E’ uno strano week-end. Finisce la settimana. Ma finisce anche il mese. E anche l’anno. Perbacco! Tutti a festeggiare? Be’, sì, si può fare. Poi lunedì la settimana ricomincia. Ci sarà un nuovo mese. E un nuovo anno.

E forse un nuovo racconto. Ma perché aspettare l’anno nuovo per cominciarlo?

Vite sospese

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La cerimonia di laurea era finita da un pezzo. Ma la folla che vi aveva assistito non accennava a diradarsi. La bella giornata primaverile, del resto, avrebbe invogliato chiunque a rimanere all’aperto sui giardini interni dell’università. Foto ricordo, sorrisi, strette di mano, pacche sulle spalle: era un tripudio in continua evoluzione in attesa che venisse servito il rinfresco.
«Dimmi ancora una volta perché siamo qui.»
Di fronte a quella scena, Ethan era impaziente. Si era già pentito di aver accompagnato Guglielmo. Ma questi non se ne preoccupava. Ignorò la domanda, osservando tutto quanto seduto al tavolino del caffé, i pensieri nascosti dietro gli occhiali da sole.
«Allora?» lo incalzò Ethan.
«Te l’ho già detto. Dobbiamo contattare una persona.»
«E chi sarebbe?»
«Il nuovo Ettore.»
Ethan non era sicuro di aver capito bene.
«Andiamo! Risparmiami i tuoi giochini e vieni al punto. Vorrei che sbrigassimo questa faccenda al più presto.»
«E’ quello che ha detto Morgan» ribadì Guglielmo. «Mi ha detto: “Abbiamo trovato il nuovo Ettore. Vai a prenderlo e portalo qui.”»
Ethan sbuffò. Guglielmo, divertito dalla sua impazienza, trattenne a stento un sorriso. Poi tirò fuori il suo phonolo, il palmare da cui non si separava mai. Digitò alcuni comandi e lo depose sul tavolino. Ethan, con la fronte corrucciata, cominciò a leggere quella che sembrava una scheda di riepilogo. Note, appunti, piccoli grafici, date salienti, punteggi. E alcune foto. La più grande di esse ritraeva un giovane dall’aria sveglia. Il suo nome era Valerio Ettore Faggiani.
«Un neolaureato?»
Per tutta risposta, Guglielmo guardò l’orologio in modo plateale.
«Fresco fresco di laurea, come puoi vedere» rispose indicando la folla.
Ethan, che non aveva voglia di approfondire i dati visualizzati, restituì il palmare. «Ricapitolami la situazione, per favore.»
La folla di familiari e conoscenti ancora si assiepava attorno ai neolaureati.
«Valerio è una mente brillante» cominciò Guglielmo. «Forse come tante, ma ha quel qualcosa in più che fa la differenza.»
«E come mai interessa tanto a Morgan?»
«Be’, interessa tanto a noi, non solo a Morgan. Il suo curriculum è di tutto rispetto, direi più unico che raro. Ma quello che fa la differenza è l’amore puro per la conoscenza. L’instancabile voglia di capire, di scoprire il mondo. E la natura l’ha favorito. Ha un quoziente intellettivo molto al di sopra della media. Si è laureato con tre anni di anticipo.»
«E come sappiamo tutte queste cose?» chiese Ethan. «Predizioni?»
«Predizioni, esatto. Morgan ha visto il suo futuro in una delle ultime sedute ipersensoriali. Ne abbiamo tracciato il suo profilo: e abbiamo visto che è molto simile a quello di grandi geni del passato. Tesla, Fermi, Majorana. E’ particolarmente affine a Ettore Majorana, soprattutto. E’ per questo motivo che Morgan si diverte a chiamarlo “il nuovo Ettore”.»
Ethan annuì.

E capì anche il senso di quella specie di nomignolo che ripeté mentalmente, il nuovo Ettore. Il vecchio Ettore, pace all’anima sua, li aveva lasciati da quasi un decennio, alla veneranda età di centodue anni. Ricorda ancora il momento in cui lo avevano prelevato. Era il marzo 1938. Ettore Majorana, la mente più raffinata dell’epoca, secondo le cronache ufficiali era scomparso durante un viaggio in piroscafo da Napoli a Palermo. Le raffazzonate indagini organizzate dalla polizia di Mussolini si erano arenate in breve tempo, liquidando il tutto come un suicidio. Era stato fin troppo facile prendersi gioco di loro, ricordò Ethan. La loro totale incompetenza gli aveva quasi fatto tenerezza. Poveri comuni mortali. Majorana invece era un autentico genio, una mente eccelsa che sapeva vedere oltre. Troppo oltre. Pur essendo votato alla fisica quantistica e alla matematica, lo scienziato siciliano sapeva interpretare gli eventi con grande lucidità e distaccata analisi. E aveva capito di essere nato nell’epoca sbagliata: quella della seconda guerra mondiale. Sapeva che gli studiosi come lui sarebbero stati costretti prima o poi a mettersi al servizio della distruzione anziché del progresso dell’umanità. Incapace di rassegnarsi al suo destino, aveva dimostrato sempre grande irrequietezza. Non era certo un caso se avesse rinunciato a brevetti e pubblicazioni di ricerche che gli avrebbero valso il premio Nobel. Non aveva alcun interesse ai riconoscimenti internazionali: rifuggiva in tutti i modi la notorietà. Questo atteggiamento aveva creato attorno a lui un alone di pessimismo. Alcuni cominciarono a pensare che soffrisse di depressione. E la sua scomparsa, repentina quanto misteriosa, aveva in un certo senso decretato l’ufficialità di quel pensiero comune. Ethan, ogni volta che pensava a questa storia, non poteva che sorriderne. Persone come quelle nascevano una volta ogni qualche secolo. Ed era necessario che qualcuno si assicurasse che non venissero al mondo nell’epoca sbagliata. O nel posto sbagliato. Majorana voleva sparire. E loro lo avevano accontentato. Fatta eccezione per un paio di viaggi in Sicilia e in Venezuela organizzati negli anni a seguire, lo scienziato aveva trascorso il resto dei suoi giorni in un remoto arcipelago tropicale. Era stato loro ospite per tutto quel lungo tempo, al riparo dal mondo come aveva sempre desiderato. Geniale, frizzante e di piacevole compagnia fino all’ultimo dei suoi giorni.

«Forse ci siamo» disse Guglielmo.
Ethan, interrotto il suo flusso di pensieri, notò che una parte della piccola folla cominciava a diradarsi.
«Non mi hai ancora detto come hai intenzione di muoverti, Guglielmo» chiese.
«Per ora dobbiamo solo aspettare il momento opportuno per presentarci.»
«Ah. E poi? Morgan cosa intendeva con “vai a prenderlo e portalo qui”? Immagino che i suoi familiari…»
«Non ha famiglia» rispose.
«…è orfano?»
«Sì. Figlio unico, orfano. Ha una storia tragica alle spalle. L’ha cresciuto suo nonno, come un figlio. E’ parecchio benestante. Ma purtroppo il nonno è malato e non gli rimarrà molto tempo da vivere. Ha già disposto l’eredità e tutto quanto. Insomma Valerio se la potrà cavare egregiamente. Sa il fatto suo, anche se non è al corrente della malattia del nonno. Tanto per cominciare ha fatto richiesta per iscriversi a Princeton. Vuole conseguire una seconda laurea in America. Dopo la laurea in fisica teorica che ha appena conseguito, vuole approfondire con l’ingegneria nucleare…»
«Capisco. E poi?»
Guglielmo sospirò.
«Non ci sarà un poi. Dovremo intervenire noi e convincerlo a rinunciare a Princeton. Perché sarà lì che i suoi studi prenderanno una piega sbagliata. O meglio: sarà lì che le sue scoperte verranno usate per fini sbagliati.»

Post Post Scriptum

E poi? Al netto delle sgrassature di editing, revisione e correzioni (che non ho ancora fatto), lo lascio qui, più che altro per ricordarmi di andare avanti a scriverlo: il titolo (Vite sospese) è provvisorio, la copertina non esiste. Self-pub o altre vie? Ci penserò più avanti.

Intanto buon anno. 😀

10 thoughts on “Un incipit per il nuovo anno

  1. A me, me piace! 😀
    Però non dovresti anticipare troppo. Magari non dire subito perché non deve andare a Princeton. Ancora meglio potrebbe giocare sul dare il ruolo dei cattivi a quelli che in realtà sono i buoni. 😉




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    1. Sono contento che te piace! 🙂

      Ma non ti preoccupare, non ho svelato troppo (anzi): ho ancora tanta carne al fuoco… 😉
      Mi piace il tuo accenno a buoni e cattivi. In realtà nell’incipit ci sono solo i … ops: mi hai detto di non svelare troppo… 😀 😀 😀




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  2. Anch’io tornerò per la lettura ma ti lascio ben volentieri i miei auguroni per il nuovo anno, sempre con la fantasia che ti contraddistingue e la simpatia. Un abbraccio




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  3. Ecco, sono ripassata e beh, il tuo inizio di racconto è la prima lettura dell’anno nuovo! 😛
    E chissà dove ti porterà ancora la fantasia! 🙂




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    1. Grazie! Tanti auguri anche a te. Sai com’è, l’ispirazione va e viene, non ci sono botti che tengono, nemmeno quelli di fine anno 😉 …




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