbonella. Cosa potevo desiderare d’altro?
Una nuova storiaccia di Emme. Eh sì, il racconto di una delle sue “esperienze border-line” (come le chiama lui) l’avrei gustato volentieri per chiudere in bellezza. Avrei passato il resto del weekend a romanzarlo in un post, vestendo la sua chiacchierata con i soliti crismi per blindare la sua identità e quella dei suoi pazienti, che per me sono sempre e comunque solo iniziali di nomi, se non addirittura “paziente A” o “paziente B”.
C’era solo un piccolo dettaglio trascurabile: Emme ci aveva dato buca. Niente grigliata per un imprevisto.
Ci avrebbe raggiunto in serata. Forse.
E a quel forse sono rimasto appeso molto a lungo, fino al momento del caffè.
“Quanti caffè? Uno, due, tre… tu sì, tu no. Quattro?”
E poi un lampo improvviso del temporale che si stava ravvivando. In quell’attimo in cui tutti ci aspettavamo il tuono è suonato invece il campanello: Emme. Cinque caffè.

Dopo i saluti e il caffè, Emme ha cominciato sì a raccontarci una storia. Ma non era la storia che volevo io. Ci ha scartavetrato per un po’ i maroni 🙂 con l’auto della suocera la quale era rimasta a piedi per problemi con la batteria. E vai a capire se era davvero la batteria. E vai a cercare un posto, al sabato pomeriggio, dove vendono batterie per auto. E consulta internet per guardare le recensioni. Compra la batteria, quella giusta. Portala a casa. Leggi le istruzioni. Togli la batteria e metti quella nuova. Tutto questo cinema era stato il suo “imprevisto”, quello che gli era costato una fantastica grigliata tra amici.
I miei occhi però luccicavano.
Io sapevo che lui in settimana era stato a Bolzano.
Sapevo che ci era andato per via di quella storia che mi aveva accennato.
Una storia di psicometria e facoltà paranormali. E naturalmente ipnosi.
Lui sapeva che io sapevo, anzi: sapeva che io volevo sapere 😀 .
Quello che non sapevo era che in tutto questo groviglio giocava un ruolo centrale… il sole.

E se siete arrivati a leggere fino a qua sappiate che ho solo voluto rendervi partecipi di quanto ho sofferto nell’attesa di questa storia. E farvi capire quanto è bastardo il carissimo Emme 😀 , che a volte gode come un matto nel vedermi sfrigolare di curiosità, esattamente come le salamelle che ho fatto alla griglia nel tardo pomeriggio.

I dubbi del dottor Emme.Di.Ti.

L’ultimo viaggio che ho fatto a Bolzano è stato per certi versi liberatorio. Da ormai otto mesi mi trascinavo in questa storia nella quale sono stato coinvolto dal dottor F***, un mio collega austriaco nonché serio neurologo. Potrei dire tante cose di F*** ma non voglio dilungarmi. Basti sapere che esercita la sua professione con una rigorosità scientifica quasi maniacale. È molto affascinato dalla mente umana e questo lo porta a studiarne con grande passione anche gli aspetti più sconosciuti. Lo si potrebbe definire uno scienziato di frontiera dato che non disdegna nemmeno le opportunità di indagare fenomeni di parapsicologia, nonostante la scienza ufficiale li ignori totalmente. F*** li studia con lo stesso rigore scientifico che applica alla neurologia. E nella maggior parte dei casi i fenomeni in cui si imbatte si rivelano, appunto, inconsistenti.
Ne abbiamo studiati parecchi insieme. E l’ultimo di essi ha riguardato la psicometria. Esistono due definizioni di psicometria ma quella implicata in questa storia è la definizione paranormale: per farla breve, la psicometria è la presunta capacità di alcune persone di intravedere, o rivivere, o percepire la storia di un oggetto solo toccandolo. Riporto di seguito la prima e-mail che mi ha inviato il dottor F***, quella che, potremmo dire, ha dato inizio a tutta questa storia.

La clessidra

“Ciao M***. Ti scrivo perché vorrei avvalermi di una tua mirabile consulenza. Io e il mio staff siamo alle prese con un soggetto che, secondo i nostri pareri, è in grado di manifestare fenomeni psicometrici. Prima di entrare nei dettagli della questione, è opportuno premettere la sua storia. Siamo giunti a lui tramite suo padre, un facoltoso imprenditore che coltiva una passione piuttosto singolare: colleziona clessidre. Di recente la sua passione l’ha portato ad acquistare clessidre d’epoca. L’ultimo pezzo è piuttosto raro: una clessidra medievale risalente al XIV secolo. È proprio questa clessidra a far entrare in gioco il nostro soggetto che, come ti dicevo, è il figlio del collezionista, un giovane trentenne che non ha mai dato molto peso alla collezione del padre. Per lui le clessidre erano semplici soprammobili, sparsi qua e là per la casa. Niente più. Ma l’ultima clessidra, quella medievale, lo ha particolarmente turbato. Dal giorno in cui il padre l’ha collocata in bella mostra su una mensola sopra al camino, il ragazzo non è stato più lo stesso. Ha alternato giorni di panico e autentico terrore a giorni in cui avrebbe voluto toccarla per “distruggerla” (testuali parole). Non mancavano giorni di assoluta indifferenza. Dopo questi episodi alterni, il padre preoccupato si è rivolto a me per cercare di capire cosa stesse succedendo…”

Vi risparmio il resto della e-mail in quanto riporta una lunga serie di considerazioni specifiche. Cerco di riassumere brevemente: in buona sostanza, il dottor F*** ha ritenuto di essersi trovato di fronte a un caso di psicometria. La clessidra, in altre parole, pareva indurre il giovane a rivivere in qualche modo qualcosa di inquietante. Qualcosa che lo turbava così tanto da costringere il padre a riporla nel caveau della banca, dato che persino la cassaforte di casa non era sufficiente a risparmiare i disturbi al figlio. Come dicevo, il dottor F*** è molto rigoroso nelle sue indagini ed è un tipo che non si lascia prendere facilmente dall’entusiasmo o dalle facili conclusioni. Ha preso quindi con serietà il caso. Uno dei primi aspetti che voleva chiarire era capire cosa governasse le reazioni del giovane: perché in alcuni giorni il ragazzo era terrorizzato dalla clessidra mentre in altri era totalmente indifferente?
Avrebbe potuto sembrare una sorta di schizofrenia. Oppure un disturbo bipolare. Ma il dottor F*** (e questa è stata una sua brillante intuizione) ha notato un legame sistematico tra le reazioni del giovane e… le tempeste solari.

Mi rendo conto che, detto così, suona molto improbabile. Ma le prove raccolte da F*** non lasciavano spazio a dubbi: ogni volta che si verificava una tempesta solare più forte del solito, la mente del giovane ne veniva in qualche modo sollecitata. Non mi dilungo sulle tempeste solari: ma è utile sapere che sono piuttosto frequenti e i loro effetti qui sulla Terra non sempre sono del tutto innocui.
La considerazione che stava per trarre il dottor F*** era dunque questa: il giovane era particolarmente sensibile agli effetti delle tempeste solari e, almeno nel caso specifico della clessidra, manifestava presunte facoltà di psicometria. Restava un ultimo aspetto da approfondire: F*** voleva assicurarsi che il giovane non rivivesse in realtà un’esperienza di una vita passata, legata in qualche modo alla stessa clessidra.
E con questo torniamo alla e-mail iniziale che ho riportato poco sopra: la “mirabile consulenza” che mi veniva richiesta non era altro che un intervento di ipnoterapia coadiuvata, se necessario, da sedute di ipnosi regressiva.
Ne è venuto fuori un lavoro di otto mesi, per un totale di circa venti sedute.
Mi sono dato appuntamento a Bolzano con F*** la scorsa settimana, dove ho avuto l’occasione di consegnargli la mia relazione finale.
Dicevo che è stato un viaggio liberatorio e, dopo questa esperienza, non nascondo di aver accarezzato seriamente l’idea di abbandonare in modo definitivo la pratica dell’ipnosi regressiva, benché non figuri esplicitamente tra i servizi che offro con la mia professione.
La relazione che ho redatto è stata piuttosto corposa: era composta dalla trascrizione di tutte le sedute e dalle mie osservazioni. L’ho conclusa con una postilla finale: una nota confidenziale per lo stesso F*** che riporto qui, scevra di tutti i tecnicismi del nostro mestiere.

La tragica storia di Val

Caro F***. Spero che tu abbia seguito la mia raccomandazione di leggere questa nota confidenziale solo dopo aver visionato adeguatamente tutta la relazione che ti ho lasciato. Il soggetto che avete studiato a lungo, a mio parere, non ha facoltà psicometriche. Ho una ragionevole certezza di credere che non abbia nessun’altra facoltà paranormale, a parte la spiccata sensibilità agli effetti magnetici sortiti dalle tempeste solari (ma questa penso vada classificata come una sua peculiarità fisiologica). Quindi non posso che confermare il tuo ultimo sospetto, hai visto giusto: la clessidra appartiene a un suo oscuro passato che, con l’ipnosi regressiva, ho potuto collocare nel XIV secolo, ovvero in un’epoca compatibile con l’età della clessidra stessa.
Il motivo per cui ne rimane particolarmente turbato lo potrai capire dalla sua storia. È una storia tragica, ambientata nel medioevo più cruento. Se hai letto con attenzione la trascrizione dell’ultima seduta, avrai capito che il tuo soggetto a quell’epoca era un valoroso guerriero. Il suo nome era Val e si era distinto tra i suoi per l’abilità con l’arco, tanto da diventare un’autentica spina nel fianco per i suoi nemici. Purtroppo non sono stato in grado di circoscrivere geograficamente la sua vicenda saliente ma ho motivo di credere che si sia svolta in un castello qui sulle Alpi, in un periodo di guerra e di grandi tribolazioni. Dopo una sanguinosa battaglia, Val fu catturato dai suoi nemici e, con lui, fu fatto un numero elevato di prigionieri, compresi donne e bambini prelevati dopo razzie e saccheggi. Erich, questo il nome del suo arcinemico, escogitò per lui una punizione assai crudele, con lo scopo (suppongo) di vendicare tutti gli uomini caduti sotto le frecce dello stesso Val. Dopo averlo fatto rinchiudere nella cella della torre più alta del suo castello, Erich ogni giorno faceva lui visita presentandosi con la sua guardia al gran completo. Entrava nella cella e ordinava che venisse dato al prigioniero il suo arco, munito di una sola freccia. Dopodiché ordinava che venisse liberato un compagno di Val nel cortile sottostante del maniero, ben visibile dall’unica finestra della cella stessa. La punizione era tanto semplice quanto cinica: Val, con una sola freccia a disposizione, doveva uccidere il prigioniero liberato, suo amico e compagno. Se non l’avesse fatto, mancandolo di proposito o anche solo accidentalmente, Val avrebbe visto il compagno barbaramente torturato e massacrato sotto i suoi occhi, quando non addirittura sbranato da cani inferociti. Le donne venivano stuprate prima di essere massacrate. Val, per ognuno dei suoi, era quindi costretto a decidere tra una morte istantanea, più dignitosa e una morte orrenda e raccapricciante. È in questa macabra tortura psicologica che fa la sua comparsa la clessidra: Erich infatti si munì di essa perché, come potrai immaginare, Val impiegava molto tempo a scoccare la sua freccia. Ogni giorno, nella cella, una guardia teneva in bella vista la clessidra e Val, al cospetto di Erich, doveva agire in fretta altrimenti il massacro del poveretto di sotto avrebbe avuto comunque inizio allo scadere del tempo.
Ventisette sono i compagni che Val ha dovuto uccidere per risparmiare loro una sorte ben peggiore. Purtroppo la maggior parte delle sue frecce non sono andate a segno.

(C) 2017 – Darius Tred

I ghost post precedenti del dottor Emme.Di.Ti.

La brocca di Emmaus

Il volo dell’eroe

Settecento istantanee

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