Decidere il titolo di un romanzetto appena scritto è un po’ come decidere il nome per un figlio in arrivo. È troppo forte come paragone? Forse sì, ma poco importa perché questo è solo il primo di una serie di pensieri semiseri che mi ritornano ogni volta che devo decidere il titolo di un’opera. Sono semiseri perché forse fanno un po’ ridere e un po’ riflettere. Insomma, un perfetto mix di considerazioni condivisibili e di considerazioni risibili.

Titolo troppo corto

È bene non scegliere un titolo troppo corto: due parole? Una parola? Meglio di no.
Si rischia seriamente che prima o poi qualcun altro usi la stessa parola come titolo: quindi ecco che due opere con lo stesso titolo generano confusione nei lettori. Se poi uno dei due autori è già famoso, il secondo autore è spacciato.
Se proprio non si può fare a meno di usare due parole, che siano almeno una coppia originale. Eviterei gli articoli determinativi e indeterminativi perché equivarrebbe a usare una parola.

Titolo troppo lungo

La lunghezza del titolo è da evitare per due motivi. Uno: è difficile da ricordare per il lettore. Due: quando il lettore lo ricorda, inevitabilmente lo abbrevia.
Anzi: spesso sono io stesso che lo abbrevio. Un esempio? Piccoli enigmi nascosti nel bosco, per gli amici “Piccoli enigmi”.

Titolo già esistente

Potrebbe sembrare il più idiota dei pensieri semiseri. È ovvio che è una pessima idea dare a una propria opera lo stesso titolo di un’opera già esistente.
Oppure… non è proprio così ovvio? Forse a qualcuno potrebbero venire pensieri malandrini quando pensa alle vendite, come ad esempio
sfruttare indirettamente il marketing fatto da altri. Prendiamo questo titolo: La realtà nascosta. Suona bene: si presta per un thriller, un giallo, persino un fantasy. Si potrebbe pensare che il lettore non sia così idiota da comprare un libro sbagliato ma in realtà molti acquirenti comprano di fretta, all’ultimo momento, su suggerimento. “Quale libro posso regalare a Natale a Gino?” bisbiglia l’amico alla moglie di Gino. “Oh, guarda, ti do io un titolo: La realtà nascosta!” risponde lei. L’amico a questo punto va a colpo sicuro ma si accorge che ci sono due libri con il medesimo titolo: un romanzo (magari il vostro!) e un saggio di fisica quantistica. Ma ormai non ha più tempo perché è la vigilia di Natale. E compra il romanzo, perché Gino non ha proprio l’aria di leggersi l’altro mattone. Peccato che il povero Gino, l’ultima volta che è stato in libreria, stava proprio sfogliando con interesse il saggio di Brian Greene.
Situazione irreale? Forse sì. Ma questi sono pensieri semiseri. 😛 …

Tuttavia esistono casi in cui qualche autore ha fatto questa scelta: prendete il buon Crichton che ha intitolato il suo Il mondo perduto senza badare all’altro Il mondo perduto di un certo Arthur Conan Doyle. Ma questa è un’eccezione: ai tempi Crichton era già Crichton.

In ogni caso, eccezioni a parte, usare un titolo già esistente è un’arma a doppio taglio. E di solito, per quel che mi riguarda, tendo a evitare.
Quindi è bene assicurarsi che il titolo che ci frulla per la testa non esista già.

Titolo assonante

Questa opzione mi solletica molto, lo ammetto. Un titolo assonante con un titolo noto (di film famosi, di opere precedenti, ecc…) mi piace. Penso a Ragione e Pentimento di Sandra. O alla Biblioteca Scarparo di Michele, piena zeppa di titoli assonanti. Ho bei ricordi in merito 😉 … Insomma, un titolo assonante mi pare una scelta accattivante. 
Poi, però, ripenso anche alle tante “Ragazze” in libreria e soprattutto alla poca fantasia di certi librai. E mi sorge qualche dubbio…

E quindi?

Quindi niente. Un titolo che mi frulla per la testa ce l’ho già ma, forse, è buona cosa finire di scrivere il romanzetto e mettere a punto gli ultimi dettagli. Vorrei finire prima di Natale.
Natale 2019, dico.
Sperando che la Dea mi assista (Ho detto “Dea”, non “DeA”…).

10 commenti su “Pensieri semiseri attorno a un titolo

  1. Grazie per la citazione! Il titolo è importante. CBM mi ha detto che secondo lei il fatto che il mio romanzo FIGLIA DEI FIORDI sia quello che dei 3 pubblicati con goWare sia quello che ha venduto meno è colpa del titolo meno efficace dei primi due. Non lo so, certo si vorrebbe crescere con le vendite, finalizzare il lettore. Ma ti dico due altre cose. Il mio che partecipa al DeA ha nel titolo la parola ragazza, che è una cosa un po’ – posso dirlo? – paracula. Mentre per il rosa ha due titoli, uno il suo originale, piuttosto lungo 8 parole, articoli compresi, e un secondo per l’inoltro a una specifica casa editrice, che vuole cose più frizzanti e l’agente mi ha chiesto di trovarne un secondo. Pazzesco no? Il secondo è più breve, 5 parole, molto più commerciale tra l’altro.

    1. Concordo. Il titolo è decisamente importante. La lunghezza non è tutto. A volte una sorta di “musicalità” ha la meglio sulla lunghezza. Penso a “Chiare, fresche e dolci acque” del Petrarca, anche se si tratta di poesia…

  2. Eh, io qui casco male. Quando mi venne in mente all’epoca, mi faceva concorrenza un film… porno. 😀
    Se anche fa ridere, non c’era rischio di trovarlo in libreria.
    Purtroppo negli anni ci si sono aggiunti tre libri, con parole aggiunte o di altri temi/settori. E pure un film al cinema (serio questo, niente hard). Se mi affido alla (presunta) copertina non ci si potrà sbagliare. Se invece vanno ad acquistare solo col titolo…penserò ad allungarlo. Un verbo, un avverbio, un aggettivo.
    Sempre che non ci faccio mettere una fascetta del tipo “Dall’autrice del blog webnauta…” 😀 😀 😀

  3. Perché romanzetto?
    A) Leggere il tuo articolo è stato per me molto di conforto: l’ultimo romanzo, quello che è partito per le forche caudine, ha un titolo formato da una sola parola! E mi convince! Speriamo convinca anche agenti, editor editori e lettori.
    B) Concordo che il titolo determini una parte del successo del romanzo: Come la copertina, l’editore e pensa un pò , il romanzo stesso. Giustamente hai messo nella foto una parte delle centinaia di titoli che contengo la ragazza. Ma davvero attirano l’attenzione? Perché a me respingono subito i titoli assonanti (tranne le affinità elettive, ops, affettive :D)

    1. Devi prendere i miei pensieri per quello che sono: cioè considerazioni semiserie, assolutamente opinabili. Elucubrate oltretutto dopo la mezzanotte quando il mio cervello sentiva già il profumo suadente della fase REM. 😀
      Ma saprai bene che la verità in tasca non ce l’ha nessuno, quindi anche in pieno giorno i miei pensieri sarebbero stati comunque semiseri.
      È molto più serio e condivisibile quello che dici tu: cioè che il successo di un romanzo è dato da un insieme di fattori.

      La foto che ho fatto (pensa che l’ho fatta molto tempo prima che le “ragazze” in libreria diventassero almeno una decina…) era proprio per dire che i librai hanno pochissima fantasia nel disporre titoli assonanti uno a fianco all’altro…
      È curioso questo fenomeno, andrebbe studiato: la prossima volta che mi capita un fenomeno del genere, giurin giuretta, chiederò al personale della libreria: “Scusate, perché avete messo tutti i titoli simili uno vicino all’altro?”.

      Oppure (domanda più cattivella): “Scusate, sto cercando un libro che parla di una ragazza che fa la fiorista ma voleva fare il pilota di rally… ma non ricordo il titolo…”.

  4. Io dimentico anche i titoli brevi, ma la mia memoria cileccante è un caso da studio.
    Per curiosità mi sono avvicinata alla libreria: l’arte della gioia, un’esperienza personale, la piccola ombra, neve di primavera, la fata fuggita… ecco, mi piacciono i titoli così. 😛

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