Non so quante volte ho sentito questa frase: “un’immagine vale più di mille parole”. E ammetto di averla condivisa spesso. La potenza dell’immagine, specialmente in quest’era digitale, pare che sia indiscutibile. Ecco un caso mirabile.

Questa illustrazione, pubblicata da www.impariamoitaliano.com, me la sono vista passare su Facebook. Che dire? Complimenti. Eloquenza allo stato puro.

Tuttavia, in certi casi, mille parole valgono più di un’immagine, anche perché non sempre esistono immagini adeguate per sostituirle. Questo brano è un esempio che trovo altrettanto mirabile.

“I processi comportamentali possono verificarsi con una velocità maggiore di quanto di norma si pensi. In diecimila anni gli esseri umani sono passati dalla caccia all’agricoltura al ciberspazio. Il comportamento procede a tutta velocità, e potrebbe rivelare una incapacità di adattamento. Nessuno lo sa. Anche se io personalmente ritengo che il ciberspazio rappresenti la fine della nostra specie.”
“E perché?”
“Perché implica la fine dell’innovazione”, spiegò Malcolm. “Quest’idea di un mondo interamente cablato significa morte di massa. Tutti i biologi sanno che piccoli gruppi in isolamento si evolvono rapidamente. Metti mille uccelli su un’isola in mezzo all’oceano e la loro evoluzione sarà rapida. Ne metti diecimila su un continente e l’evoluzione rallenta. Ora, nella nostra specie l’evoluzione si verifica soprattutto attraverso il comportamento. Per adattarci noi lo mutiamo. E, come tutti sanno, l’innovazione si verifica solo in gruppi ristretti. Se hai una commissione formata da tre persone, forse qualcosa si riesce a fare. Con dieci, diventa più difficile. Con trenta, tutto si blocca. Con trenta milioni, diventa impossibile. Questo è l’effetto dei mass media: far sì che nulla succeda. I mass media soffocano la diversità. Rendono uguali tutti i posti, da Bangkok a Tokyo a Londra. C’è un McDonald’s in un angolo, un Benetton in un altro, un Gap all’altro lato della strada. Le diversità regionali spariscono. Tutte le differenze si annullano. In un mondo dominato dai mass media, tutto viene a scarseggiare, tranne i dieci libri, i dieci dischi più venduti, i film più visti e le idee più correnti. […] Tutto si bloccherà. Tutti penseranno le stesse cose nello stesso momento. L’uniformità globale.”

Tratto da IL MONDO PERDUTO, di Michael Crichton

 

Per la cronaca, il brano proposto è composto da circa 250 parole. Quindi molto meno di mille: addirittura un quarto. È uno scampolo di dialogo che ho trovato molto avvincente e che mi ha fatto riflettere. Uno come tanti, si direbbe, che ognuno può trovare leggendo. E anche uno dei tanti dove l’immagine, rispetto alle parole, a stento riuscirebbe ad avere una resa migliore per recare il medesimo messaggio. Forse l’arte cinematografica potrebbe competere, mettendo però insieme più immagini (in movimento) in un montaggio sapiente.

Per ironia della sorte, la trasposizione cinematografica di questo romanzo ha seguito ben altri percorsi, preferendo gli effetti speciali. In questo caso specifico, non ricordo nemmeno se questa conversazione presente nel romanzo sia stata riportata in un dialogo tra i personaggi. Ma anche se ciò fosse accaduto, non ha avuto il peso che merita perché il film ha preso ben poco dal romanzo (basti pensare che l’intero secondo tempo è totalmente inventato).

Il mondo perduto è quindi uno di quei casi dove le parole valgono molto più delle immagini, dove il romanzo si è rivelato molto più valido del relativo film.
Parere personale, ovviamente.

7 commenti su “Mille parole

  1. Soldati

    Si sta come
    d’autunno
    sugli alberi
    le foglie

    Queste sono dieci parole che valgono più di mille discorsi o immagini sulla guerra.

    Quelle di Crichton mi confermano invece quanto sia lontano il mio modo di intendere la scrittura, e anche la lettura, da quello che piace al pubblico. Hai riportato un brano scadente, improponibile in un film. Straordinario è il capovolgimento dei giudizi:

    “In un mondo dominato dai mass media, tutto viene a scarseggiare, tranne i dieci libri, i dieci dischi più venduti, i film più visti e le idee più correnti. […] Tutto si bloccherà. Tutti penseranno le stesse cose nello stesso momento. L’uniformità globale.”

    Crichton è proprio uno dei tipici scrittori da best seller, incluso nei dieci libri all’anno da far leggere a tutti, da cui trarre uno dei dieci film da far vedere a tutti. Il tipico prodotto da mass media.

    Quindi hai ragione sul concetto, ma per favore cambia almeno l’esempio…

    Mi dispiace che siamo sempre agli opposti. Ma questo è il bello dei blog! 🙂

    1. Ognuno ha i suoi esempi: ho appunto concluso dicendo che il mio è un parere personale. 😉

      Il brano può essere scadente o mirabile, non è questo il punto. Io ricordo che quando l’ho letto mi ha dato molto da pensare, soprattutto quella frase che tu stesso hai virgolettato, quella che cita i dieci libri e i dieci film. Altri l’avranno letta meccanicamente, ogni lettore è a sé.

      Un messaggio del genere lo trovo espresso molto meglio a parole che a immagini. Questo è quello che intendevo, forse maldestramente, dire. Poi di esempi (e brani) migliori ce ne saranno a migliaia.

      A me non dispiace che siamo sempre agli opposti, anzi: è proprio questo il bello dei blog.
      E poi: davvero “sempre” ? Da parte mia, no. 😀

      1. La stessa domanda che ti sei posto per iscritto tu me l’ero posta nei giorni scorsi anch’io. Il libro è più ricco di immaginazione, sfumature e idee di qualsiasi altro mezzo di diffusione di contenuti. La vignetta che hai scelto è emblematica (però ci si serve di un’immagine per fare comprendere l’importanza dei libri, quanti paradossi). Ma non tutti i libri determinano questa superiorità. Numerosi sono anche i casi di prodotti video più ricchi dei libri.

        1. Concordo. A volte rende meglio l’immagine, altre volte la parola. La vignetta la trovo doppiamente paradossale: ci si serve di una immagine per sottolineare l’importanza delle parole e l’immaginazione che possono far scaturire. Ma, almeno in questo caso, tale concetto è espresso in modo più diretto e immediato… proprio con una immagine.

          Oppure sono solo io a non sapere come esprimerlo meglio a parole.

  2. Devo dire che il dialogo di Crichton mi lascia perplesso. Credo sia vero che la massificazione distrugge l’evoluzione, ma soltanto perchè crea solitudine, infiniti mondi umani che non comunicano realmente ma che anzi assistono passivamente allo scorrere della vita. La comunicazione, quella vera, è tra uomo e uomo, tra gruppi che interagiscono, o si scontrano, con altri gruppi. Per il resto, trovo interessantissimo l’assunto da cui parti. L’immagine è vitale, è espressione pura, sublimazione, La parola definisce l’uomo e la sua capacità di articolare pensieri complessi. Una cosa non esclude l’altra, è vero, ma trovo che essere passati dalle immagini rupestri ai sonetti di Shakespeare sia stato un bel passo avanti. Trovo che l’arte grafica, la pittura, lo stesso rinascimento, sia riuscito a imprimere forza e slancio intellettivo proprio perché alle sue spalle ha avuto secoli di cultura e parola scritta. La necessità di interpretare a parole i fenomeni è imprescindibile, il desiderio di esprimere per iscritto o verbalmente i sentimenti o le emozioni è vitale. Con questo non identifico le immagini come suddite della parola, ma senz’altro le assimilo a una delle tante forme di linguaggio che necessitano di una mediazione culturale. Opinione personalissima e ovviamente opinabile.

    1. Io penso che la diversità sia ricchezza. Quindi trovo condivisibile quanto espresso nel dialogo. Come esprimere, poi, un tale concetto con un’immagine davvero non saprei. Ma convengo sul fatto che potrebbe essere benissimo un limite mio.
      Resta il fatto, credo, che in alcuni contesti il veicolo migliore è l’immagine, in altri la parola.

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