Guardò l’orologio. Era in orario perfetto per l’appuntamento. Quanto al luogo, l’aveva trovato in fretta. Si trovava di fronte al castello di Sirmione: impossibile sbagliare. Il Bounty era un ristorante dallo stile sobrio ma anche elegante. Si chiese se il nome fosse casuale.
Ora non doveva fare altro che sedersi a un tavolino all’aperto, seguendo le indicazioni avute: mettere in bella mostra la rivista di giardinaggio con la fresia in copertina e ordinare una fetta di cheesecake. Quelli erano i segnali convenuti. Chi la aspettava si sarebbe fatto vivo al momento opportuno. Stimò che fosse già nei paraggi e che la stesse già osservando. Ma la gran folla di turisti che animava la piazzetta non aiutava il suo sguardo indagatore.
Il cameriere portò subito il caffè con la torta. Prese a tamburellare con le dita sulla copertina della rivista, aspettandosi di vedere da un momento all’altro che qualcuno le si sedesse di fronte.
Bevve il caffè lasciando la torta intatta. Era invitante ma non osava mangiarla. Doveva assicurarsi che fosse in bella vista. Ma i minuti passavano. Cominciò a spazientirsi sforzandosi di non darlo a vedere. Poi, improvviso, un messaggio animò il display del suo cellulare.
“Presentati al castello alle 21 per la visita serale. Paga l’ingresso con una banconota da sei euro. E sali sulla torre.”

Idiota. Ecco cos’era. Una perfetta idiota. L’ennesimo mitomane si stava prendendo beffe di lei.
Dove poteva trovarla una banconota da sei euro? Senza contare che all’ingresso l’avrebbero guardata storto. Mangiò la cheesecake e depositò dieci euro sul tavolo in attesa che il cameriere portasse il resto.
Si guardò intorno per vedere se qualcuno la degnasse di qualche sguardo rivelatore, magari divertito. Nessuno.
Il cameriere nel frattempo depositò il piattino con il resto. Un euro il caffé, tre euro la torta. Stropicciò lo scontrino e prese i soldi. Solo in quel momento si accorse che il resto era proprio una banconota di sei euro. Cercò subito il cameriere con lo sguardo ma si era dileguato.

Il momento di imbarazzo era passato. Il tizio alla biglietteria aveva solo inarcato il sopracciglio ma non aveva fatto storie. Evidentemente non era la prima volta che vedeva banconote da sei euro. E ora, dopo aver raggiunto la sommità della torre, il grande momento era arrivato. Poteva ancora vedere le ultime luci del tramonto. Il crepuscolo estivo permetteva ancora di godere dell’ampio panorama. L’aria frizzante della sera non riusciva però a smorzare il suo nervosismo. Dei pochi turisti in giro per il castello, nessuno pareva essere sulla torre. Ma una voce la smentì.
“Malinverno, è un onore averti qui.”
Maddalena si voltò: erano poche le persone che la chiamavano per cognome, specie con quella cadenza. Il professor Terranova avanzò di un passo uscendo dalla penombra.
“La grande onironauta finalmente si unisce al nostro esiguo gruppo. E’ per questo motivo che hai voluto incontrarmi?”
Avrebbe voluto scaraventarlo giù dalla torre. Non aveva mai sopportato il suo sarcasmo graffiante. E nemmeno i suoi modi eccentrici: solo lui poteva ideare un modo così ridicolo per farsi contattare. A quanto pareva le loro strade erano destinate a incrociarsi ancora una volta. Il professore, uno psichiatra tra i massimi esperti mondiali di ipnosi regressiva, era sulle tracce del manoscritto.
Proprio come lei.
“Dovevo aspettarmelo” disse Maddalena. “Solo lei poteva architettare un incontro di questo tipo. Tutto molto… come dire… scenico. Anzi: direi teatrale! Rispecchia molto la sua nota passione per il teatro. Ma dev’essere l’ennesimo tranello.”
“Ci saresti di grande aiuto” la ignorò il professore. “Le tue capacità con le nostre conoscenze. Hai riflettuto sulla mia ultima proposta?”
Maddalena gli voltò le spalle. Non era interessata.
“Ho una novità rispetto al nostro ultimo incontro. Una novità che dovrebbe interessarti. Abbiamo il manoscritto.”

La ragazza fu presa alla sprovvista da quell’improvvisa rivelazione. Fissò negli occhi il professore: poteva fidarsi? Non era il primo scienziato che aveva cercato di persuaderla. Non sarebbe stato nemmeno l’ultimo. Doveva però ammettere che non era un millantatore: aveva una fama accademica indiscutibile. Ma Maddalena, da quando aveva scoperto i suoi poteri, diffidava degli psichiatri. La ragazza, infatti, grazie alle sue particolari facoltà extrasensoriali, era in grado di governare la coscienza mantenendola vigile durante la fase REM del sonno, fase che poteva oltretutto potenziare e prolungare. In poche parole, mentre dormiva, poteva evocare sogni lucidi e pilotarli a suo piacimento. Una capacità che portava con sé un potenziale enorme. Maddalena se ne era resa conto quando aveva capito che, durante il sonno, poteva navigare in quella che gli psicologi definivano coscienza collettiva. Ben presto capì di essere un’onironauta molto dotata: era diventata così un navigatore dei sogni, scoprendo un vero e proprio mondo parallelo estremamente affascinante dove le energie psichiche prendevano forma. Durante il sonno aveva intuito inoltre di poter interagire con i sogni delle altre persone: riusciva a scrutare le menti, plasmare i desideri, placare ansie e paure fino ad alleviare malesseri e favorire guarigioni. E quando aveva capito che tutto ciò influiva con positività sul benessere dei sognanti, Maddalena decise di prendere sul serio il suo dono e di viverlo come una missione.
Durante le sue avventure oniriche la ragazza aveva scoperto che altri avevano le sue stesse facoltà. E come lei si muovevano in quel mondo traslucido. Questi incontri le avevano permesso di apprendere che era possibile potenziare ulteriormente i propri poteri inalando essenze floreali prima di addormentarsi. Ma non tutti i fiori sortivano gli stessi effetti: alcuni moltiplicavano i poteri, altri li indebolivano. Altri ancora potevano procurare danni cerebrali. Infine era venuta a conoscenza dell’esistenza del manoscritto che elencava tutti i fiori, i loro significati e i loro effetti. Un manoscritto che alcune leggende attribuivano all’arcangelo Gabriele. In esso si narravano le virtù della fresia striata, unico fiore che permetteva agli onironauti come lei di mettersi in contatto con gli angeli. Erano solo leggende? Probabile. Ma tutte le leggende avevano sempre un qualche fondo di verità. E Maddalena era sempre stata affascinata dagli angeli. Esseri spirituali per antonomasia, le culture religiose di tutto il mondo e di tutti i tempi attribuivano loro i poteri e i ruoli più diversi: servi, protettori ma soprattutto inviati e messaggeri. Entità eteree che spesso apparivano in sogno. Sogni e angeli: esisteva qualche legame? Potevano gli onironauti venire in contatto con gli angeli?

“Hai fatto la tua scelta?” riprese il professore.
“Chi mi assicura che siete in possesso del manoscritto?” chiese.
Il professore scrutò l’orizzonte della sera dall’alto della torre. Poi estrasse una bustina e la porse alla ragazza.
“Prendila” le disse. “Sono semi. Semi di fresia striata. L’unico modo per scoprire se puoi sopportarne il potere è provarla.”
Maddalena indugiò. Aveva l’aria di essere un altro inganno.
“Fresia bianca con striature arancioni” precisò insistendo. “Ti permetterà di vedere gli angeli nei tuoi viaggi onirici. E loro vedranno te. Potrebbero servirsi del tuo aiuto per raggiungere in sogno i destinatari dei loro messaggi. Ricorda che tutto ciò implica il raggiungimento di un livello energetico più alto. Sperimenterai una dimensione senza tempo: presente, passato e futuro non avranno più segreti nelle menti che potrai scrutare.”
Maddalena rimase interdetta. Dunque il professor Terranova non solo era un onironauta come lei ma aveva già sperimentato di persona la fresia e le stava confermando che era possibile mettersi in contatto con gli angeli. Stizzita, prese la bustina e si voltò per andarsene.
“Un ultimo consiglio” aggiunse. “Non è sempre un bene conoscere il futuro.”

 

(C) 2016 – Darius Tred

Nota dell’autore

Con questo breve racconto partecipo ufficialmente ( 😀 ) al contest di #webnauta indetto dal blog di Barbara Businaro.
Perché ho detto “ufficialmente” ? Ci avevo provato con L’erborista di Siena ma il racconto mi era sfuggito di mano: troppo lungo. Avrei dovuto tagliarlo o riscriverlo.

Di fronte a questo dilemma ho optato per la terza via… 🙂
La scelta l’ho maturata al Bounty di Sirmione (eh, sì: a volte servono i sopralluoghi…) mentre gustavo un piatto di spaghetti aglio, olio, peperoncino e pecorino romano.

8 thoughts on “L’essenza magica

  1. Spettacoloso! Il primo racconto thriller-fantascientifico! 🙂
    PS: ho dovuto mettermi gli occhiali…continuavo a leggere orinonauta…e non suonava molto bene, aveva un che di strano!!! 😀 😀 😀




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  2. Uhhh, sono felice di trovarti compagno di sfida, Darius. molto. Decisamente uno stile accattivante, e diversissimo dal mio. Sarai un osso duro!




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