Trovo spesso in rete articoli interessanti sulle statistiche di lettura degli italiani. Articoli più o meno attendibili, a volte scritti con cognizione e perizia, altre volte un po’ meno. Cosa potrei aggiungere io? Altri numeri? Altre riflessioni?
Credo di no. Le discussioni che ne scaturiscono, come ad esempio questa comparsa di recente sul blog di Marina, sono piuttosto esaustive. E naturalmente interessanti.

Potrei solo aggiungere altre domande, altri dubbi. Abbozzare tentativi di risposta e magari qualche riflessione spiccia. Insomma non posso aggiungere altro che personali postille forse futili ma che, almeno a me, a volte mi fanno riflettere.
Oltre a chiedersi QUANTO legge l’italiano medio-mediocre, mi pongo anche i seguenti quesiti.

COSA legge l’italiano medio-mediocre?

Perché, diciamocelo, l’italiano medio-mediocre forse leggerà poco-niente (ed è tutto da vedere). Ma qualcosa legge.
Non potrei rispondere a questa prima domanda perché non ne ho le competenze, né la capacità di analizzare eventuali statistiche, anche se non sono un amante sfegatato delle statistiche. In fondo, coi numeri si può dire tutto e il contrario di tutto.

Tuttavia vorrei condividere un curioso giochetto che non sarà certo un esempio di attendibilità assoluta in termini statistici ma quantomeno è una spia di segnalazione degna di nota per una qualche riflessione. Negli ultimi mesi il sito del Corriere della Sera ha abilitato un meccanismo che si attiva quando si sta per abbandonare la pagina web su cui ci si trova.
Questo meccanismo è semplice: si arriva sulla home page, la si scorre per qualche minuto leggendo titoli qua e là e poi (senza cliccare nulla) si sposta il mouse al di fuori del browser di navigazione e… puff! Ecco che compare una finestrella che elenca niente meno che… gli articoli più letti.

Come detto, non è dato sapere se si tratta degli articoli effettivamente più letti o se semplicemente sono link proposti in base a determinati calcoli di metrica di lettura più o meno attendibili, atti a spingere certi articoli anziché altri. Però, se si dovesse propendere per la prima ipotesi (che credo più plausibile), basta ripetere il giochino per un po’ di volte, anche in giorni diversi, per avere un’idea, seppur vaga, degli argomenti che più interessano agli italiani, almeno stando al sito di uno dei quotidiani più letti in Italia.

E’ chiaro che la lettura di un articolo non può essere paragonata alla lettura di narrativa. Però è lecito pensare che se l’italiano medio-mediocre è più interessato al grande fratello, al calcio o al divorzio della star di turno, mi viene difficile immaginarlo vagante tra gli scaffali di una libreria. E anche se ci andasse, lo vedrei più interessato alla biografia di Fedez o Ibra, anziché a letture un filino più impegnative.

COME legge l’italiano medio-mediocre?

Questa è una domanda sottile la cui pseudo-risposta (che segue) è altamente opinabile e, credo, poco condivisibile. L’italiano medio-mediocre, che pare leggere poco-niente, come se non bastasse, lo fa senza la giusta attenzione. Faccio un esempio pratico. Ho partecipato all’organizzazione di una gita nella mia parrocchia. Modulo di iscrizione distribuito ai genitori dei ragazzi con poche richieste di informazioni da compilare (nome e cognome del ragazzino, nome e cognome di mamma e papà, recapito telefonico, indirizzo e-mail e così via). Un foglio A4: niente più, niente meno.
Bene: di 150 moduli raccolti un buon 30 percento erano compilati male con nome e cognome del genitore nella casella in cui ci andavano quelli del figlio e viceversa. Oppure telefono segnato sotto la firma, con casella apposita del tutto ignorata.
Anche in questo caso, non è assolutamente paragonabile la “lettura” di un modulo da compilare con la lettura di un testo di narrativa (o anche solo di un articolo di giornale). Ma mi son sempre chiesto: questa gente (adulta, quindi scolarizzata) che livello di comprensione può avere di un testo se non pone attenzione nemmeno per capire banali paginette da compilare?

Quindi tutta colpa dell’italiano medio-mediocre?

… Che legge poco, male e solo frivolezze? Ma anche no. Qualche colpa ce l’ha anche chi sta dall’altra parte. Tornando all’esempio dei quotidiani, ho notato un fenomeno che si presenta saltuariamente e che definirei, forse maldestramente, come “fenomeno di affinità”. Cerco di spiegarmi: quando accade un certo fatto, ecco che nel periodo immediatamente seguente, fatti simili sembrano susseguirsi con insolita frequenza.
Un esempio pratico, piuttosto recente: qualche mese fa un camionista era entrato in contromano non ricordo più in quale autostrada. Un fatto come tanti. Ecco che nei giorni successivi, altri fatti simili di gente che prendeva contromano una certa strada si verificavano uno dopo l’altro. Ho come l’impressione che chi somministra i contenuti (in questo caso le notizie) lo faccia dando molto peso a ciò che colpisce l’opinione pubblica, assecondando i contesti su cui l’attenzione è già calda. E quindi dà maggiore priorità a fatti simili, nel presunto tentativo di sfruttare l’onda di “notorietà” generato dal fatto iniziale.

Lo stesso fenomeno che succede spesso in libreria, dove le vetrine vengono allestite a seconda della “moda” del momento. Il trono di spade è un successo? Ecco che proliferano titoli con la parola “trono” e “spada”. La ragazza del treno ha fatto il botto? Ecco titoli con la parola darius-tred-blog-retroblog-ragazze-in-libreria“ragazza”, magari messi vicini sugli scaffali nonostante la diversità di genere.

A questo punto sarebbe troppo facile guardare il palinsesto dei vari canali televisivi per criticarne la pochezza culturale. Ma anche qui: è tutta colpa dell’italiano medio-mediocre che, svaccato sul divano, si limita a fare solo zapping? Oppure anche di chi organizza i palinsesti mettendo grandi fratelli in prima serata e cultura in quinta nottata? Eppure, oltre agli alieni di Focus 😀 , ci sarebbero un sacco di trasmissioni interessanti le cui repliche, in termini di interesse e audience, varrebbero tre volte di più del reality di turno.

Forse se si alzasse l’asticella della cultura proposta sui media, si stimolerebbe la curiosità di conoscere il mondo, la voglia di approfondire.

E magari anche la voglia di leggere.

8 thoughts on “Postille medio-mediocri

  1. Anche io leggo con interesse gli articoli che riguardano questo argomento. Continuo a sostenere la tesi che la lettura deve essere favorita e offerta come un canale privilegiato sin da bambini. Purtroppo sembra che ci sia un gusto malsano nel far leggere ai bimbi cose che li annoiano e li allontanano. Poi è dura convincere un adulto formato che leggere è bello, bah. Sino a che la cultura verrà diffusa dall’alto dei pulpiti…
    Attendo con ansia il signor Omero che ci racconti un po’ delle sue storie mentre siamo tutti stravaccati comodi e frementi di aspettativa. Ovviamente astenersi i colti da diporto e gli intellettuali. Solo gente normale che legge e narra di fatti eccezionali.
    Scherzi a parte, credo che la cultura non sia un monolite da adorare, una meta cui ambire, o lo stracazzo che volete voi. Penso che la cultura sia pratica quotidiana, attiene alla conoscenza avanzata come al gioco. Questo Rodari e Calvino lo avevano capito bene.




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    1. La cultura non è un monolite da adorare: concordo in pieno. Detta così, tra l’altro, sembra un qualcosa di molto distante.

      Invece penso che sia un qualcosa che bisogna guadagnarsi piano piano, crescendo, leggendo. Proprio perché ce l’abbiamo a portata di mano. E possiamo farne una pratica quotidiana come dici giustamente tu.




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  2. Beh, se il sondaggio serve per scoprire cosa e come legge l’italiano medio-mediocre (anche “quando”, volendo: durante le sedute in bagno? Nelle pause di lavoro? Mentre aspetta in macchina l’uscita dei figli da scuola?) il calcolo è presto fatto. Ma se serve anche per capire il perché di certa editoria, allora mi metto in guardia chè se la gran parte dei lettori è medio-mediocre c’è seriamente il rischio che in libreria sia il medio- mediocre letterario a trionfare.
    Tutto medio, tutto mediocre.
    Era esattamente questo il senso di quel mio articolo che tu hai citato (grazie!): va dove ti portano mode, interessi e pochezza culturale.




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    1. Il mio in realtà non era proprio un sondaggio: erano solo delle riflessioni sul fatto che sui media (quindi giornali, tv, librerie anche se non sono proprio un media…) in prima battuta vengono proposti contenuti molto poveri. E quindi secondo me non bisogna stupirsi più di tanto se l’italiano medio-mediocre non va a ricercare oltre. Poi è chiaro che in tutti gli ambiti, volendo cercare bene, contenuti interessanti si trovano. Sono le pagine di cultura alla fine dei quotidiani, i libri negli scaffali più nascosti delle librerie e i programmi televisivi proposti in seconda o terza serata. Però ci arriva l’italiano più curioso, l’italiano medio-mediocre ha bisogno di essere continuamente stimolato.




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  3. E’ più facile tenere a bada un popolo di analfabeti funzionali, che un popolo di persone abituate a cercare altre verità, a farsi molte più domande e mettere in discussione il sistema stesso. Ergo, l’italiano medio-mediocre è coltivato da italiano medio-mediocre. Dall’altra parte, sia fisicamente sia psicologicamente, è più facile accettare una verità calata dall’alto che scoprire che non è la verità e che difficilmente potrai mai fare nulla per cambiarla. Quindi c’è anche chi ci prova, e decide di tornare indietro. L’ignorante vive felice.
    Poi c’è un altro aspetto, prettamente culturale: la spocchia di certa parte intellettuale, persone il cui status symbol non è possedere le cose, ma possedere la cultura. Se tutti leggessero, e ci fosse meno italiani medi-mediocri in giro e più italiani forti lettori, queste persone vedrebbero assottigliarsi la loro superiorità. Di conseguenza, lavorano per mantenere la forbice elevata e il proprio status.




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    1. Spero che gli alieni di Focus abbiano qualcosa di meglio da fare. Dopotutto, su questo pianeta roccioso, ci sono un sacco di forme di vita più intelligenti e più interessanti da osservare… 😛




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