Esiste una categoria particolare di amici con i quali si può stare a volte delle intere settimane, se non mesi, senza sentirsi. Non una parola, non una telefonata, nessun cenno di vita, nessuna di quelle cazzatine satiriche e virali che girano via chat. Niente di niente.
Ma questi amici ci sono. Ci sono sempre. E basta un cenno per parlare come se nulla fosse, come se ci si fosse lasciati la sera prima davanti a una birretta.
Emme è uno di questi.
Emme e io, naturalmente: apparteniamo a questa categoria in modo reciproco. Facciamo le nostre vite più o meno compresse nelle rispettive quotidianità ma è come se fossimo sempre uno accanto all’altro.

Quello che mi stupisce di Emme è, come dire… , la sua “originalità” nei cenni di cui blateravo poco sopra.
Il che, tradotto, significa che noi maschietti siamo un po’ immuni alle smancerie natalizie, visto il periodo.
Il cenno di Emme, come spesso accade, è un link. Secco. Senza nessun commento.
Il “leggilo” è sottinteso. E il “leggilo, che poi ne parliamo” è dietro l’angolo.

Il cenno

Ecco il link che mi ha inviato di recente e, subito a seguire, l’occhiello dell’articolo in questione.

La definizione di morte è cambiata nel corso dei millenni. In origine significava cessazione del respiro e del battito cardiaco. L’avvento della ventilazione artificiale ha spostato la sede della morte dal cuore al cervello: morire è diventato perdere le funzioni cerebrali, coma irreversibile. La parziale rivitalizzazione di cervelli di maiale a distanza di alcune ore dalla loro decapitazione, dimostrata in un recente esperimento, potrebbe rovesciare anche questa definizione della morte.

Ironia

Quello che salta subito all’occhio è l’alta poesia in pieno stile natalizio: non solo un link che parla della morte, ma anche della parziale rivitalizzazione di… cervelli di maiali decapitati.
Cervelli. Di maiali. Decapitati.

Esiste una mente umana su questo pianeta, a parte Emme ovviamente, in grado di partorire una poetica così sublime, capace di suscitare una perfezione emotiva – oserei dire –  quasi aurea? 😀

“Fai dell’ironia?” mi scrive il giorno dopo.
Vi risparmio il resto delle battutine goliardiche, anche perché sono facilmente immaginabili.

L’altro dono di Emme, per chi non l’avesse ancora capito, si nasconde proprio nei suoi link: non sono mai inutili, nel senso che si prestano sempre per una discussione interessante. E a volte fanno da preludio a molti racconti che compaiono qui, sul mio “retroblog del caxxo”, per dirla alla Emme.
Bisogna solo avere la buona volontà di andare oltre le facili apparenze.

Non-racconto

Purtroppo questa non è una di quelle volte.
Intendo dire che non è una di quelle volte in cui ho impacchettato un racconto, da mettere magari sotto l’albero.
Mi chiedo, però, se riportare le discussioni che mi capita di avere con lui non abbia la stessa valenza di un racconto scaturito dalle sue sedute di ipnosi regressiva off-limit. Dopotutto, cosa cambia? Per chi volesse rileggere qualcuno di questi racconti, potrà vedere che sono ben oltre al limite dell’accettabilità umana. Le discussioni, in fondo, non fanno molta differenza. Anche perché uno dei denominatori comuni è sempre quello: è tutto vero, tutto documentato. Ma non pubblicabile.
E quanto mi costa quel “non pubblicabile”…

“Parlavamo di Frankenstein, ricordi?”
NdR: ne parlavamo quest’estate quando, nel parlare del più o del meno, ho avuto modo di dire che avevo quasi finito di leggere Frankenstein: era fine agosto. E ne avevo parlato qui. A quei tempi, ora ricordo, Emme mi aveva detto che “la scienza aveva fatto enormi passi avanti”. Una frase come tante, che in fondo sentiamo spesso. Quasi una frase fatta, direi, tanto che è caduta nel vuoto delle chiacchiere seguite subito dopo. In ogni caso, rieccoci qui, quasi quattro mesi dopo, al cenno natalizio di cui sopra. E ai cervelli di maiale.
“Hai letto l’articolo?” chiede.
“Certo. Però la prossima volta imbucami direttamente la copia di Le Scienze…”
“Cinque euro per una buona lettura! Non fare il taccagno…”
“Non è per i soldi. Ho fatto fatica a trovarne una copia… perché il link che mi hai mandato è riservato ai soli abbonati. E comunque ho trovato più interessante l’articolo sui superconduttori.”
Sorride. “Perché tu non conosci il resto…” aggiunge sibillino.
Resto e Frankenstein diventano subito un cortocircuito nei miei pensieri. Ma lascio ancora a lui la parola.
Sfoglia la rivista e focalizza la sua attenzione su un paragrafo, per poi leggerlo a voce alta.

A prima vista, i cervelli recuperati con la soluzione circolante sembravano relativamente normali. Quando la miscela circolava, la sottile rete di arterie, capillari e vene che pervade il tessuto cerebrale rispondeva in modo appropriato; l’integrità dei tessuti era preservata, […], i neuroni e i filamenti […] parevano normali. […]

Quel che mancava erano le onde cerebrali, quelle dei comuni tracciati elettroencefalografici. Gli elettrodi posti sulla superficie del cervello dei maiali non hanno misurato nessuna attività elettrica globale spontanea. […] Un cervello elettricamente silente non ospita una mente capace di esperienza. Questa però non era una sorpresa: era esattamente lo stato voluto da Sestan e collaboratori, ed è per questo che la soluzione circolante conteneva un cocktail di farmaci che sopprimono le funzioni neurali e inibiscono le comunicazioni sinaptiche tra le cellule.

Pur in assenza di onde cerebrali, è stata una sorpresa per me, ricercatore attivo nel campo delle neuroscienze, che singoli neuroni corticali dei maiali conservassero ancora la capacità di produrre attività elettrica e sinaptica. […]

Questo solleva profonde questioni: che accadrebbe se il gruppo dovesse rimuovere dalla soluzione di perfusione del cervello le sostanze che bloccano l’attività neurale? Con tutta probabilità nulla. […] Però non si può escludere del tutto che con qualche tipo di aiuto esterno, diciamo una sorta di defibrillazione corticale, questi cervelli “morti” non possano essere fatti ripartire, ripristinando i ritmi cerebrali che caratterizzano il cervello vivente.

 

Tratto dall’articolo “E’ reversibile la morte?” di Christof Koch,
pubblicato su Le Scienze 616, Dicembre 2019

“Ricordo bene quel passaggio. È questo il “resto” che intendi? Qualcuno ha fatto anche la parte elettrica?” chiedo. “Sempre su un cervello di maiale? Vivo o morto…? …oppure qualche Victor Frankenstein in qualche castello nascosto qui, in giro per le Alpi… ?”
Risponde alla mia ironia con una di quelle pause calibrate che ben conosco.
“No. Certo che no. Almeno… non ancora.”
Riprendo la rivista per rileggere quelle righe. L’articolo è associato al campo delle neuroscienze e, ripensando al mestiere di Emme e a tutti i suoi amici sparsi qua e là, oltre l’oceano, mi assale un dubbio.
“Ti prego, non mi dire che qualcuno dei tuoi amici ti ha interpellato per fare una qualche consulenza su…”
“Maiali riportati in vita?” mi interrompe ridendo. “No. Ancora no. Però c’è uno studio condotto da un gruppo di etologi. Sempre amici degli amici d’oltreoceano. O meglio: colleghi di colleghi, gente che non conosco personalmente, insomma…”
Uno studio di etologi. Cosa diavolo è l’etologia? mi chiedo. Il comportamento animale, ricordo prima di aprire bocca. L’etologia è quella scienza che si occupa di studiare il comportamento degli animali. Non esattamente il campo di Emme, il quale resta zitto in attesa di una mia reazione.
“E quindi? Cosa dice questo studio di etologi?”
“Se devo essere sincero, non ci ho ancora capito molto” risponde lui. “Ma non sono sicuro di voler approfondire la questione… Lo studio ha preso in esame una lunga serie di osservazioni fatte su tre maiali. Tre maiali… riportati in vita…”
Sorrido incredulo, pur capendo il motivo per cui ha centellinato le sue frasi.
“Gli etologi” prosegue “stanno osservano il comportamento di quei maiali per capire se ricordano qualcosa della loro vita precedente, qualche comportamento già acquisito, qualche riflesso… qualsiasi cosa, insomma.”

“Non ci credo” dico apertamente.
“Nemmeno io vorrei crederci, ma purtroppo è così…”
“E non voglio credere nemmeno a quello che mi dirai tra poco, visto che sei partito da Frankenstein…”
Emme non risponde subito. Anche lui ha capito che dai maiali alle persone, il passo è più o meno breve. Questione di tempo. O questione di fegato.
“Questo è uno di quei momenti in cui vorrei non aver mai scelto di fare questo mestiere” aggiunge poi, “uno di quei momenti in cui vorrei fare qualcosa di più allegro e spensierato. Il panettiere, ad esempio. Oppure il giardiniere, come dici sempre tu…”
“Dai M***! Non vorrai veramente dire che…”
“Qualcuno ci arriverà. Sempre che non ci sia già arrivato…”
“Non è possibile…”
“Hai sentito parlare delle CRISPR babies, no?”
Le CRISPR babies, per chi non lo sapesse, sono due gemelline cinesi il cui genoma è stato modificato mediante CRISPR, una delle ultime tecniche di manipolazione genetica elaborata negli ultimi anni. Nulla a che fare con la nostra discussione, se non per il nocciolo della questione: applicare scienza d’avanguardia senza preoccuparsi troppo delle conseguenze.

“Ci sono luoghi, in questo mondo, dove la scienza non conosce etica” conclude Emme.

Siam tre piccoli porcellin

Avessi avuto questa discussione prima di leggere Frankenstein, la mia lettura sarebbe stata diversa. Forse non avrei avuto la lucidità frivola di smontare la trama debole di Mary, come ho avuto modo di scrivere poi. Anzi: i tre porcellini di Emme avrebbero distratto continuamente la mia lettura.
Che dire, cara Mary? Pare che la tua storia non sia destinata a finire al Polo Nord.

E dire che un’altra frase, nell’articolo in questione, mi aveva colpito. Una frase tanto semplice quanto innegabile.

Il concetto di irreversibilità dipende dalla tecnologia del momento, che è sempre in evoluzione. Ciò che era irreversibile ai primi del XX secolo – la cessazione del respiro – alla fine di esso era diventato reversibile. E’ tanto difficile contemplare la possibilità che la stessa cosa si avveri per la morte cerebrale?

E fortuna che non ho detto a Emme che, dopo Frankenstein, ho letto Dracula.

12 commenti su “Morte reversibile

  1. “Il che, tradotto, significa che noi maschietti siamo un po’ immuni alle smancerie natalizie, visto il periodo.”
    Ho letto tutto il post nonostante questa frase.

    Dracula. Tu scrivi Dracula come ultima parola e io non voglio più parlare di tutto il post su morte, scienza e Frankenstein ma solo di LUI. Dracula: libro, film, storia, leggenda, annessi e connessi.

      1. Dici? Non era mia intenzione. Cerco quindi di argomentare meglio. “Il che, tradotto, significa che noi maschietti siamo un po’ immuni alle smancerie natalizie, visto il periodo.” Ovvero stereotipi sessisti e giudicanti perché se posso passare sulle “smancerie” includendole in una legittima opinione, non mi va bene “noi maschietti” (bastava “noi”, si riferiva alle persone chiamate in causa e basta) perché appunto indica uno stereotipo sessista e giudicante per cui i maschi si comportano (o devono comportarsi) in un modo e le femmine in un altro e più precisamente le femmine sono tutte effusioni leziose e i maschi no (sennò si comportano come delle femminucce). Avrei voluto spiegarlo in un modo un po’ meno rude ma non ne ho le capacità. Fra l’altro, pur essendo femmina, sono Grinch e quindi mi manca pure il tono un po’ svenevole. Per il resto, intendevo che adorando Dracula (e i vampiri) tutto il post, nella mia testa, si è resettato e ridotto a Dracula. #teammordimi :[

        1. Niente di tutto questo: semplicemente e completamente fuori strada. Ma se ti ha disturbato così tanto quel “maschietti” potevi benissimo fermarti lì a leggere… 😉

          1. E invece non mi sono fermata proprio perché ho pensato che fosse semplicemente un modo di dire comune (che comunque rispecchia un certo retaggio culturale che credo dobbiamo imparare a riconoscere e sradicare) e non l’affermazione di un pensiero discriminatorio. Mi sembra molto più conscia e “piccata” questa tua risposta, nonostante la faccina che strizza l’occhio. Evidentemente non ci siamo capiti.

  2. E buon Natale, eh, a tutti e due, anche se abbiamo superato il giorno, ma non il periodo! 😅
    Trovo terribile tutto quello che ho letto, cioè la notizia di una morte reversibile, pubblicata dalla rivista, nonché la macabra scoperta del cervello del maiale decapitato. 😱
    Io voglio sparire dalla faccia della terra prima che la scienza faccia questi passi da maiali, ehm… giganti, volevo dire giganti, che stanotte mi sogno la testa del suino che m fa le boccacce da sotto il letto mentre il suo sistema neuronale è bello arzillo anche senza il resto del corpo! 😨😨

  3. Che poi, pensavo, il 2019 è stato l’anno del maiale: a ‘sto punto in tutti i sensi! 🤦🏻‍♀️ Che poi parlando di morti/non morti/resurrezioni rimandiamo a fra qualche mese. E, anche se in un modo diverso, questo post mi ha fatto venire in mente il film Linea Mortale (che adorai, l’originale non il remake).

    1. Non sapevo fosse l’anno del maiale. Non conoscevo nemmeno il film che citi, “Linea Mortale”. In fatto di film, a me invece è venuto in mente “La scoperta” che, tra parentesi, mi ha deluso un po’… 😛

  4. Che dire… che la Scienza ci arrivi me lo aspetto. E purtroppo ha ragione Emme: ci sono luoghi senza etica e pure senza scienza, rincorrono solo il potere. Che potere avrebbe infatti una tale scoperta?
    Ma è qui che spero ci sia un Dio, o una Magia, o un Universo parallelo. Che si occupi delle Anime, di quei 21 grammi che spariscono alla morte e che spero questo meccanismo di rivitalizzazione non possa recuperare. Spero che quei maiali siano una massa di carne stupida. E la loro anima sia lì di lato a prendere a calci gli scienziati. 🙁

    1. Dio, magia, universo parallelo, il peso dell’anima e anime di lato: avresti tutti i numeri per fare le ore piccole a discutere con Emme di queste cose… 😛

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