Dunque, dov’ero rimasto? Avevo proposto un gioco aperi(narra)tivo nell’ultimo post. E nel frattempo me ne sono andato al mare per una settimana. Di cosa si trattava, esattamente? Niente di che: ho pensato di anticipare tre incipit tratti dalla mia coda di lettura per vedere che effetto potesse sortire, nelle scelte di lettura, l’avere a disposizione solo l’incipit senza conoscere autore e titolo. Era un gioco senza pretese, del resto siamo in estate… 😛
Di seguito, a fianco di ogni incipit, indico autore, titolo e copertina del romanzo. Per chi desiderasse approfondire ulteriormente, mi permetto di mettere un link che rimanda ad Amazon: cliccando sulle copertine, è possibile leggere anche un estratto.

 

Incipit 1 : Il silenzio degli abissi

Alle prime luci dell’alba si era inerpicato sulle colline lasciandosi alle spalle la piatta distesa di Kingston. Aveva attraversato minuscoli villaggi, con le caratteristiche capanne appollaiate ai lati della strada, poi era sceso giù per vallate dalla lussureggiante vegetazione tropicale, intrise di umidità nella foschia mattutina, e infine era risalito per ritrovare l’aria fredda delle alture che proteggevano la costa settentrionale.
Adesso erano le otto del mattino e stava scendendo di nuovo, a tutta velocità, curvo sulla moto, con il suono del motore nelle orecchie e il vento fra i capelli. Vide in lontananza l’acqua azzurra, le onde che si frangevano contro la barriera corallina interna e gli hotel allineati lungo la spiaggia, solo uno scorcio fuggevole prima di rituffarsi nelle ultime curve del pendio verdeggiante che portava a Ocho Rios.
McGregor odiava Ocho Rios.

 

Incipit 2 : Teutoburgo

Due ragazzi correvano nel bosco.
La luce brillava nei loro capelli a ogni passaggio da ombra a ombra, ogni volta che ritrovavano il sole, barbagli d’oro. Volavano leggeri come il vento che muoveva le fronde degli alberi e come il profumo della resina che passava fra gli abeti giganti. Non avevano esitazioni, non rallentavano in vista di ostacoli, né all’apparizione improvvisa delle grandi creature della foresta. Ogni loro movimento era pura gioia di vivere.
I loro nomi erano Wulf e Armin, nobile la stirpe.
Giunsero in cima al colle dell’eco nello stesso momento in cui il sole illuminava la grande radura.
Armin si fermò: “Ascolta”.
Anche Wulf si fermò: “Che cosa?”
“Il martello, il martello di Thor!”
Wulf tese l’orecchio: si udivano rombi profondi di tuono e a ogni colpo si accompagnava il rumore di acqua scrosciante e la sua eco interminabile.
“Vuoi farmi paura?”
“No. Non ancora.”
“Da dove viene?”
“Da destra, dietro il bosco di querce.”
“Andiamo?”
“Sì, ma con prudenza. Non è il martello di Thor.”
“Che cos’è allora?”

 

Incipit 3 : L’orologiaio di Filigree Street

Nella sala dei telegrafi dell’Home Office si sentiva sempre odore di tè, proveniente da una scatola di Lipton nel cassetto di Nathaniel Steepleton. Prima che l’utilizzo del telegrafo elettrico si diffondesse, il locale era adibito a ripostiglio delle scope. Thaniel aveva sentito dire in più di una occasione che se lo stanzino non veniva ampliato era a causa della persistente sfiducia del ministro degli Interni nei confronti delle invenzioni navali ma, anche se non fosse stato quello il motivo, sta di fatto che gli stanziamenti destinati all’ufficio non si erano mai spinti fino alla sostituzione della moquette originale, alla quale piaceva conservare il fantasma dei vecchi odori. Insieme a quello recente del Lipton di Thaniel si riconoscevano infatti tela di sacco e sale per le pulizie, talvolta persino lucidante per mobili, anche se lì nessuno lucidava niente da anni. Adesso, al posto di scope e spazzoloni, c’erano dodici telegrafi allineati su un lungo tavolo, tre per operatore durante il giorno, ciascuno collegato a un diverso ufficio, all’interno o all’esterno della zona governativa di Whitehall, come riportato sulle rispettive etichette nella scrittura sottile di un impiegato finito ormai chissà dove.

Perché questi acquisti

Ora, qualora vogliate aggiornare la vostra personale lista intitolata “Cose di cui non me ne può fregare nulla” 😀 , vi dico perché ho acquistato questi titoli. Altrimenti, se la vostra lista è già affollata, saltate pure al paragrafo successivo… 😛

Il primo titolo, Il silenzio degli abissi, come anticipato, è sì di Michael Crichton ma si tratta di una delle sue prime opere. È stata pubblicata con lo pseudonimo di John Lange, vale a dire quando il buon Crichton era un signor nessuno. Essendo un suo lettore-fan, ho voluto provare l’ebbrezza di leggere (o meglio: tenere nella mia coda di lettura) una delle sue prime pubblicazioni per vederne, qualora ci fossero, eventuali differenze con i suoi capolavori (Timeline, Next e Jurassic Park, giusto per citarne alcuni). Ammetto che qui la sinossi non l’ho trovata estremamente interessante però, al momento dell’acquisto, ha prevalso più la mia curiosità di scribacchino che quella di lettore. Insomma: vorrei vedere (se mai ci riuscirò) l’evoluzione tra il Crichton in erba e il Crichton affermato che conosco bene.

Il secondo titolo, Teutoburgo, l’ho acquistato perché Valerio Massimo Manfredi è un altro autore che apprezzo molto, specialmente nelle sue ricostruzioni storiche e nel conciliare la finzione narrativa con la verità storica. Quindi è stato un acquisto per puro piacere di lettura, niente dietrologie “scribacchine”.

Il terzo titolo, L’orologiaio di Filigree Street, mi ha catturato più per sinossi e ambientazione, che per incipit. La copertina ha il suo perché, come dicevo nei commenti dello scorso post, anche se i colori troppo scuri in genere non mi attirano. Anche in questo caso, le mie curiosità scribacchine mi hanno fatto inarcare il sopracciglio. La domanda (forse insensata, ma comunque emersa al momento dell’acquisto) è stata: vediamo se Bompiani ha fiuto per i nuovi autori.

Chiaramente, le mie motivazioni sono tutte soggettive e altamente opinabili.

Le domande di rito

Qualcuno ha scelto un incipit “a scatola chiusa”, cioè senza conoscere autore e titolo.
È stato curioso osservare come l’incipit che ha riscosso più interesse (o meno disinteresse degli altri… 😀 ) sia stato il terzo: L’orologiaio di Filigree Street.
L’esordiente preferita agli autori affermati, si direbbe. Dunque l’incipit più efficace?

La domanda più ovvia è: conoscendo ora autore e titolo, la scelta di lettura cambia?
Attenzione alla risposta perché, in caso di ripensamento, la domanda insidiosa subito a seguire sarà: perché cambia? Forse il nome dell’autore ha più peso dell’incipit?

La mia scelta

Dimenticavo: nei prossimi giorni comincerò a leggere… L’orologiaio di Filigree Street 😀 .
Lo alternerò con la lettura digitale de Il quinto giorno, di Frank Schatzing, del quale proporrò nel mio prossimo post una lettura… “a volo d’uccello”.

25 thoughts on “Tre titoli per tre incipit

  1. La mia scelta non cambia. Sarà che per me comunque non sono così noti gli autori. Inoltre scelgo in base all’autore se mi è piaciuto in precedenza un suo libro, non se semplicemente è già noto. Scelgo piuttosto il “caso editoriale” a volte per curiosità. Per la mia piccolissima esperienza, Giunti ha fiuto per i nuovi autori (e Bompiani ora è di Giunti se c’ho capito qualcosa di questi meccanismi di acquisizioni, rami, settori). Ho una cosa di lettura lunga come non mai a cui aggiungerò anche questo Orologiaio. Curiosa della lettura “a volo d’uccello”…sperando che non siamo piccioni.




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    1. Il scegliere un autore in base a letture precedenti di sue opere purtroppo è un’arma a doppio taglio: a volte è un criterio eccellente, altre volte no.

      Ad esempio, per il titolo di Manfredi mi sono dilungato a leggerne l’estratto mentre lo linkavo al post e devo dire che non mi esalta. Però non so, vedremo dopo la lettura.

      Per la lettura “a volo d’uccello”, ci sto lavorando ora. Spero non ti deluda… 😛




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      1. Scusa Darius, “il scegliere”? Ecco, per me, non si può sentire però suppongo possa essere comunque una forma corretta (che ormai in generale si accetta di tutto e io evidentemente sono vecchia): puoi aiutarmi a capire?




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        1. Io lo uso come forma “contratta” di “il (fatto di) scegliere”. Forse non è correttissimo ma informalmente dalle mie parti si dice. Forse è un regionalismo… 🙂




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          1. E quali sarebbero le tue parti? Così, per fare anche un po’ di conoscenza pratica. 🙂




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  2. Io non ho visto il post precedente e così do il mio giudizio “allo scoperto”.

    L’incipit di Crichton fa schifo. Senza offesa 🙂 La prima frase è inutile e si può levare senza colpo ferire. Le altre due starebbero assai meglio invertite. Cominciare con una descrizione è come cominciare con il tempo atmosferico: o sei Musil oppure lascia stare. Solo quando scopro che il tizio odia un posto posso cominciare a immaginarmi la storia.
    L’incipit di Manfredi, pure. Nulla di queste venti righe mi prende come lettore, né ho motivi per interessarmi a due bambini che giocano. Sarebbe stato meglio aprire con il martello di Thor, ché almeno dà quel minimo di suspence.
    L’ultimo invece è interessante: parte con i telegrafi per dire, subito dopo, che dei telegrafi al Ministero non interessava nulla. Ecco l’ombra del conflitto e io, come lettore, mi faccio bastare queste righe per iniziare a fare congetture sulla storia.

    In buona sostanza: dov’erano gli editor, nei primi due casi? Andrebbero segnalati per assenteismo.




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    1. Applauso! Michele, come fai le analisi tu nessuno! O forse qualcun altro sì ma lo capisco meno (molto meno).




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    2. Un applauso, davvero. Come dicevo, quel titolo non l’ho incluso per l’incipit (che non è esaltante neppure per me) ma per gli altri motivi indicati nel post.
      Inoltre io non sono uno che dà troppo peso agli incipit 🙂 …
      http://retroblog.tredplanet.net/processo-semiserio-allincipit/

      Tuttavia intravedo da parte tua una stroncatura decisa, direi doppia 😉 . Sapendo che non ami (o addirittura detesti) Crichton, mi chiedo se la tua stroncatura sia stata, appunto, influenzata dal nome dell’autore. Conoscendo solo l’incipit, non è che l’avresti stroncato più pacatamente? 😀 😀 😀

      Quanto a Manfredi, che ancora sta nella mia coda di lettura, se devo basarmi sull’estratto che ho linkato nel post, temo di aver preso un granchio.

      Quindi condivido la tua domanda finale: dov’erano gli editor?

      (Nel caso di Crichton mi sembra molto chiara la strategia di marketing: sfruttano il nome per riproporre i primi lavori. Mi pare di aver visto in libreria un altro titolo, La vendetta del deserto, sempre di Crichton con alias John Lange. Spero non arrivino fino alle prime lettere scritte a Babbo Natale… 😛 )




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  3. Confermo la mia prima scelta, con l’ulteriore conferma del nome dell’autore, non della copertina che mi avrebbe condizionato negativamente come tutte quelle immagini che rispondono a dettami commerciali e rappresentano (per dirla alla Dorfless) delle trovate – artisticmnt parlando – davvero molto kitsch e, almeno per me, sgradevoli




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  4. Figurati, io nomi o non nomi, non li avrei scelti per il genere che, sai bene, mi appassiona poco. Ho preferito il terzo di sicuro non per l’incipit efficace, ma solo, come dici tu, per il minore disinteresse suscitatomi rispetto ai precedenti.




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  5. Darius, mi piacerebbe veder affiancati sul tuo blog almeno tre pagine di apertura del tuo romanzo più riuscito e quello di un Autore di cartello da te apprezzato ed ancora un’opera di successo dello stesso genere che reputi inferiore alla tua. Potresti poi lasciarci indovinare, o lasciarci scegliere una preferenza in base a criteri personali e spiegarci le ragioni della tua personale graduatoria. esperim interessante se avessi voglia di farlo.




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    1. Devo ammettere di averci pensato, all’inizio: per un attimo volevo gettare in mischia un mio incipit. Poi però ho riorganizzato la logica dei due post. Non escludo di fare qualcosa del genere in futuro… 🙂




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  6. Fai promozione agli altri relegando in secondo piano il frutto del tuo miglior impegno. Perché se non si tratta di quello puoi pure lasciar perdere. Fatico a capirti, se ti conoscessi meglio ti allungherei un consiglio da amico: cerca ti tirare un po’ fuori le palle! Personalmente ti posso dire che se bazzico da queste parti è per leggere qlcsa di diverso, un manfredi e un pinkopalla me li spupazzano abbastanza , li trovi ovunque, sotto i tavoli, dietro gli angoli delle strade. per aver voglia solo di gettargli uno sguardo. A saperle cavare dal buco i suoi gioielli, la rete offre impagabili soddisfazioni letterarie. A saperli trovare….




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    1. Non è una questione di palle, ma di metodo e priorità 😉 . In questa fase di vita penso più alla produzione di racconti. In un secondo momento mi dedicherò più seriamente alla promozione, limitandomi per ora al solo blogging.




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  7. Ma così facendo ti avvicini a una terzo momento: quello delle esequie… ‘Nso’ , il tuo lavoro per adesso pare blindato. Dedo aggiungere però che il blogging è un limite se lo interpreti come tale. Io, e considera da quale nick viene la predica, credo che quest’ambiente possa svolgere un ruolo più costruttivo. Ti rimando ai pensieri di C Solerio se ti va e se hai voglia di commntarli (se non ti dispiace preferisco dibattere qui, mi trovo più a mio agio).




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    1. Sono felice che tu ti senta a tuo agio qui. Il blog di Chiara lo seguo, anche se non sempre commento. Chissà, magari sono un Jolly ben nascosto… 😀 No, scherzo. Non ho ben chiaro cosa intendi per lavoro blindato. Comunque il mio più grosso problema è il tempo e, come scrivevo poco sopra, devo ragionare per priorità per gestirlo al meglio…




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  8. …magari sono un jolly ben nascosto
    Chissà, forse siamo tutti nani, o tutti Jolly come dice C.S. Rilancio su questo tema la mia proposta di un lavoro a reti unificate.




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  9. Uhm… a guardare le copertine, mi avrebbe attirato di più L’orologiaio (che invece avevo scartato dall’incipit). Avevo scelto Crichton, di cui non ho ancora letto nulla ma “visto” molto e sono prevenuta nei suoi confronti (Jurassic Park mi sta sulle ovaie, per colpa del film però, la scena della mucca calata nella gabbia ce l’ho ancora bene impressa :/ ). Su Manfredi… non lo so, tendo ad evitare gli storici… chissà se adesso con Diana Gabaldon dovrei ricredermi! 🙂




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    1. Nel frattempo ho letto Crichton. Niente di speciale: era proprio uno scrittore in erba a quei tempi… 😛 (il che ha soddisfatto la curiosità che avevo al momento dell’acquisto).




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