Il professor B* insegna Letteratura all’università di B*. Oltre a insegnare, scrive. Scrive articoli come giornalista. E scrive libri.
Tra essi ne ha pubblicato uno con la casa editrice B*.
Il figlio di un mio amico di famiglia, che si chiama anche lui B*, studia proprio all’università di B* e la facoltà che ha scelto include, guarda caso, il corso di Letteratura tenuto dal professor B*.

B* (il figlio, non il professore) ha saputo della mia fama di lettore forte e ha pensato bene di chiedermi una mano per affrontare l’esame. Cosa posso mai insegnare io di Letteratura? Domanda più che lecita. Ma la risposta dello studente è stata (lo sarebbe tuttora) piuttosto disarmante: il professor B*, per sostenere l’esame del suo corso, “suggerisce” velatamente gli studenti di acquistare il suo libro –  quello che ha pubblicato con l’editore B* – come libro di testo per “studiare” letteratura  (virgolette d’obbligo usate a scopo eufemistico e, come tali, liberamente interpretabili).

Ma veniamo al libro, che si direbbe un saggio neanche troppo romanzato: non ha nulla a che vedere con la letteratura intesa nel senso pieno (e corretto) del termine, la Letteratura con la “L” maiuscola. Ma questo è un dettaglio del tutto ininfluente. Anzi: cosa lo scrivo a fare? 😀 .
Come se non bastasse, tale libro non figura nemmeno nell’elenco dei testi sul sito dell’università di B*, sulla pagina web del corso di Letteratura, dove invece si trovano vari titoli di Petrarca, Leopardi, Dante, Manzoni. Insomma, i soliti mostri sacri.

L’esame

E in cosa consiste l’esame? Niente di più “facile”: per prepararsi bisogna leggere il libro scritto dal professor B* (un’innocua lettura di sole 800 pagine) in modo da poter essere in grado di scriverne brevi saggi di massimo 100 righe, a partire da determinate tracce. Quindi, per inciso, arrivi il giorno dell’esame, ti siedi e ti viene dato un foglio con alcuni titoli da sviluppare: le tracce sono ovviamente pensate per assicurarsi che il libro sia stato letto adeguatamente, e non assimilato attraverso riassunti di riassunti.

Per quanto possa sembrare una trama partorita dalla mia banale fantasia, è tutto vero. Non volevo credere ai miei occhi e alle mie orecchie. Tuttavia ho fatto il mio dovere e ho aiutato B* (sempre il figlio, non il professore) ad affrontare la situazione. Come? Leggendo il libro scritto dal professor B* e aiutandolo nella lettura di brevi saggi di esercitazione, che B* si è esercitato a scrivere per affrontare meglio l’esame. A dire il vero, a parte la lettura del mattone libro, ho fatto ben poco perché lo studente B* era già bravissimo da sé.
Comunque, mentre leggevo quell’opera che mai e poi mai rientrerebbe nelle mie code di lettura, mi son chiesto più volte come sia stato possibile che un editore abbia accettato di pubblicarla. “L’editore B* deve essere per forza un editore a pagamento”, mi son detto. Ci avrei scommesso, ma così non è. Per ovvie ragioni non posso rivelare il titolo. Almeno finché lo studente che ho aiutato non ha portato a casa il suo voto… 😛 .

Sindrome B

Tuttavia non posso non sottolineare come il saggio pseudo-romanzato che ci siamo sorbiti (io, il povero B* e tutti gli studenti passati e futuri) è di una prolissità inenarrabile, ripetitivo all’eccesso.
Come se non bastasse, il professor B* è afflitto da quello che io chiamo citazionismo acuto. Delle 800 pagine, una buona metà (e non esagero) sono citazioni e osservazioni sulle citazioni (sviluppate nel testo, sottolineo: quindi non scritte a pie’ di pagina a mo’ di note). Insomma: diciamo che 100 pagine sarebbero state più che sufficienti. Volendo concedere un eccesso di logorrea scritta, arriviamo al massimo a 200 pagine, non di più. E se lo dico io, che non sono amante dei tagli, direi che la cosa è davvero degna di nota.

Sono rimasto con una sincera curiosità: vorrei conoscere chi ha fatto da editor per la pubblicazione di un’opera del genere. E mi piacerebbe conoscere anche le statistiche di vendita, pur sapendo che sono falsate dai poveri studenti dell’università di B*.

Serie B

Dunque: al netto del gradimento personale (che, tocca precisarlo per correttezza, è pur sempre un parametro soggettivo), cosa è più di Serie B?

L’editing e il lavoro (?) precedente alla pubblicazione?

Il “marketing creativo” del professor B* che “sollecita” i suoi studenti ad acquistare il suo libro per sostenere le vendite l’esame?

Oppure l’insegnamento (ancora una volta mancato) della vera Letteratura?

7 commenti su “Il curioso caso del professor B*

  1. Ma pensa un po’ che cosa curiosa Darius!
    Io ho conosciuto anni fa la professoressa V* che insegna Economia V* all’Università di V*. Il suo era un esame importante se volevi laurearti, uno di quelli a sbarramento per gli altri corsi. Inoltre la professoressa V* era anche parecchio influente all’Università di V*, uno di quei baroni che possono decidere con uno starnuto se ti laurei domani o mai. E questa professoressa V* scrive saggi di Economia V*, ovviamente (mica solo quelli di Letteratura scrivono… magari fossero solo loro!). E pure il suo libro non è citato tra i libri di testo ufficiali del suo corso di Economia V*, ma per accedere all’esame scritto devi obbligatoriamente presentare il test compilato a mano dell’ultima pagina del suo libro di Economica V*. Vietate fotocopie e dunque non puoi nemmeno studiare su un testo usato, dato che sicuramente il proprietario precedente avrà usato quella stessa pagina per dare il suo esame di Economia V*. Quindi sei costretto ad acquistare il suo libro nuovo. Non solo: se non passi l’esame, devi acquistarne un’altra copia intonsa. Il libro costa sui 30 euro circa e ad ogni sessione d’esame (mi pare sei all’anno), ci sono una media di 100 studenti.
    30 x 100 x 6 = 18.000 euro. Non ricordo chi fosse l’illustre casa editrice, ma qualcosa mi dice che le royalties siano di molto superiori al 5%. Diciamo che qui ogni anno salta fuori un bell’extra.
    Interessante no? Pensa come si formano bene le menti del domani con questi fulgidi esempi d’onestà.




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    1. Ah, che baroni e baronesse che abbiamo nel Bel Paese! Almeno la tua baronessa, mi pare di capire, imponeva un testo coerente con la materia che insegna(va). Il professor B* manco quello! In ogni caso, sia per V* che per B* (e chissà quanti altri) comportamento altamente deprecabile…




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  2. Ai miei tempi il sistema per passare certi esami era lo stesso: il professore Tizio “imponeva” agli studenti di presentarsi agli esami con il testo a firma propria ma scritto da un povero assistente Caio. Uno sfruttamento che affonda le radici nel ricatto più vecchio al mondo: se vuoi lavorare al mio fianco in questo istituto sforna una buona dispensa che poi sarà pubblicata con il mio bel nome scritto sopra. Non ricordo le case editrici interessate, ma in effetti seguendo i calcoli fatti da Barbara non c’era, come non c’è, da chiamarle fesse.
    Certo, la lingua dei giuristi ha nulla di letterario e forse l’intervento di un editor avrebbe uno scopo diverso, ma su un testo che si vuole di letteratura… Non mi stupisco di niente ed è inutile che tu ti interroghi su cosa sia di serie B: se porta soldi, un bel mucchio di soldi, che valore vuoi che abbiano tutti gli altri scrupoli.




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  3. I soliti giochini da baronia universitaria. Solo mi chiedevo fino a che punto potesse arrivare la sfacciataggine. Nel caso del professor B* siamo veramente lontani dalla letteratura.




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  4. Dopo essermi iscritto all’università X*, laureandomi in una delle facoltà di MMFFNN, mi iscrissi all’università di Y* in una facoltà umanistica. All’esame di filologia mi presentai con le fotocopie del libro del professore, il quale non perse tempo nel farmi notare che fotocopiare libri era reato. Gli risposi che lo sapevo bene e che già io ero stato vittima di un reato simile, qualche anno prima, per altri articoli che avevo scritto e che qualcuno si era accalappiato mettendoli a proprio nome. Al che si è zittito, ci siamo fatti due chiacchiere sul mio percorso di studi non proprio “standard”, 5 minuti per vedere se avevo studiato e poi mi ha dato 30. 😀
    (Comunque sì, avevo studiato e sapevo tutto. Anche perché se fare un esame della prima laurea era fatica 10, un esame della seconda valeva forse 0,5. Il fatto era che non ero ricattabile come gli altri sbarbini: una laurea e un lavoro – ottimo, a quei tempi – già l’avevo.)




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    1. Mmmm… La tua si direbbe una vendetta accademica.
      Raccontata così sembra che il professore dell’università Y sia uno di quelli che ti ha accalappiato un articolo ricamandolo con la sua firma. E tu ti sei presentato al suo esame appositamente con un testo fotocopiato.

      Se così fosse, devo dire che hai avuto molto stile ed eleganza.
      Complimenti. 😀




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