Parli di agosto e ti vengono in mente le vacanze.
Vacanze? Relax.
Relax? Lettura.
È il momento di tirare fuori qualche libro accumulato qua e là, durante l’anno, e decidere quale di questi mettere in valigia. Ok, con l’e-reader se ne possono portare a decine, di libri. Ma portare tanti titoli mi lascia addosso la sensazione di non portarne nessuno. Nessuno veramente scelto, dico. E poi, diciamolo: questo piccolo rito di selezione mi piace molto perché mi ricorda che sto andando in vacanza.

Partiamo in quarta

Si dice che l’occhio voglia la sua parte. Quindi la copertina e il titolo (che spesso, graficamente parlando, è parte integrante della copertina) dovrebbero essere l’ago della bilancia per farsi notare in libreria, prima dell’acquisto. Ma il punto è che i libri li ho già acquistati, quindi non si tratta più di scegliere cosa comprare ma di scegliere quale leggere per primo. Quindi bando alla copertina. E bando al titolo. Partiamo dalla quarta.

Libro Uno

1753. È uno degli ultimi giorni di Carnevale quando suor Maria Angelica, monaca di clausura a Murano, viene trovata barbaramente uccisa nel suo appartamento segreto di Venezia. Mentre la città è in festa, tra balli in maschera nei palazzi e per i campi, spettacoli nei teatri e cortei notturni, l’avogadore Marco Pisani non tarda molto a scoprire che la religiosa aveva una doppia vita. Coadiuvato dall’amico avvocato Daniele Zen, dal segretario Jacopo Tiralli e dal medico e patologo Guido Valentini, Pisani pensa di aver individuato il colpevole. Tuttavia, invece della soluzione, dovrà fare i conti con altri due delitti efferati. Nulla sembra accomunare i tre crimini se non la sparizione di denaro e gioielli e la presenza di un medaglione d’oro contrassegnato da strani simboli. Come se ciò non bastasse, la fidanzata Chiara Renier, donna d’affari con doti di veggente, ha perso il suo Dono: nelle sue visioni le appaiono solo grottesche maschere di Pulcinella e un muro nero…
In una città che vive ormai sull’orlo della rovina, sfruttando la propria bellezza come una cortigiana, Pisani sembra avere imboccato un vicolo cieco. Saranno il caso e l’attenzione ai dettagli sua e del medico Valentini a metterlo infine sulla buona strada e a svelargli l’imprevedibile, complessa soluzione. Portandolo però a un passo dalla morte.

Libro Due

Siamo nei Paesi Bassi, la terra dei tulipani, nel ‘600, il cosiddetto secolo d’oro olandese. Qui si sta svolgendo un’accesa lotta politica per il potere tra il Gran Pensionario, il borghese Johan de Witt, e lo Statolder, l’aristocratico Guglielmo III d’Orange. Nello specifico, va ricordato che, con il primo diffondersi dei tulipani, allora importati in Europa dall’Oriente, si sviluppò una vera e propria mania tra le classi altolocate del paese per questi fiori. I protagonisti sono invece tre personaggi inventati: Cornelius van Baerle, il carceriere Grifo e sua figlia Rosa; ma soprattutto il fiore che dà anche il titolo al romanzo, ossia il tulipano nero. Il medico Cornelius Van Bearle che, pur appartenendo a una ricca famiglia dell’Aja, non vuole arricchirsi ulteriormente, ma investe grosse somme di denaro nella sua passione per i tulipani, alla ricerca di forme e colori sempre più nuovi fino a riuscire a creare l’impossibile tulipano nero, per il quale la città di Haarlem offre il ricchissimo premio di centomila fiorini. Cornelius sta quasi per riuscirci ma un vicino invidioso, Isaac Boxtel, organizza un piano per rubargli i preziosi bulbi.

Libro Tre

Alberi, prodigi e maledizioni. Sono solo alcuni degli elementi al centro delle vicende dimenticate di un gruppo di erboristi senza scrupoli. La loro storia, vecchia di secoli, riemerge con forza dal passato quando Enrico, restaurando un piccolo baule di legno, ritrova alcune lettere mai spedite scritte nel giugno del 1944, nel pieno della seconda guerra mondiale. A scriverle è Amedeo, un botanico senese giunto nelle campagne milanesi alla ricerca di qualcosa di unico e prezioso, sottratto secoli prima agli stessi erboristi. Sono lettere disperate, testimoni di un fallimento e di un destino che s’infrange tragicamente contro gli imprevisti della guerra. Enrico, nonostante siano trascorsi oltre settant’anni, decide di recarsi a Siena per consegnarle agli eredi di Amedeo. Accompagnato dalla moglie Giovanna e dall’amico Maurizio, farà un incontro davvero inaspettato e scoprirà che, quanto rinvenuto, non è che una piccola traccia di una storia avvincente, le cui origini risalgono al lontano 1380, epoca del massimo splendore di Siena. È proprio in quegli anni che alcuni erboristi si stabiliscono in un monastero, poco fuori le mura della città, per studiare segretamente una singolare raccolta di pergamene. Alla loro guida Guadalfredo, un’erborista dal passato oscuro, deciso a carpire ogni più piccolo segreto descritto nelle pergamene stesse: orti circolari, alberi ben disposti e frutti sconosciuti, necessari per ottenere preparazioni e pozioni prodigiose. Ma anche maledette.

Libro Quattro

Un thriller in cui genetica, matematica e teorie linguistiche si sposano a una suspense di altissimo livello. Una misteriosa malattia contro cui la medicina non può nulla, una maledizione antica, codici criptati e lingue perdute. Arnau, spregiudicato imprenditore informatico e geniale hacker, viene avvisato che suo fratello Daniel, etnologo, è stato colpito da una rara sindrome contro cui i medici si dichiarano impotenti. Dopo aver esaminato l’antico testo inca su cui Daniel stava lavorando, Arnau si convince che la sindrome è in realtà una specie di maledizione dal meccanismo simile a un virus informatico. Una maledizione che risale a un lontano passato. La chiave è nel potere delle parole.

Il potere delle parole

Niente titoli, dunque. E niente copertine. La conclusione della quarta quarta (l’ultima, insomma) riassume il senso di questo mio post: “La chiave è nel potere delle parole.” Le parole che compongono le quarte dovrebbero avere il potere di favorire la scelta. Cosa che solitamente dovrebbe accadere già in libreria, quando siamo in vena di acquisti. Spesso però il ruolo di primo piano lo gioca il titolo (altro elemento in cui “la chiave è nel potere delle parole” che lo compongono) o, più ancora, la copertina, il cui assembramento di colori comunica al nostro cervello le prime sensazioni, innescando anche le prime aspettative.
Immagino che non sia necessario essere dei mostri di arguzia per risalire ai romanzi che ho comprato.

Quale meta?

Dunque, dove posso andare di bello? A Venezia, in Olanda, a Siena o addirittura in Sudamerica, sulle tracce degli Inca?

4 commenti su “Quattro quarte per viaggiare

  1. Sono un po’ di parte se scelgo il Libro Uno ambientato a Venezia? 😀
    Non me ne voglia Dumas, ma per me il Tulipano nero resta lo spadaccino cinematografico e televisivo. Gli erboristi a Siena del Libro Tre mi ricordano qualcosa… qualcosa di estivo, tra l’altro… o no?!
    E il Libro Quattro… no, almeno in vacanza niente informatica, suvvia!
    Qui comunque sono a metà di Frankenstein, che nonostante tutte le pecche, mi piace assai (e non c’entra un fico secco con quello che mi aveva dato d’intendere il cinema!). In valigia credo porterò dunque The Martian. E La croce di Fuoco ovvero Outlander numero 8. Non si può andare in ferie senza la Scozia. 😉

    1. No, non sei di parte se tifi per Venezia.
      Io, di quell’autrice, ho già letto un libro e mi è piaciuto molto: quindi non ho esitato a comprarne un secondo.
      Per il Tulipano Nero, forse sull’onda della lontananza cinematografica che ho ravvisato leggendo Frankenstein, m’intriga vedere com’è l’originale.

      E, a proposito di Frankie, un briciolo di Scozia ce la troverai pure lì. Un briciolo, niente di che. 🙂

      1. Finito oggi. E ho trovato il briciolo delle Orcadi. 😉
        Ora preparo le mie conclusioni, anche se arriveranno sul blog a settembre, oramai.
        Indecisa se tentare quel concorso, mi riesce difficile al momento immaginare come proseguire. Ora sono troppo concentrata sulla signora Manucci. 😀

        1. Aspetto le tue conclusioni a settembre: sono proprio curioso. Intanto mi sto leggendo pure Dracula… Estate di letture gotiche. Colpa tua. 😀 😀 😀

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