Metti una sera in pizzeria, al calar della notte, dove tre blogger improvvisano un appuntamento. Si mettono a tavola, ordinano una pizza. E nell’attesa cominciano a parlare. Forse di frivolezze, ma di frivolezze “narrative”, mescolando un po’ le esperienze di lettura con le esperienze di scrittura.

Ne è uscita una pizzata virtuale ma con argomentazioni decisamente meno virtuali. Ho avuto l’ardire di cominciare a parlare di ambientazione geografica e storica di una storia. L’ho fatto forse un po’ maldestramente ma che ci volete fare? Quando si è tra amici ci scappa qualche battuta goliardica… 😀

Barbara e Marina hanno avuto molto da dire… 😉

Ma cominciamo dall’inizio…

La chiacchierata

Sicuramente vi è capitato di vagare in libreria e di prendere in mano un libro che ha catturato la vostra attenzione. Lo aprite...

ed ecco che in bella vista si trova una bella mappa geografica (di solito in seconda o terza di copertina…). Magari anche ben disegnata. Peccato che è totalmente inventata, sia nella conformazione, sia nei nomi topografici. Sapete cosa faccio io? Chiudo il libro senza neanche leggerne la sinossi.
Sono esagerato? Forse sì, forse no. Ma ritengo che sia troppo facile ambientare una qualsiasi narrazione in un luogo geografico inventato.
Non è solo questione di fantasia pura (diciamocelo: che ci vuole a fare uno schizzo costiero e a piazzare qua e là dei nomi inventati, magari altisonanti?).
E’ una questione di vincoli. E anche di onestà intellettuale nei confronti del lettore.
Come lettore apprezzo molto meglio le vicende narrate che, pur essendo di fantasia (attenzione: non ho detto di fantasy! Per fantasia intendo dire “puramente inventate”), rispettano i vincoli geografici, storici, culturali di posti ed epoche. Insomma: la storia (intesa come cronaca delle vicende umane) non racconta proprio tutti gli eventi nei minimi dettagli: lascia ampi spazi di “non raccontato”, ampi spazi di “dietro le quinte” dove si possono benissimo ambientare romanzi e racconti. E’ chiaro che per chi scrive rispettare tali vincoli è molto impegnativo perché comporta un lungo lavoro propedeutico di documentazione. Ma il risultato è una narrativa che potrebbe parlare direttamente all’esperienza vissuta del lettore il quale, molto probabilmente, si sentirebbe più facilmente coinvolto.
Facciamo un esempio pratico: ambientare una storia a Venezia richiama nel lettore i suoi eventuali trascorsi turistici e magari la sua passione per la città (o per un weekend romantico o indimenticabile). Parlare di luoghi come piazza S.Marco, il ponte di Rialto, Murano potrebbe favorire il coinvolgimento in chi legge. Ambientare invece una storia nella città di Vimodronika e parlare di luoghi come la piazza del Castello, la Torre del Guardiano e le Mura Diroccate, per quanto chi scrive si possa prodigare in dettagli e descrizioni accurate, chi legge non potrà attingere a nessun vissuto che lo possa aiutare a sentirsi coinvolto.
Quindi, ritornando alla mappa di cui dicevo all’inizio: se i nomi topografici non mi “parlano”, non mi disturbo nemmeno a leggere la sinossi.

 

Solo una domanda per meglio inquadrare il tema...

stai dicendo Darius che se il libro è un Fantasy allora la mappa geografica inventata va bene, ma se non fa parte di quel genere un romanzo deve sempre avere una connotazione geografica precisa? E vale lo stesso per i racconti o data la brevità del testo possiamo ambientarli genericamente in un paesino di montagna senza scendere nello specifico?

 

La risposta è NI. Esempio pratico: se cercate in rete...

“mappa Shannara” potete vedere una mappa tipica di una (ahimè) famosa saga Fantasy. Ma vi risparmio la ricerca, ecco alcuni nomi topografici: Fiume Azzurro, Fiume Argento, Pianura del Tumulo, La Fossa, Bosco d’Ombre… Vi catturano? E se invece prendessi un Fantasy ambientato nella Pianura Padana tra il Ticino e l’Oglio, passando per il Lago di Garda o il Lago d’Iseo o il Lago d’Orta, il tutto ambientato ai tempi dell’occupazione austriaca? Come cambierebbe la predisposizione alla lettura tra un romanzo ambientato in una mappa totalmente inventata e un romanzo ambientato in luoghi e momenti storici che conosciamo tutti? Non sarebbe più invitante? Non lasciatevi fuorviare dal fatto che “il Fantasy non è il mio genere”, forse non è il vostro genere proprio per questo motivo: perché è tutto totalmente inventato e privo di spessore.
Altro esempio: un Fantasy dove l’uomo si ritrova a combattere contro i dinosauri che stanno per prendere il sopravvento sulla terra. Se fosse ambientato in un posto completamente inventato, vi attirerebbe?
Ambientato invece in posti reali, tale Fantasy è già stato scritto. E ha riscosso un enorme successo planetario: Jurassic Park. Cosa ha fatto la differenza? Forse la stretta correlazione con posti e cultura scientifica reale?

 

Però un attimo: se è un libro di fantasia...

secondo l’accezione che ne dai tu, Darius, di storia puramente inventata, ci può stare che il luogo geografico sia reale, forse risulterebbe più intrigante sapere che la Val Padana nasconde un giacimento di piombo alterato dalla formula magica di uno scienziato pazzo (e mi sono pure spremuta per partorire questa perla narrativa), ma un fantasy non sarebbe tale se impiegassimo folletti e draghi per riempire i boschi della Val di Susa. Se lo scopo del fantasy è mettere tutti e due i piedi fuori dalla realtà per un viaggio di evasione pura, non puoi ambientare la storia in luoghi veri. Sapete qual è la sensazione per me? Avete presente quando si chiudono gli occhi per dormire e c’è una fastidiosa luce che disturba l’immersione nel buio più totale? Dai, una storia fantasy deve avere un’ambientazione fantasy, un luogo che puoi immaginare, che vorresti fosse reale o che dici “meno male che non esiste.” Non so se ho reso.

 

Sono d'accordo con quanto dice Marina. Mi sembra Darius che...

tu stia davvero facendo confusione tra un romanzo storico (che comprende anche la variante fantasy, ne avevo già scritto un post analizzando “Outlander” di Diana Gabaldon, che qualche lettrice ostinata lo vuole come romanzo rosa: Quando si definisce “romanzo storico”? ) e un romanzo totalmente fantasy, dove la componente “magica” è talmente preponderante che non può in alcun modo esser ricondotta a quanto di conosciuto sulla Terra. Da wikipedia: “Il fantasy è un genere letterario sviluppatosi tra il XIX ed il XX secolo, i cui elementi dominanti sono il mito, il soprannaturale, l’immaginazione, l’allegoria, la metafora, il simbolo e il surreale. In questo filone rientrano quelle storie di letteratura fantastica dove gli elementi fantastici non vengono spiegati in maniera scientifica.”
Non ho letto la saga di Shannara, che più di qualcuno mi ha detto essere una copia raffazzonata de Il Signore degli anelli. Quest’ultimo l’ho letto, come altri libri di Tolkien. E ho letto anche Le cronache di Narnia. La Terra di mezzo nella pianura padana sarebbe stata uno schifo, anche se c’è una valle tra l’Emilia e la Toscana, dove siamo passati in moto, con una stradina stretta in mezzo ad alte vette, un fiumiciattolo nel fondo ed un ristorantino abbarbicato in un angolo, che ho davvero pensato di essere a Gran Burrone! Le cronache di Narnia è volutamente ambientato in un altro mondo, raggiungibile dal famoso armadio, un’ambientazione totalmente fantastica dove gli animali parlano come fossero umani. Una fuga felice dalla realtà della guerra, per poi verificare che la guerra in fondo è ovunque. Non avrebbe avuto senso spedire Lucy qualche chilometro più in là, parlando con animali già esistenti sulla Terra, il romanzo avrebbe perso tutto il suo fascino e il suo significato allegorico.
Poi confondi Fantasy con Fantascienza (la quale si basa invece su fatti scientifici dimostrabili): Jurassik Park non è Fantasy, perché la presenza dei dinosauri sulla Terra è dimostrata, mentre la parte fantastica è la rigenerazione cellulare completa del loro dna (scientificamente possibile, anche se al momento, per fortuna, non ne siamo ancora in grado…o forse si, ma non ce lo dicono!). Allo stesso pari metto per esempio Il senso di Smilla per la neve di Peter Høeg oppure La verità del ghiaccio di Dan Brown, che hanno pure molto in comune con degli strani organismi mortali alieni rinvenuti tra i ghiacci millenari.
Anche perché, secondo quel che tu dici, io dovrei detestare sia Star Wars che Star Trek perché ambientati in mondi inesistenti, non dimostrabili, basati su mappe interstellari ugualmente inventate? Macché scherziamo?! 😉
Che il fantasy non sia il mio genere lo dici tu, non io! Il mio progetto 2 (detesto chiamarlo così, ma è ancora meno di una bozza) è un “urban fantasy”, ovvero il fantasy nascosto nella contemporaneità, al pari di un Twilight o The vampire diaries o L’angelo caduto (Hush hush), che è un’altra contaminazione della categoria fantasy, la più semplice perché si inserisce solo qualche elemento nella contemporaneità che già si vive. Non richiede le conoscenze e le ricerche di un romanzo storico nè la creazione completa di un’ambientazione ex-novo del fantasy puro.
E torniamo quindi su un altro punto che volevo evidenziare: sembra che tu voglia dire che inventarsi un ​l​uogo geografico nuovo, una mappa, sia facile. No, non lo è affatto. Forse c’è chi se la cava con poco, ma vai a vedere tutte le appendici de Il Signore degli anelli per renderti conto del lavoraccio di Tolkien! (che quelle poi non le legge mai nessuno…) Ha censito ogni sito, ogni popolo e razza, ogni lingua citata e tutta la storia precedente e futura rispetto al libro stesso. Eh!

 

No, no: nessuna confusione. Il Fantasy purtroppo...

va a occupare nell’immaginario collettivo un posto ben noto nel ventaglio di generi letterari in cui siamo abituati a suddividere i romanzi. Peccato solo che la Fantasia sia un’altra cosa, ben più ampia e articolata. Quando si parla di Fantasy ormai è inevitabile evocare un’accozzaglia di luoghi comuni e personaggi tipici, direi “archetipi” anche se il termine è un po’ fuori luogo: elfi, nani, cavalieri, maghi, principesse e così via. A ruota seguono le solite ambientazioni e trame sostanzialmente simili (il bene contro il male, il popolo da salvare, l’eletto che ha poteri). Chiaro: può piacere, può non piacere. Se traduco la parola “Fantasy” in italiano, ottengo “Fantasia”: e la fantasia è una facoltà umana che ci permette di “creare immagini corrispondenti o meno alla realtà” (dice Treccani) ma che di fatto è più efficace se si mischia il vero con il falso e il falso con il vero (dice Tred, Darius 😀 ).
E la magia? Cos’è la magia se non scienza non ancora scoperta, non ancora spiegata? Per l’uomo primitivo il fuoco era pura magia. Il sole era magia, tanto che veniva spesso adorato come Dio, come qualcosa di soprannaturale. Ma anche gli oggetti di tutti i giorni “erano” magia: lo smartphone di oggi, trent’anni fa sarebbe sembrato pura magia. La letteratura è piena di scrittori (a partire da Verne) la cui fantasia, ben applicata, ha precorso spesso invenzioni poi avvenute decenni (o secoli dopo).

Ben venga l’esigenza di leggere per “mettere i piedi fuori dalla realtà per un viaggio di evasione pura”. Ma perché non si può “ambientare la storia in luoghi veri” ? Se non lo si facesse, l’evasione pura terminerebbe con la fine della lettura. Invece il fatto di rifarsi a luoghi veri lascia sempre un che di sospeso, anche solo la sensazione che qualcosa, pur terminata la lettura, continua a sopravvivere nella realtà. E lo si potrebbe percepire, forse rivivere, quando si visitano per vari motivi quegli stessi luoghi. Una sorta di continuazione latente della lettura.

Ecco lo sforzo che si dovrebbe fare (per tornare al discorso iniziale sull’ambientazione) per scrivere romanzi più coinvolgenti: lavorare di fantasia rispettando la realtà. Ecco perché io dico che è troppo facile inventare tutto di sana pianta. Non è facile nel senso che “ci vuole un attimo a farlo” (a parte la mappa 😀 ), ma è facile nel senso che non hai vincoli da rispettare intellettualmente (so bene che nella letteratura di Tolkien si trovano persino le ricette di cucina inventate…).
Jurassic Park è catalogato come fantascienza, tecno-thriller secondo alcuni, ma resta anche un romanzo di Fantasia perché non si è trattato solo di “riportare in vita i dinosauri”. Ma di costruire un impianto narrativo scientificamente solido, credibile, propedeutico per “riportare in vita i dinosauri”. Se fosse stato un romanzo puramente fantasy, il “riportare in vita i dinosauri” sarebbe stata con ogni probabilità​ una pratica magica più o meno sommariamente descritta perché l’autore​, proprio perché presentata come “magia”,​ non si sarebbe sentito in obbligo di ​spiegarla scientificamente. Ma siccome ​(l’autore) ​ha voluto sporcarsi le mani con la realtà per far sembrare tutto più credibile, secondo me resta un chiaro esempio di quanto sia più potente la fantasia mischiata con la realtà, che non la fantasia lasciata a se stessa​. Di quanto “paghi” molto di più sviluppare una narrazione calandola nella realtà che non ancorandola a mondi inventati, tanto che oggi, nell’esempio di Jurassic Park, siamo proprio qui a chiederci dove arriva la finzione narrativa e dove la realtà (ti cito, Barbara: “scientificamente possibile, anche se al momento, per fortuna, non ne siamo ancora in grado…o forse si, ma non ce lo dicono!”).
Quindi, ribadisco, un autore che si misura con il Fantasy (inventando tutto, ignorando la realtà) farà sempre uno sforzo minore (per quanto comunque apprezzabile) di un autore che invece si misura con la Fantasia (cioè inventando ma rispettando la realtà).

 

All'inizio Darius apri dicendo che...

“ritengo che sia troppo facile ambientare una qualsiasi narrazione in un luogo geografico inventato. Non è solo questione di fantasia pura (diciamocelo: che ci vuole a fare uno schizzo costiero e a piazzare qua e là dei nomi inventati, magari altisonanti?). E’ una questione di vincoli. E anche di onestà intellettuale nei confronti del lettore.”
Questa però è una tua opinione personale, di lettore. Io non sono dello stesso avviso, trovo che sia ugualmente difficile creare un mondo completamente immaginario, con regole fisiche opposte alle nostre, e rispettare in coerenza quelle regole per tutta la storia. In genere la fatica è talmente alta, che gli autori non si limitano ad un solo volume ma sfornano intere saghe con la medesima ambientazione.
Che poi nel genere Fantasy si abusino di determinati archetipi è dovuto al fatto che appena qualcuno tenta una variazione si alzano compatti i difensori della “tradizione”, del tipo “non s’è mai visto un vampiro bello, vegetariano, camminare al sole!” Se Fantasy dev’essere fantasia perché non me lo posso immaginare? Qualcuno l’ha fatto e in barba a molti ha avuto successo.
Però non possiamo confondere quello che troviamo in libreria, per esigenze di mercato, con quello che effettivamente dovrebbe appartenere al genere: se nella categoria Fantasy i testi ti sembrano tutti uguali, scrivi alle case editrici (magari i reclami li leggono prima dei manoscritti?!)

Poi ci chiedi: Ma perché non si può “ambientare la storia in luoghi veri”?
Non si può? Chi te lo impedisce scusa? Twilight è ambientata nell’esistente cittadina di Forks, davvero la città più piovosa d’America, con l’esistente riserva degli indiani Quileute, da cui sono state riprese anche alcune leggende per creare i lupi mutaforma della storia. E inutile dire che c’è ancora oggi un viavai turistico non indifferente nei luoghi di Bella ed Edward. Ma dovremmo dire che scrivere una storia così è stato un lavoro più complesso di quello di Tolkien?
Per quanto adori quel romanzo, una cosa del genere mi suona come una bestemmia.

Sull’esempio di Jurassic Park, vorrei capire…c’è un’isola dove mi posso trovare per sbaglio in cui ammirare i velociraptor e gioire dell’ambientazione del libro?? :O
Scherzi a parte, trovo curioso che tu citi proprio Michael Crichton come esempio di “impianto narrativo scientificamente solido, credibile” quando lui stesso ha ammesso di utilizzare la tecnica narrativa del “falso”, presentando come validi e autorevoli documenti, teoremi, relazioni assolutamente inventati. Da una sua intervista del 1988: “Prima scrivo un libro, poi vado a vedere quanto di quello che ho scritto corrisponde alla realtà. Quando, a volte, i dati da me inventati sono reali, la cosa non mi piace affatto. E allora sono capace di riscrivere intere parti del romanzo.”
Lui infatti non aveva interesse a scrivere “quel che è” inserendovi la tua “magia”, ovvero “scienza non ancora scoperta, non spiegata”, ma creava un’ambientazione parallela all’attuale, con dati scientifici verosimili ma falsi. Potremmo paragonarlo a Dan Brown e la zizzania seminata dal suo Il codice Da Vinci che gli ha permesso di stravendere in libreria.
Intendo: va benissimo, sono ottime letture, romanzi avvincenti. Ma se dovessimo ragionare su quanto hanno rispettato i vincoli intellettualmente non ne usciamo vivi!
Bada bene che pure io, dopo aver solo visto il film Jurassic Park, ero rimasta con l’impressione che fosse scientificamente possibile. Ma non ho letto Crichton (quindi non ho sottomano i documenti riportati) e soprattutto quella volta al cinema mi ci hanno costretto…più o meno come Fantozzi e la corazzata Potëmkin. Se non ci fossero stati i dinosauri ricreati in digitale, uno dei primi film con quel tipo di computer grafica, siamo sicuri che avrebbe avuto tutto quel successo? In fondo di dinosauri che si risvegliano dagli abissi o lucertoline mutate da esperimenti nucleari se ne parlava già prima.

Poi chissà…magari un giorno scopriremo che Tolkien ha semplicemente descritto un universo parallelo al nostro, evoluto in maniera differente, dove lui è vissuto temporaneamente grazie ad una tecnologia/magia che ancora non utilizziamo. Un mondo possibile al di fuori della scienza conosciuta, esattamente come Narnia e gli altri mondi raggiungibili dagli stagni della Foresta di Mezzo. Forse il Doctor Who ne sa qualcosa.

 

Okay, Darius, siamo fra noi, puoi dirlo...

che t’ha fatto questo povero genere fantasy? Dici “accozzaglia di luoghi comuni e personaggi tipici: elfi, nani, cavalieri, ecc”, ma il “fantasy” È questo e te ne devi fare una ragione. La traduzione che ne fai tu entra in una sfera diversa non ascrivibile a un genere letterario: traduci “fantasy” in “fantasia” e rivendichi il ruolo che l’immaginazione ha nel creare storie che mescolino reale e irreale. Questo non è “fantasy”, è un’altra cosa. Il fatto che Jurassik Park dia una presunta spiegazione scientifica della rinascita dei dinosauri sulla terra, che può apparire plausibile rispetto a una mera pratica magica, non rende la storia più affascinante, almeno non ai miei occhi. Poi – so che qualcuno mi prenderà per una disadattata – ma io non ho mai visto “Il signore degli anelli” se non a spot durante la visione del film da parte dei miei figli e, sarà anche che non sono attratta dal genere, ma a me pare che proprio il fatto che ci siano mondi inventati e personaggi del tutto fuori dalla realtà renda tutta l’impalcatura su cui si regge la storia il capolavoro che tutti osannano.
Sto dicendo che non sono d’accordo con quello che dici? Fondamentalmente sì. Non credo che un autore che si misura con il fantasy faccia uno sforzo minore di un autore che si misura con la fantasia nel rispetto della realtà. Anzi, per me è più difficile riprodurre un mondo totalmente inventato ma credibile, che sfruttare qualcosa che lascia meno all’immaginazione. In questo sono in linea con quello che dice Barbara.
Insomma, ti abbiamo lasciato solo a elucubrare sul concetto di fantasia applicata alla narrativa! 😛
Magari grazie a quello che scrivi tu, hai trovato la chiave dell’originalità, chè – e qui non posso che darti ragione- le storie fantasy, alla fine, sembrano somigliarsi tutte. (Giudizio da assoluta profana).

 

Quanti caffè ?

La pizza è stata davvero buona. La chiacchierata ancora di più. Ma qualcuno vuole aggiungere qualcosa? Qualcuno vuole dire la sua? Perché ora passiamo al caffè, sempre virtuale, per concludere degnamente la serata.  Dunque quanti caffè? Su le mani chi lo vuole macchiato… 😀

9 thoughts on “Una pizzata tra blogger

  1. Io intanto mi bevo il mio caffè macchiato e aggiungo che…

    Ricordo quell’articolo (e ti ringrazio per avermelo linkato: me lo sono riletto di gusto! 😀 ). Interessante quel passaggio quando parla di Sfera: “Anche perché è più disposto a considerare Sfera un thriller che non un libro di fantascienza. O, al massimo, è disposto ad allinearsi con la definizione di fantasy.” Ma guarda un po’…! 😀
    Ecco la fantasia che dicevo io! 😉
    “Racconto storie altamente possibili e plausibili, mi sembra” si legge più sotto nell’articolo. Ci sta che per farlo a volte si attiene alla realtà e altre volte, quando si accorge di aver scritto troppo in linea con la realtà, riscrive intere parti di romanzo.
    Potrebbe essere utile leggere solo l’introduzione di Jurassic Park, quando parla dell’incidente InGen.
    Oppure questi tre brani: http://tredbooksblog.tredplanet.net/search/label/jurassic%20park




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  2. Per me un caffè…corretto whisky! 😉
    Insomma Darius se vuoi scrivere un libro sul BaBau nostrano, scrivilo!! Un sacco di bambini (ma anche adulti) giureranno di averlo incontrato!




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  3. È l’ora del caffè, adesso sì, ma io passo, grazie.
    Tra poco devo correre nel luogo di alieni più alienante al mondo. Posto verissimo, fantasy quanto ne vuoi: le Poste. 😀




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      1. 😀
        Era lui, giuro: quello verde monoculo. Ho fatto una lunga fila e sono finita al suo cospetto per una raccomandata.
        Colpa della pizza! 🙂




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    1. ( Osserviamo un minuto di silenzio per sostenere moralmente Marina che in questo momento – in questo lungo momento – si trova alle Poste, un luogo dove la realtà supera qualsiasi immaginazione… 😐 )




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    1. E sia! Un bel caffé anche per Chiara. 🙂

      E cosa ne pensi della nostra chiacchierata? Rispondi pure a bruciapelo, dicendo se ti senti più vicina alla mia linea di pensiero o alla linea di Barbara e Marina…

      …potresti vincere una pizza virtuale al prossimo giro! 😀 😀 😀




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