Saga o non saga? Questo è il problema.
Ma è un problema di chi legge o di chi scrive? Soprattutto: è un problema?

In questo ultimo periodo ho pensato spesso alla lunghezza di una storia. Non mi riferisco alle solite diatribe su lunghezze ideali o presunte tali per definire quando si può parlare di romanzo, racconto, romanzo breve o racconto lungo. No.
Mi riferisco alle storie di lungo corso, lungo, lunghiiiiissimo corso.
Insomma le cosiddette trilogie, quadrilogie, saghe. Può la lunghezza di una storia scoraggiare la lettura? Verrebbe da dire di no, se la storia fosse bella.
Però il punto è proprio questo: per capirlo, dovremmo leggerla 😀 .

Maldisposizione

Ultimamente ho scoperto una certa “maldisposizione” nei confronti delle saghe bibliche.
Prendiamo “Il trono di spade”. Supponiamo che mi sorga una mezza intenzione di leggerlo: apro internet e… comincio a scorrere.
Libro primo, libro secondo, libro terzo.
Quarto, quinto.
Poi dvd, cofanetto di blu-ray e via, fino a perdersi nel merchandising più spiccio.
Ok, come non detto.

Tempo

Ho preso l’esempio de “Il trono di spade” ma, chiaramente, lo stesso discorso vale per qualsiasi altra saga. Subentra una sorta di scoraggiamento che non ha niente a che fare con l’essere o meno dei lettori “forti” ma piuttosto con il tempo di leggere.

Perché un lettore dovrebbe prendersi l’impegno (enorme) di leggere una saga biblica?
È già una sfida per un autore conquistare un lettore con un singolo, e breve, romanzo.
Come può sperare il signor Martin di turno che una persona si metta a leggere la bellezza di 4800 pagine così, senza batter ciglio?

“Perché è bellissimo!” mi dicono in tanti. È bellissimo cosa? La storia scritta nei romanzi o la storia trasposta nelle serie televisive? Molti approdano a un universo narrativo vedendone prima la trasposizione cinematografica e danno per scontato che anche i romanzi siano altrettanto belli.
Senza contare il fatto che, spesso, ci si ferma allo schermo senza andare più a leggere, perché ormai la storia la si “conosce” già. Ma torniamo a noi, torniamo alla lettura.

Patto tra lettore e scrittore

Cosa chiede un lettore, in fondo?
Che si tratti di una lettura frivola o meno, di un articolo di rivista, di un romanzo o di un saggio, alla fine il lettore chiede sempre la stessa cosa: un buon motivo per leggere.
E se un autore riesce a fargli intravedere questo buon motivo, attraverso una trama intrigante, o anche solo attraverso un titolo o una copertina originale, il lettore è disposto a sacrificare, oltre a una piccola somma di denaro, qualcosa di molto più prezioso: il suo tempo.

Ecco quindi che la lettura diventa una sorta di patto: io lettore ti dedico il mio tempo. E tu, scrittore, raccontami una bella storia. Fammi evadere, fammi sognare.

Ma l’evasione, il sogno, il gioco, pur bellissimi che siano, hanno gusto quando hanno un senso compiuto, una durata ragionevole. Perché, alla lunga, è inevitabile perdere lo slancio iniziale, l’entusiasmo della novità. E questo il lettore esperto, il lettore “forte”, inconsciamente lo sa.

Vale per qualsiasi cosa.
Vacanza alle Maldive? Fantastica. Ma dopo mesi prima o poi si vorrà tornare a casa.
Film attesissimo? Ci vediamo già là in poltrona con il secchiello di popcorn, ma dopo due-tre (quattro?) ore di film, vorremo staccare e tornare alla realtà.
Atmosfera natalizia? Bella, non si vede l’ora. Ma forse è bella proprio perché viene una volta all’anno. Chi sarebbe disposto a vivere in un eterno clima natalizio? Diventeremmo tutti come il Grinch… ;-P Oppure, più semplicemente, svanirà la “magia” del Natale.

Durata della magia

Come per il clima natalizio, la durata, quindi, è strategica.
Deve essere lunga abbastanza per appassionare, ma corta il giusto per non stancare.
Vale per tutto. Perché non dovrebbe valere anche per la lettura?

Un raccontino scritto bene, ben studiato e strutturato, fruibile in pochi giorni, non potrebbe essere più godibile di una saga biblica?
A volte il raccontino potrebbe andare stretto perchè si potrebbero avere così tante idee e voglia di scrivere che, no, non bastano quelle due-trecento pagine per sviluppare bene tutto l’intreccio che abbiamo in mente. Se poi, mentre si scrive, subentrano idee interessanti, che si incastrano alla perfezione, così belle che non si possono accantonare… insomma, eccoci arrivati a qualche centinaio di pagine, eccoci lì poco sotto il migliaio. Che non saranno le 4800 de “Il trono di Spade” ma bastano per farci balenare l’idea, nostra o su suggerimento altrui, di spezzare il testo in più parti.

Ed ecco servita la trilogia, ecco spianata la strada verso la saga.

Compromesso

Se una saga è impegnativa da leggere, è estremamente molto più impegnativa da scrivere.
Saga o non saga, dunque?

Un buon compromesso potrebbe essere quello di coltivare un proprio universo narrativo, un qualcosa che si presta meglio per essere oggetto di più racconti che avranno sì qualcosa in comune, ma che non devono essere necessariamente inanellati in una rigida sequenza narrativa. Ci ragionavo già tempo fa, quando riflettevo su finali aperti e finali chiusi.

Nell’universo narrativo chi scrive e chi legge ci può entrare e uscire quando vuole, leggendo uno qualsiasi dei racconti in esso ambientato, senza preoccuparsi troppo di una sequenza da seguire per poterci capire qualcosa. Si pensi a quanto fatto da Arthur Conan Doyle con Sherlock Holmes, ad esempio.

Controindicazione

Se pensiamo a Sherlock Holmes, emerge subito quella che potrebbe essere una chiara controindicazione dell’universo narrativo: quest’ultimo, infatti, può essere preso in prestito da altri.
Altri scrittori, che decidono di inserirsi con nuovi racconti.
Altri registi, che decidono di trarne film.
Altra gente che, in modo o nell’altro, aggiungono qualcosa con la licenza “liberamente tratto da”.

Mi si potrà tacciare di megalomania 😀 , certo. Chi mai si prenderà la briga di tirare fuori un film da “Gli erboristi di Siena” 😀 😀 😀 ??

Dopotutto, credo di avere una ragionevole sicurezza nel pensare che il buon Arthur, quando scriveva i suoi racconti, non avesse proprio idea di quel che stava creando.

Questa controindicazione, dicevamo, ammesso che possa essere definita tale, potrebbe affliggere più chi scrive rispetto a chi legge, perché chi fruisce dell’universo narrativo, in fondo, non farà mai troppo caso a chi ha avuto il merito originario di inventarsi tutto da zero.

10 commenti su “Mal di saga

  1. Parto dalla fine: un film sugli erboristi, secondo me, è immaginabile. 😉
    Sul resto della tua riflessione, parli con una che è al terzo libro della saga di Martin, che detto da me, capirai bene, ha un valore aggiunto, visti i miei gusti. Eppure, la storia mi piace e mi ha presa all’istante e non ho mai visto la serie. (Tra l’altro, in casa, ho proprio l’edizione che hai scelto come copertina di questo articolo.) Secondo me, il segreto per affrontare una saga e uscirne indenni è leggere i vari libri con la libertà con cui ne leggeremmo tanti altri, non necessariamente tutti di fila. Io intervallo i volumi con altre letture, tanto, se la storia ti è piaciuta, il filo non lo perdi.
    Con Proust sto facendo la stessa cosa: per me non sono sette libri da leggere in sequenza e adesso sono al quinto, dopo averne letti altri in mezzo. Insomma, considero ogni libro di una serie completa come testi a se stanti e così la mole non mi pesa.

    1
    1. Non sapevo avessi proprio quella della mia foto. Ti dirò: quando l’ho vista in libreria l’ho trovata molto bella esteticamente. Anche da mettere in bella mostra, dico: arreda proprio bene! 😀 😀 😀

      Poi, quella copertina rigida colorata e così piacevole al tatto… E quel profumo di carta fresca da primi giorni di scuola… Insomma, ci stavo cascando, ci stavo davvero facendo un pensierino…

      Ma poi? Li prendo tutti e 5 e poi li leggerò, mi son detto. E se a metà del primo mi stufo? 😛

      Lo so che tu dici di far finta che siano libri singoli ma purtroppo arrivo da un anno in cui ho anche imparato a lasciare a metà molti libri che non ho reputato all’altezza. Che hanno tradito quel “patto” di cui blateravo poco sopra…

      E parlo di autori affermati: Valerio Massimo Manfredi, Tiziano Terzani e Ken Follett, per dirne giusto alcuni.

      E’ grave? 😛

      1. No, non è grave.
        Io li sto comprando a uno a uno, tanto so che vorrò leggerli tutti: il gradimento, per adesso, è al massimo. L’unico mio freno è il prezzo: 25 euro sono una botta. Allora uno me lo hanno regalato, il secondo l’ho preso scalando i punti che avevo nella tessera della libreria, il terzo con il 15% del black friday. 😂 Strategie! A Natale, avanti un altro…

        1. 125 eurazzi sono decisamente un mutuo, librescamente parlando…

          Non mi resta che andare al risparmio selvaggio, tramite edizioni digitali o edizioni tascabili. Sempre che la mezza intenzione di leggere la saga biblica diventi un’intenzione intera…

          Altrimenti l’unica strategia che mi rimane è trovare 5 polli che, tra Natale e compleanno, chiedano a mia moglie idee su cosa potermi regalare… Ma non arrivo a 5 polli: sono tutti autonomi, ahimè… 😛

  2. Mal di saga?? No, no, no, no, no!
    Io guardo l’elenco dei libri ancora da leggere di Outlander e tiro un sospiro di sollievo, altroché! Quando avrò finito quella scatola di cioccolatini sarò alla disperazione più nera! Ma visto cosa dice Marina de Il trono di spade e considerato che Martin e Gabaldon sono buoni amici, probabilmente mi butterò su quella. E chissà, magari nel frattempo ne avrò scritto una mia! 😀
    Del resto, a quanti film siamo arrivati con Star Wars?! 😉

    1. …ecco. Star Wars proprio non poteva mancare all’appello, alla voce “Saghe bibliche”. Un effetto collaterale di questo genere di saghe così longeve è quello che, a un certo punto, ricordi scene e passaggi, ma non ricordi più in quale capitolo sono accaduti. Alla fine ti attanaglia quel senso di circa-pressapochismo più o meno acuto…

        1. Di questo passo, potrai ben digerire l’intero Ciclo delle Fondazioni di Asimov. Fantascienza impegnativa, dopo quella leggera della Guida Galattica… 😛

  3. Riguardo alle saghe: metti che si tratti di una lunga storia di 4 o 5 volumi, di cui nulla sai, di cui magari non c’è trasposizione televisiva. Cominci per curiosità, poi ti accorgi che pagina dopo pagina la cosa ti piace, finisci il primo libro in un lampo, magari hai tolto tempo al sonno pur di sapere “come va a finire”. Non vedi l’ora di passare al secondo libro, non ti fai tutti questi problemi.
    Insomma, Darius, questo per dirti che secondo me non è una saga in sé a essere sbagliata, ma il grado di nostro interesse a essere in ballo. 🙂

    1. Hai ragione: non è una questione di “giusto” o “sbagliato”.

      Il nostro interesse però a volte è condizionato dalla lunghezza della storia. Potrebbe scemare proprio a causa della lunghezza con cui si sviluppa un intreccio: una storia in 5 volumi, per un totale di 5000 pagine, potrebbe essere meno interessante se la stessa fosse sviluppata in 2. Ho come l’impressione che un arco di sviluppo più piccolo permetterebbe di tenere più facilmente alto il livello di interesse di chi legge.

      Non saprei come spiegarmi diversamente : un po’ come una tazza di buon tè dal sapore intenso e deciso. Se la diluissimo eccessivamente, il sapore non sarebbe più lo stesso.

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