Il caso ha voluto farmi imbattere, di recente, in alcuni post altrui dedicati all’incipit. Ho avuto modo di leggere alcune considerazioni che mi hanno lasciato davvero perplesso. Ovviamente parlo da lettore. Al di là delle singole considerazioni, che possono essere più o meno condivisibili, ho notato la convenzione diffusa di considerare l’incipit come un elemento determinante per valutare un romanzo, anche se non sono sicuro su quale “misura” venga fatta tale valutazione: la bellezza? La validità? L’originalità? Lo stile?

Insomma l’incipit, assieme a titolo, sinossi, copertina è uno degli elementi considerati decisivi per la valutazione di un romanzo.

Ora

Se l’incipit viene “usato” da un lettore per decidere quale libro acquistare mentre sta pascolando tra gli scaffali di una libreria, mi sta bene. Io stesso ne faccio “uso”: valuto il titolo, leggo la sinossi e se l’interesse mi resta vivo, sbircio l’incipit. Ma non solo: mi piace anche aprire pagine a caso per vedere come vengono esposti i dialoghi, che linguaggio viene usato e così via, nella (non sempre) vana speranza di inquadrare subito lo stile.

Se però l’incipit viene “usato” per valutare un intero romanzo, per dire “ok, ci siamo” oppure “non ci siamo” richiudendo il libro, francamente la considero una disonestà intellettuale. Una scappatoia troppo comoda. Da lettore (e sono sicuro di non essere l’unico) ho letto decine di libri il cui incipit prometteva letture piacevoli che poi mi hanno deluso. È successo spesso anche il contrario: incipit inconsistenti, lunghi e poco invitanti sono poi fioriti in letture indimenticabili.
Ovviamente è tutto soggettivo.

Tuttavia spesso mi sono chiesto: l’importanza dell’incipit non ha bisogno di essere seriamente ridimensionata?
In altre parole: quanti romanzi bellissimi ci siamo persi a causa di incipit che ci hanno convinto poco?
Viceversa: quanti romanzi ci siamo sorbiti a causa di incipit mirabili che hanno generato troppo entusiasmo, poi scemato nel resto della lettura?

Ma cos’è veramente l’incipit?

Vista l’importanza che si usa dare all’incipit, trovo sorprendente constatare che non ne esiste nessuna definizione precisa. O meglio: tutti sanno di cosa si tratta, tutti sanno dove comincia. Ma nessuno sa esattamente quando termina. Cos’è l’incipit? La prima frase? Il primo paragrafo? Il primo capitolo?
Tenderei a escludere l’ultima ipotesi: molti romanzi sono costituiti da pochi e lunghissimi capitoli. Mentre altri non sono strutturati in capitoli.

Dunque mi sorge spontanea una domanda (forse fuori luogo): dal momento che non esiste una definizione precisa di incipit, come è possibile basarsi su di esso per effettuare un’adeguata “valutazione” dell’intero romanzo, ovvero una valutazione tale che mi permetta di acquisire una ragionevole certezza sul tipo di narrazione a cui sto andando incontro?
Io potrei valutare un incipit interessante: ma magari lo faccio dopo aver letto i primi tre paragrafi.
Altri, leggendo solo il primo paragrafo, lo possono bocciare.
Il tutto, chiaramente, sempre al netto delle soggettività personali.

Provocazioni

Mi sono dilettato a fare una valutazione empirica dell’incipit. Non credo che sia condivisibile però mi ha dato da pensare. Mi sono chiesto: in percentuale, quanto “pesa” l’incipit sulla lunghezza di un intero romanzo? La domanda non ha senso, perché ho appena osservato che non esiste una lunghezza precisa e unanimemente riconosciuta per l’incipit.

Non ha senso neanche per il fatto che l’incipit non è una questione di lunghezza (non solo) ma dovrebbe essere un concentrato di stile, di anticipazione, di “arte” nel catturar l’attenzione, di “mestiere” nel creare empatia, di verità… Di un sacco di cose. Un sacco di cose che però devono essere “racchiuse” tra la prima parola e l’ennesima del nostro incipit. Quindi ho azzardato una risposta: 1%.

In questo ragionamento strampalato, l’1% è già una stima per eccesso: equivale a considerare il primo paragrafo di un romanzo “lungo” 100 paragrafi (ma sappiamo che uno scritto di 100 paragrafi non è generalmente considerato un romanzo). Oppure equivale a considerare il primo capitolo di un romanzo strutturato in 100 capitoli, ammesso (e non concesso) che si voglia considerare come incipit un intero capitolo.
Ma il valore (discutibile, ne convengo) di 1% serve per comodità al mio ragionamento strampalato 😛 .

Incipit pittorico
Consideriamo di osservare l’1% di un quadro. Questa foto raffigura “l’incipit” di un quadro molto famoso. Non escludo che, pur essendo un estratto piuttosto limitato, sia possibile riconoscere da dove proviene. Ma la domanda non è “indovinate da dove l’ho preso”. Non è nemmeno “vi piace?”. La domanda è: fate una lettura filosofica dell’intero quadro. È chiaro che è impossibile farla.
Concordo con chiunque dica che non si può paragonare un’opera letteraria con un’opera artistica. Ma quando si pretende di valutare un romanzo leggendone solo l’incipit, si fa un’operazione simile a quella che ho provocatoriamente proposto qui.

Incipit scultoreo
E ancora: considerate il seguente dettaglio scultoreo.

È impossibile mostrare l’1% di una statua: quindi ho deciso di abbondare, “spannometricamente” parlando. Quello raffigurato qui sopra, per quanto possa sembrare un dettaglio insignificante, è ben oltre l’1% empiricamente stabilito: si tratta di circa il 10% di una statua alta oltre due metri. Si tratta del dettaglio forse più curioso, più interessante. Se non vi dice nulla è probabile che non siate interessati a vedere il resto dell’opera. Un po’ quello che accade quando si valuta insignificante un romanzo basandosi sul suo incipit. In questo caso (riferito alla statua) si rischia di valutare insignificante una delle maggiori opere scultoree che il mondo ci invidia.

Incipit cinematografico
Considerate il più bel film che avete visto finora. Supponendo una durata media di 2 ore, cioè 120 minuti, il suo “incipit” durerebbe solo 72 secondi, pari all’1% che ci siamo detti. Valutare l’intero film basandosi sul suo incipit, equivarrebbe a stare al cinema poco più di un minuto. Può bastare? No.
Eppure è quello che si fa quando si pretende di valutare un romanzo dal suo incipit…

Incipit calcistico
Prendiamo una partita di calcio. Dura 90 minuti. Il suo “incipit”, pari all’1%, è di 54 secondi. Facciamo pure sessanta secondi, considerando che ci sono sempre i minuti di recupero. Che significa? Significa pretendere di valutare una partita di calcio e capire se sarà avvincente dopo aver guardato solo il primo minuto di gioco. Di recente si è giocato Barcellona-Paris Saint Germain. Il Barcellona doveva vincere almeno 5 a 0 per passare il turno. Un’impresa ritenuta impossibile, alla vigilia. È finita 6 a 1. A chi non mastica di calcio, basti sapere che è stata una partita storica, forse irripetibile.
Il primo gol è stato però segnato al minuto 3, ben oltre l’ “incipit”.
Il secondo gol, dei cinque necessari, addirittura al minuto 40. Ma con ogni probabilità ce lo saremmo perso perché avremmo cambiato canale da tempo, ritenendo la partita inconsistente.
Almeno questo è quello che sarebbe successo se l’avessimo valutata come quando valutiamo un romanzo basandoci sul suo incipit…

Potrei così andare avanti, ma rischierei di andare molto fuori tema, considerando che già con l’incipit calcistico mi sono concesso una gran frivolezza di basso profilo intellettuale 😀 .

E a tutti coloro che lo tengono in grande considerazione

Questo doveva essere il sottotitolo al post: ma non avevo una voce “sottotitolo” per inserirlo 🙂 . Quindi il titolo del post sarebbe: Processo semiserio all’incipit e a tutti coloro che lo tengono in grande considerazione. Decisamente un po’ lunghetto. Ma rende l’idea su quel che volevo dire. Che non sono esattamente le allegre provocazioni che ho esposto (è questo il senso della parola “semiserio” contenuto nel titolo del post) ma il fatto che l’incipit secondo me deve stare un gradino sotto nella valutazione di un romanzo. Intendo dire un gradino sotto a titolo, sinossi e copertina. Giù dal podio, insomma. E indietro due passi.

Il fattore Tempo

Le provocazioni che ho voluto esporre per suscitare curiosità, disappunto e, perché no, ironica ilarità hanno però un denominatore comune: il fattore tempo. Quanto impieghiamo ad apprezzare o meno un quadro o una scultura? Qualche minuto, qualche ora se siamo critici sopraffini. Quanto tempo dobbiamo dedicare per vedere un film? Mediamente due ore. E per una partita di calcio? Di solito meno di due ore.
In tutti i casi stiamo parlando di pochissimo tempo, almeno rispetto a quello che occorre per leggere un romanzo. Infatti una lettura, in media, ci impiega almeno qualche giorno, a volte qualche settimana.

Vediamo un bruttissimo quadro? Una scultura inguardabile? Un film spazzatura? Una partita noiosa? Ci capita spesso ma tutto sommato ci “costa” poco: sprechiamo pochissimo tempo.

Per un romanzo è diverso: è quindi il fattore tempo che ci spinge a dare maggiore peso all’incipit?

Se avessimo davvero timore di perdere troppi giorni a leggere un romanzo, allora, a maggior ragione, dovremmo guardare ben oltre l’incipit. Dovremmo guardare anche uno scampolo di dialogo, due o tre brani presi a caso, la descrizione di un personaggio, la fine di un capitolo e l’inizio di quello immediatamente successivo. L’unica cosa che personalmente non guarderei mai e poi mai è la parte finale, quella che viene definita con il termine “explicit”. Non la guarderei solo per il timore di bruciarmi il finale.

Post Post Scriptum

Penso che la lettura sia un esercizio di pazienza e di onestà intellettuale, oltre che di piacere, s’intende. Bisogna sempre andare avanti a leggere perché diciamocelo, al di là della lunghezza aurea che crediamo di poter conferire all’incipit, quest’ultimo potrebbe tranquillamente non essere la parte migliore del romanzo.

17 commenti su “Processo semiserio all’incipit

  1. Post da applauso. 🙂
    L’incipit è stato introdotto dagli editori, che non potendosi permettere la lettura completa di tutti i manoscritti che gli arrivano hanno ben pensato di basare un giudizio sommario sulle prime righe/paragrafi. Del resto: titolo, sinossi e copertina le decidono loro quando intendono pubblicare, quel che gli resta da valutare è l’opera stessa. Il lettore, quello basico, poco evoluto, quello che fa massa (e introiti) guarda invece copertina-titolo-fascetta, quarta di copertina. Poi in una libreria fisica, effettua un controllo campione (è pure scomodo tenere in mano il libro aperto in prima pagina, è più facile caschi a metà), in una libreria digitale legge le opinioni precedenti e, se proprio proprio, l’estratto gratuito.
    PS. L’incipit cinematografico è in realtà il trailer, ma anche in quel caso sono scene prese a campione, saggiamente montate, fino al conflitto della storia. 😉

    1. Grazie cara per l’applauso :-P.

      Hai colto alla grande quello che volevo dire tra le righe quando ho preso in considerazione il fattore tempo. Sono proprio gli editor (con o senza “i” finale) che danno grande importanza all’incipit. E lo fanno più per mancanza di tempo.

      Sarei anche disposto a credere che un editor di professione, proprio perché di professione, sia in grado di valutare l’intero romanzo solo leggendone l’incipit. Chissà quali sono i segreti di quest’arte mirabile. Non mi è concesso saperlo, dato che non sono un editor. Però qualcosa non mi torna: in virtù di questa “arcana sapienza”, in libreria dovrei trovare solo capolavori così da poter acquistare sempre libri a occhi chiusi. O sbaglio? 😀

      P.S.: Ho pensato al trailer ma, come dici giustamente tu, non può essere considerato l'”incipit” del film. Lo sarebbe se si limitasse alla parte iniziale, ma non accade mai visto che viene composto con scene clou e tecniche di “vedo-non vedo” per creare aspettativa.

  2. A me pare che regni molta confusione.
    Innanzitutto un trailer non è un incipit, semmai una quarta (e infatti si interrompe allo sbocciare del conflitto: l’hai detto tu, Barbara). Le scene non sono certo prese “a campione” (che senso avrebbe?) ma studiate per ricreare un aggancio che porti lo spettatore al cinema; che poi siano (spesso, a volte, ecc) studiate male, questo esula dal nostro problema.
    Quanto al post, è scorretto intellettualmente paragonare arti spaziali (quadri, opere) con arti temporali (libri, film, musica): rispondono a meccaniche molto diverse e pertanto non ha senso paragonarle. Non più che zucchine e cavalli, voglio dire.
    Rimaniamo nell’ambito delle arti temporali e discutiamo di incipit. Quanto debba essere lungo non lo so; se fossi una donna ti risponderei: abbastanza, ma è più importante che funzioni. 😉
    Tu dici che è inutile e/o troppo corto, eppure sono sicuro che molte volte davanti alla tv hai fatto zapping dopo trenta secondi di telefilm, avendo deciso che ti fa schifo. O che, alla radio, ti sono bastati pochi secondi per decidere che una canzone (o persino una trasmissione) non fa per te. Non è così?
    L’incipit è l’ingresso in scena della storia e serve davvero poco per decidere se valga oppure no la pena di ascoltarla fino in fondo. Se l’incipit non ci cattura è perché, per il lettore che siamo, contiene degli errori: è possibile che il prosieguo ne sarà scevro, ma è probabile?
    Poi è chiaro che esistono incipit belli di libri brutti, incipit brutti di libri belli e tutte le varie combinazioni del caso. È chiaro anche che non esiste l’incipit che piaccia a tutti. Altrimenti ci sarebbe un solo libro, là fuori. Scritto e concluso da varie migliaia di anni.

    1. “L’incipit cinematografico è in realtà il trailer” non è uguale a scrivere “L’incipit cinematografico è il trailer”.
      “In realtà” voleva sottolineare che l’utente basico anche del cinema decide il film per titolo, locandina, trailer e sentito dire. Che una volta che hai già pagato 9 euro di biglietto è un po’ difficile che te ne alzi e vai sbattendo la porta. Ne puoi vedere i primi 5 minuti di film senza aver pagato il biglietto. 🙂
      Le scene del trailer sono prese a campione dal film, tenendo conto che il “campionamento” non è sempre e solo casuale, come pensano i più. In statistica soprattutto il campionamento è ragionato, perché deve coprire tutte le variabili che compongono la popolazione assoluta (e quando non lo fa, c’è l’errore di campionamento). Nel caso del trailer, il campionamento è ragionato quanto la quarta di copertina, è vero, solo che è fatto di spezzoni di film, raramente è originale.
      Sullo zapping: dal momento che nemmeno le guide tv digitali riescono mai a sintonizzarmi in tempo per l’inizio (se non che ho già deciso di guardarlo), becco sempre 30 secondi nel mezzo, difficilmente l’incipit.
      Resta il fatto che il termine stesso “incipit” è usato da chi scrive.
      Ferma uno per strada e chiedigli qual è l’ultimo incipit che ha letto….. distante dalla facoltà di Lettere, ecco. 😉

    2. Mi piacciono molto le tue considerazioni. E mi trovo d’accordo.
      Quanto deve essere lungo l’incipit? Abbastanza, l’importante è che funzioni (ho riso mezz’ora sulla tua battuta 😀 …)

      Ma deve funzionare per cosa? Per suscitare l’interesse, per favorire l’ingresso in scena, come dici tu.
      Ma non per valutare l’intera scena, l’intera opera teatrale, il suo messaggio.
      Che è quello che ammetto di fare io quando sono in libreria: un “uso” circoscritto dell’incipit per decidere se acquistare o meno. Lì l’incipit ben congegnato deve funzionare per catturare la mia attenzione di lettore.

      Non mi pare di aver detto che l’incipit sia inutile. Ho solo sostenuto che pretendere di valutare un’intera opera basandosi solo sull’incipit è una forzatura, un’illusione bella e buona (indipendentemente che la faccia il lettore in libreria, l’editor, l’agente letterario o chiunque altro).

      Per il resto, che sia scorretto paragonare le arti concordo: infatti le mie sono provocazioni, sorrette per di più da un ragionamento strampalato, l’ho scritto chiaro. 😀

      In merito ai trailer cinematografici, forse nel senso comune del termine “campione” è una parola infelice: naturalmente non lo intendevo nel senso di “prendere scene a caso”. Nel senso più statistico del termine credo che abbia già detto tutto Barbara… 😀

  3. Il fatto che la lettura obblighi alla sequenzialità dà inevitabilmente importanza all’incipit. L’unica similitudine che secondo me sta in piedi è il pilot di una serie tv. Ora che ho netflix ho guardato molte prime puntate di serie che non ho continuato perché il tempo è poco e quello che ho visto non mi ha convinto. Questo mi dice che, comunque, l’incipit è importante. Scegliere bisogna pur scegliere, perché il tempo non è infinito e i libri tanti e l’incipit è la cosa più ovvia, magari banale, per prendere contatto con una storia e vedere se la scintilla scatta. Lo facciamo noi, lo fanno gli editori e funziona così da sempre. Non per niente il pezzo che molti conoscono a memoria dell’Iliade, magari in traduzione, è il proemio. Persino Omero sapeva che chi ben comincia è a metà dell’opera.

    1. Interessante la tua osservazione sulla sequenzialità. Caratterizza anche l’opera cinematografica, la serie tv.
      Però l’obbligo della sequenzialità emerge nel momento della fruizione: se decidiamo di leggere un libro, di vedere un film o una serie tv dobbiamo per forza di cose partire dall’inizio e procedere con ordine.

      Ma nel momento in cui dobbiamo decidere se intraprendere o meno una lettura, il libro, diversamente dal film o dalla serie tv, si presta molto meglio o comunque in modo più immediato alla valutazione “intermedia”: in altre parole, è molto facile aprire il libro a caso per sbirciare brani, dialoghi, struttura dei capitoli, stile di scrittura. Tutte cose che non puoi fare con un film.
      Trovo quindi più facile farsi un’idea andando molto al di là del solo incipit.

      E stiamo parlando solo del capire, come lettore, se un’opera ci può catturare, intrigare, convincere.
      Non della valutazione (in toto) della stessa.
      Per valutarla bisogna leggerla, almeno in gran parte, non certo limitandosi al solo incipit.

  4. Simpatiche le provocazioni, ma strampalate come dici tu è lo stesso di fuorvianti, come dico io?
    Sono fuorvianti perché non scegli di vedere la statua a metà, né di godere della vista di un quadro per un quarto: sono opere visive e sono davanti agli occhi nella loro interezza e nella stessa unità spazio-temporale. È un’altra cosa. E la partita di calcio, perdonami, quella gliel’hai proprio voluta infilare perché sei un tifoso sfegatato, ammettilo! 😄, perché la partita di calcio non è predeterminata, va a seconda di come si muovono i giocatori, segue un flusso aleatorio, come fai a stabilire in due minuti se sarà una buona partita? Ma non lo saprai mai perché può andare in qualunque modo.
    Un libro, un’opera letteraria non è in divenire, già “è” e non la “vedi”, devi scoprirla.
    È come fai a scoprirla? Verificando che sia abbastanza invogliante da indurti a dire “okay, voglio leggerla tutta”: uno degli elementi per fare questa valutazione è l’incipit, al quale dai tu, lettore, una lunghezza adeguata: io stabilisco che almeno un capitolo vada letto, tu puoi avere bisogno di dieci righe; gli editori seri dovrebbero concedere una possibilità di almeno trenta righe (anche se, certe volte, basta una frase per dire tutto). E i film? La sera ci provo a capire se un film merita il mio tempo almeno finché non mi viene sonno e lo capisco subito, credimi, perché so di cosa ho bisogno per incuriosirmi. Un trailer è un messaggio promozionale: se fatto bene, anche il più noioso dei film sembra eccezionale (quanti bidoni beccati a causa dei trailers.)
    Il tuo articolo ha avuto un buon incipit, per esempio, infatti l’ho letto tutto! 😜

    1. Strampalate o fuorvianti che siano, trovo che però hai tratto le mie stesse conclusioni 🙂 : un quadro, una scultura vanno apprezzate nella loro interezza. Non puoi farlo guardando solo una minima parte. Era proprio questo l’intento della mia provocazione.

      Come ho già avuto modo di esporre, io ritengo che l’incipit debba servire “solo” a invogliare. Dici bene quando scrivi che l’incipit deve essere “uno degli elementi”. Equivale a quello che dico io: non deve essere l’unico.
      Non si può pretendere di poter valutare un’opera basandosi solo su di esso.

      Vorrei tanto poter avere la tua sicurezza nel credere che “gli editori seri” sono in grado di vedere tutto leggendo solo l’incipit. Ma poi mi basta andare in libreria e trovare autori come Pedro Chagas Freitas 😀 (e molti altri come lui) per vedere, non dico vacillare, ma disintegrarsi la mia sicurezza. 😛

  5. Sempre più spesso, al di là dell’incipit, vengono chieste le classiche prime 30 pagine, e la sinossi, per la valutazione, tipo da un agente per decidere se proseguire con la lettura e chiedere quindi l’intero manoscritto. Incipit è davvero poco. Comunque l’editoria è un carrozzone allo sbando. Poi da lettore il discorso è più ampio, la fiducia a un autore già amato ad esempio, e per gli esordi? Non certo l’incipit, che spesso manco leggo.

    1. Eh, sai, anche per gli autori già amati non mi accontento più del solo incipit. Ad esempio mi piace Crichton: considero Jurassic Park, Il mondo perduto, Timeline e Next le sue migliori opere. Ma altre come Preda e Stato di paura, scritte dopo e lette un po’ troppo sulla fiducia, insomma… diciamo che fanno parte di quegli scritti che mi hanno appunto insegnato a non andare mai troppo sulla fiducia anche quando si tratta di autori ben collaudati.

  6. Provocazione divertente 😉
    Io è un po’ che sostengo che l’incipit sia sopravvalutato, il che non vuol dire che non sia importante, ma a volte sembra quasi sia la cosa più importante del romanzo, che se sbagli quello sei tagliato fuori.
    Certo da lettore, quando scelgo un libro, a volte (ma non sempre) leggo le prime righe. Non mi aspetto che mi catturino subito, eh, solo voglio vedere come scrive l’autore se non lo conosco. Ma non è mai l’incipit a farmi scegliere un libro, semmai a farmi desistere se sono poco convinto.
    Devo però dire per esperienza nella lettura di manoscritti che se un autore parte male, se le prime pagine sono sciatte, se ci sono 5 refusi nelle prime 2 righe (esempio vero), beh, difficilmente si riprende dopo (fin’ora non mi è mai capitato).

    P.S. tornando alla provocazione 😉 però quando parli di quadri ci imbrogli: non siamo mica computer, l’inizio di un quadro non è l’angolo in alto a sinistra 😛
    http://www.logonica.eu/jarbus.html

    1. Bene, quindi possiamo dire di essere d’accordo: tenere in giusta considerazione l’incipit. Quindi non sminuirlo all’eccesso ma nemmeno imperniare su di esso la valutazione dell’intero romanzo.

      È proprio in questo senso che intendo dire “ridimensionare”.

      P.S: quanto al quadro, il dettaglio che ho messo non proviene dall’angolo in alto a sinistra. Se avessi preso da quella posizione, avrei dovuto mettere un riquadro praticamente nero 😀
      Link interessante, il tuo. Grazie. 🙂

      1. Tra l’altro, dimenticavo, non apro mai un libro a caso e leggo una frase a caso e se poi quella frase è: “John era l’assassino”? 😀

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