Divertirsi a scribacchiare storie, racconti o addirittura romanzi nasconde sempre molte insidie.
Oltre a quelle più note (dalle scaramucce notturne con i congiuntivi al più classico blocco dello scrittore, passando per i dubbi di punt.eggiatura, accènti e ap’ostrofi fuori posto 😛 ) ultimamente mi sono dovuto misurare con un’insidia più sottile. Non saprei dire nemmeno se ha un nome preciso. Potrei chiamarla noia da rilettura? O addirittura sindrome da rilettura?

Di solito si manifesta così: parto da un’idea che mi sembra brillante. Ci costruisco attorno una trama e butto giù lo scritto, quasi in scioltezza. E poi comincio a rileggere. Una volta, due volte, tre volte. Correggo refusi qua e là, scopo via un paio di virgole, ricamo, raffino. E poi rileggo ancora. Quattro, cinque, sei. Sette volte. Oltre la decima rilettura l’idea iniziale, pur rimanendo intatta, perde la sua brillantezza. Sbiadisce, quasi si sgonfia.

A questo punto si potrebbe dire che forse l’idea non era poi così brillante, che forse, tutto sommato, era banale.
Eppure è sempre rimasta la stessa, non è mai stata stravolta, perdinci! 😀

È proprio una noia da rilettura. La trovo molto insidiosa perché solo chi scrive vi si imbatte, perché è solo chi scrive che deve leggere decine di volte la stessa storia in un arco di tempo molto ristretto.

Chi legge, invece, legge una volta sola, al massimo due. E comunque la seconda rilettura avverrebbe con ogni probabilità dopo molto tempo. Capita a tutti, credo: osservi la tua libreria di casa alla ricerca di un nuovo libro da leggere e i tuoi occhi si posano su un titolo che ricordi di aver gustato proprio alla grande. Ma il tempo ti ha fatto scordare i dettagli dell’intreccio e le ambientazioni: ricordi solo la trama, le emozioni, le sensazioni. Ed ecco che allora ti decidi per una seconda lettura.

Mi chiedo se il tal romanzo preferito è piaciuto tanto proprio perché lo si è letto solo una o due volte.
Non resta che un modo per scoprirlo: leggerlo e rileggerlo per almeno dieci volte di fila.
Ammesso, e non concesso, che qualche pazzo prenda sul serio la mia proposta semiseria, resta il problema di come misurare in modo tangibile l’entusiasmo al termine di ogni lettura. Non credo sia possibile farlo…
Ma ho come la sensazione che un ipotetico grafico dell’indice di gradimento avrà un andamento al ribasso. Dopo dieci letture consecutive anche il libro più bello ci sembra meno brillante. Persino banale.

Ecco dunque un’altra grande qualità che deve avere il grande Scrittore?

Cioè: deve sì scrivere bene, avere idee originali, intrigare il lettore. Ma soprattutto deve riuscire a spostare l’inesorabile sensazione di banalità della sua storia in modo che si manifesti oltre la decima lettura della sua opera. Esagerato? Mmm, forse sì. Basta solo anche dalla terza rilettura in poi, tanto nessuno leggerebbe lo stesso libro per tre volte di fila nel giro di un mese.

Solo un dettaglio non mi torna: in libreria trovo opere talmente banali e scontate che mi basta leggere solo la quarta di copertina (e solo una volta) per arricciare il naso.
Lasciamo stare on-line dove, specialmente tra i selfari, la banalità pare che regni incontrastata. Qualcuno dice che è un difetto intrinseco del self-publishing. E ne potrei convenire.

Ma in libreria? Perché mi imbatto in storie banali anche in libreria?

Dico: lo scrittore, finché non pubblica, è abbandonato nel suo stesso vortice di letture e riletture. Ma prima di arrivare in libreria le storie, dopo che lo scrittore ha chiuso la sua opera, non dovrebbero passare per il filtro di editor, correttori di bozze, magari traduttori, pubblicitari e non so chi altri?

È mai possibile che nessuno alzi una manina per dire “Ragazzi, questa storia è una m… isera storiella… Ne ho lette a decine così.” 😀 . Ok, ognuno deve fare il proprio mestiere e concentrarsi su quello. Ma lavorano tutti sullo stesso “prodotto” finale, dovrebbe essere nell’interesse di tutti che tale prodotto sia almeno accettabile.

Dunque: lo scrittore è afflitto dalla sindrome da rilettura.
E tutti gli altri dalla sindrome da non-lettura (leggono le parole ma non la storia).
Alla fine, al lettore, con o senza self arrivano spesso storie senza filtro.

14 thoughts on “Sindrome da rilettura

  1. Uhm, la sindrome da rilettura la conosco. Dopo la decima infatti, affido il testo ai beta (ma trovare un beta disposto a leggere un racconto in due giorni è difficilissimo! anche se è un racconto corto). E lì per lì come dici tu, l’idea sembra aver perso lucentezza. Però capita adesso, dopo mesi, che rilegga per caso un racconto e dica: “Questo l’ho scritto io? Però!” 🙂
    Per i miei libri preferiti, non c’è quel decadimento delle emozioni in ogni rilettura. Anzi, ci sono libri che rileggo, che sebbene mi paia di conoscere a memoria, trovo sempre qualche dettaglio che m’era sfuggito. Perché magari nell’emozione della prima lettura, del correre per vedere che succede alla prossima pagina, qualcosa mi sfugge. Un po’ come nei film: alcuni li devi vedere almeno tre volte per cogliere tutti i richiami.
    Sul fatto che in libreria ci siano storie banali… anche qui potrebbe essere molto soggettivo. Per chi non piace il genere rosa, sono tutte storie “lei-lui-amore impossibile-scintille-magia-lieto fine”. Eppure non sono tutte uguali per le lettrici di romance! Lo stesso dicasi per le altre categorie. 🙂




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    1. Bene, quindi la sindrome da rilettura esiste anche per qualcun altro… 🙂

      Quanto a ciò che si trova in libreria sono d’accordo con te. Non sono un lettore da romanzi rosa ma il punto è che io vedo banalità anche nei generi che prediligo. Al tuo “lei-lui-amore impossibile-scintille-magia-lieto fine” potrei contrapporre in scioltezza un “Eroe-missione impossibile-popolo da salvare-bene contro male-battaglia epocale-magia-lieto fine”.

      Oppure “Eroe predestinato-segreto inconfessabile-umanità in pericolo-arrivano i nostri-lieto fine”.




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      1. E cosa vorresti? “fannullone-vado a prendere il latte-popolo in estinzione-chissenefrega-tutti muoiono”? “sfigato prescelto-scoperta clamorosa-scaduti i termini-tutti muoiono”?
        Ho idea che non venderebbero molto… 😀




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  2. Io faccio di peggio ed è per questo che mi areno nel mio stesso disastro: scrivo un capitolo? Il giorno dopo, prima di andare avanti, lo rileggo e già un po’ dell’ispirazione va a farsi benedire dietro alle correzioni che mi vengono spontanee da subito. Volevo allenare la scrittura di getto, scrivere senza curarmi di letture e riletture se non a fine tutto, ma niente, non riesco a riprendere la corsa se prima non ho dato un’occhiata al percorso già fatto. Si potrebbe dire che per ogni passo che avanzo indietreggio di due. E quando mai si arriva, così! La consolazione è che, quando metto il punto definitivo, la storia è già più o meno come la voglio e la revisione non mira a stravolgere la sostanza.

    Storie banali? Possono esserlo tutte, se scritte con il solito schema. Quello che noto, soprattutto nei selfer, è più che la tendenza a non essere originali, quella di imitare la scrittura altrui: storie clonate o con il sapore di quella o quell’altra opera importante.
    Il filtro dovrebbe partire da questo.




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  3. delusione da rilettura? Possibile, ma le idee non tradiscono mai. Ordunque, qual è quest’idea che non ti soddisfa più? Non mi ci ritrovo nelle tue angosce perché in genere estendo sempre il mio lavoro ad altri. la sensazione finale può anche esser quella di un miglioramento, anzi spesso lo è perché non mi reputo un mostro sacro, però sull’originalità non ho mai ritrattato. Per me ogni libro è il prodotto di una serie di menti , la vera autorialità è sempre di molti , anche se sovente sono in pochi a riconoscerlo. Ecco su questi ultimi cade la mia preferenza . Così facendo, pur condividendo lo scetticismo sulla letteratura scelta per noi dagli editori di cartello, credo di appoggiarmi a criteri selettivi solidi che prediligono la moltitudine caotica e scomposta della rete.




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    1. Non c’è un’idea in particolare. Si tratta piuttosto di un meccanismo mentale. Partorita l’idea, ci ruotano attorno alcune dinamiche che sostengono l’intreccio. A furia di ripeterle mentalmente, con letture e riletture molto ravvicinate, perdono lucentezza. Ovviamente si tratta di un’impressione.




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    1. (rinnovo le mie scuse per non aver visto i commenti in tempo utile, finiti nello spam per via della presenza del link).

      La mia non è eccessiva “abbottonatura” sul lavoro. Come dicevo, la sindrome da rilettura di cui ho parlato non è legata a una idea precisa o a una mia opera in particolare ma l’ho tratteggiata come un’insidia che sopraggiunge quando si legge e rilegge la propria storia molte volte nell’arco di pochissimo tempo.

      Potrebbe non essere tanto condivisa, come insidia… e forse magari proprio tu sei uno di quelli che non la provano.

      Quanto al post di Chiara, ti ringrazio per la citazione ma non ho avuto (e non ho tuttora) una precisa opinione da esporre al riguardo.




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