Oggi scrivo questo post più o meno inutile. Sappiatelo: siete ancora in tempo per navigare altrove.
Se qualcuno lo dovesse leggere avrà l’occasione di annotarlo allegramente nella sua personale lista intitolata “Cose di cui non me ne frega un [BIP]”. Infatti questo post lo scrivo più per me stesso che per altro. A mia futura memoria. E a testimonianza di ciò, non lo promuoverò sui miei canali social. Lascio che venga trovato solo da chi vorrà cercare, e cercare bene. Del resto lo dice anche il proverbio: chi cerca trova.

Dunque l’antefatto è brevissimo: in passato mi sono servito di una piattaforma di self-publishing. Che poi ho mollato senza pietà. L’ho mollata per una serie di episodi che non mi dilungo a elencare: basti solo sapere che tale serie era piuttosto lunga.

Tuttavia sono rimasto iscritto alla newsletter e devo ammettere che ogni tanto (ma proprio ogni tanto) qualche notizia interessante arriva, anche se la principale funzione di questa newsletter per me è puramente (e cinicamente) terapeutica: serve a ricordarmi il pressapochismo della piattaforma 😀 .

Dunque, tornando a noi, nell’ultima e-mail vedo un link a un articolo con suggerimenti per la distribuzione della tua opera. Interessante. Devo riconoscere l’enorme passo avanti che è stato fatto verso l’onestà intellettuale. E’ riassunto in questo passaggio.

“[La piattaforma, ndr] ogni anno e per un breve periodo in prossimità del Natale interrompe la vendita diretta su Amazon poiché i tempi di fornitura di Amazon non rendono possibile il mantenimento degli standard richiesti.”

Bravi, finalmente lo dicono a chiare lettere. Eh, sì. Perché qualche anno fa questo trascurabilissimo dettaglio non era proprio scritto esplicitamente sul loro portale. Ai miei tempi il “breve periodo” era durato pressapoco dal 15/20 dicembre al 10/15 gennaio. Non ricordo con precisione.
Ma a che serve essere precisi? E’ un breve periodo, giorno più, giorno meno. Non facciamoci distrarre dal fatto che è il periodo più strategico per la vendita dei libri. Queste sono quisquilie.

A questo punto si potrebbe dire che abbia scritto questo post sull’onda del risentimento e che mi stia vendicando in qualche modo del pressapochismo subito evidenziando oltre modo quelle che in realtà sono delle sottigliezze. Potrebbe anche essere: ma, se così fosse, allora metterei nomi e link e diffonderei il mio post su tutti i social. Quindi no: non sono vendicativo 😀 .

Se siete arrivati a leggere fino a qua, ora arriva la parte divertente. Nello stesso articolo leggo anche questo passaggio:

“Con la distribuzione globale il tuo libro sarà venduto fuori dall’Italia per raggiungere i 200 milioni di italiani sparsi nel mondo. Potrai attivare il servizio di distribuzione globale dal tuo profilo autore.”

darius-tred-retro-blog-post-duecento-milioni

Duecento milioni?! Accidenti! Duecento milioni di italiani nel mondo. Ma non sarà un tantino esagerato come numero?
Dopo aver letto velocemente uno qualsiasi dei link più sotto (ho preso solo i primi 3 dopo aver cercato in rete), direi che più o meno sì, hanno un filino esagerato. Oggi gli italiani nel mondo (cioè quelli che abitano fuori dall’Italia, che hanno la cittadinanza italiana e che parlano italiano madrelingua) sono circa 4,6 milioni. Un pochino meno di 200 milioni.

http://www.emigrati.it/Emigrazione/DatiStatItalMondo.asp
http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/10/06/rapporto-migrantes-2015-oltre-46-milioni-di-italiani-allestero-germania-e-regno-unito-le-mete-principali/2099060/
https://it.wikipedia.org/wiki/Anagrafe_degli_italiani_residenti_all%27estero

Ma tranquilli: a parte questi dettagli (e molti altri in fase di pubblicazione, distribuzione, controllo, promozione social… ma sono solo dettagli, cosa li elenco a fare?) la piattaforma è “affidabile”.

Pressapoco.

8 thoughts on “Pressapoco duecento milioni

    1. Mah! Guarda, tenendo conto anche dell’effetto “conigliera” le stime più generose parlano di 60/70 milioni di italiani nel mondo. Ma qui stiamo contando anche i figli e i nipoti degli italiani andati all’estero un paio di generazioni fa, cioè persone che non hanno cittadinanza italiana, non parlano italiano e anche se lo “parlicchiassero”, sicuramente non leggono in italiano… Quindi, pur essendo una stima altamente spannometrica, siamo ben lontani dai 200 milioni… 🙂




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  1. Grazie. Per te sarà anche un articolo inutile, io lo trovo interessante. Sono quelle pulci che non si fanno mai, invece proprio nel self publishing queste cose dovrebbero saltare fuori, non avendo una CE si deve puntare alla qualità…e uno stampatore che non sa nemmeno cosa scrive non è certo indice di qualità.
    Sulla questione libri a Natale, non sono “i tempi di fornitura di Amazon” il problema, quanto piuttosto gli accordi tra la piattaforma ed Amazon stesso. Se guardo su Createspace, alla voce Shipping rates si vede che per l’Italia lo standard è 32 giorni ma il priority di soli 2 giorni. Ergo, proprio a Natale, dovrebbero organizzarsi con soli priority.
    Sui 200 milioni di italiani all’estero…ma prima di scrivere una castronata del genere, controllare no?? Se questa è la cura per il proprio stesso blog (ho ritrovato la pagina originale 😉 ) come tratteranno il resto del business?




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    1. Sono contento che questo mio post sia stato di tuo interesse. Di pulci ce ne sarebbero molte, ma alla fine il nocciolo della questione è proprio questo: la dubbia qualità.
      Con il passare del tempo mi sono fatto l’idea che questo portale di self sia una specie di EAP ben camuffata dietro alla quale si nascondono vari freelance per ogni aspetto della pubblicazione, visto che molti servizi sono a pagamento…




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  2. E tu hai mollato senza pietà questa piattaforma, non approfittando della preziosissima opportunità offerta?
    Ma sei un pazzo!




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