Uno degli ultimi post di Marina comparso sul suo Taccuino dello Scrittore è destinato a lasciare echi più lunghi del previsto. Dopo aver suscitato un post di Michele in cui è stato messo alla berlina il “mi piace facile” ovvero la facile acclamazione a discapito della critica costruttiva, non ho potuto esimermi dal tracciarne una riflessione un po’ più trasversale.

Marina parla di arte e della relazione che ci potrebbe (dovrebbe) essere tra immagine e scrittura. Pone una domanda: esiste una relazione tra immagine e scrittura? L’immagine in questione è un murales, ma potrebbe essere un’immagine qualsiasi come propone di solito Michele nelle sue Trame Graffi(a)te. Un’immagine che può voler dire molto o nulla, recare un messaggio dirompente o lasciare indifferenti. Solitamente si è portati a pensare che un’immagine valga più di mille parole ma penso che ci siano moltissimi casi in cui solo le parole possono trasmettere un certo tipo di messaggio o, per dirla in altro modo, non tutto ciò che si scrive può essere trasmesso in modo più efficace e diretto con un’immagine. Ne avevo già parlato tempo fa.

Travisare

Ma il passaggio che mi ha fatto più riflettere è il seguente: “L’opera di un artista nasce con un significato profondo che possiamo cogliere o meno ma non travisare, costruendole attorno una qualunque altra storia.”

Di fronte a un’opera, che si tratti di arte, scultura o scrittura, forse non arriveremo a costruirle attorno un’altra storia ma sicuramente arriveremo a farci sopra una nostra idea personale, a costruirci una nostra interpretazione secondo le emozioni e i sentimenti della stagione di vita che stiamo vivendo, fino ad arrivare o meno all’apprezzamento.

Un significato, per essere travisato, deve essere innanzitutto recepito e capito. Solo dopo averlo capito si può decidere di assecondarlo, magari ampliandolo oppure di travisarlo, stravolgerlo, falsificarlo. Ma quante sfumature ci possono stare tra il non capire e il travisare? Tante, forse troppe.
E quale di queste sfumature, più o meno inconsapevolmente, decidiamo ogni volta di seguire nel momento in cui ci godiamo un’opera?

Possono sembrare domande vuote ma è bene tenere presente che la misura della distanza tra quello che scrive un autore e quello che capisce un lettore sta proprio in queste sfumature.
Se poi l’opera in questione si presta a più livelli di interpretazione offrendo diverse chiavi di lettura – basti pensare alle simbologie più o meno evidenti presenti in molte opere d’arte – , la fruizione si traduce in un caleidoscopio di interpretazioni sempre molto variegato, per non dire distante dal significato originale che voleva trasmettere l’autore.

Scomodiamo la musica

Prendiamo ora la musica. In questo ambito, forse, la differenza tra quanto trasmesso e quanto effettivamente recepito diventa a volte notevole. Per rendersi conto basta fare un esperimento molto semplice. È sufficiente ascoltare un brano musicale che ci piace molto, uno di quelli che magari sappiamo quasi a memoria. La musica e le parole evocano in noi precise emozioni, ci trasmettono un messaggio che crediamo di capire con chiarezza quasi inequivocabile. Tendiamo spesso anche ad ambientare la canzone in un certo tipo di luogo, di associarla a certi frangenti della vita, magari della nostra stessa vita presente o passata.

Prendiamo quindi una di queste canzoni e poi andiamo su Youtube a guardare il videoclip prodotto dallo stesso cantante. Quante volte succede che è tutto notevolmente diverso da quanto ci eravamo costruiti nel nostro immaginario? E come possiamo spiegarci questo fenomeno? Abbiamo forse… travisato?

Mi viene in mente questo pensiero ogni volta che ascolto un brano di Luciano Ligabue : Sono sempre i sogni a dare forma al mondo.
In questa canzone c’è una frase che mi fa pensare alla scrittura.

“Io non lo so se è già tutto scritto, come è stato scritto.”

Mi vengono inevitabilmente in mente tutti quelli che dicono che tutte le storie del mondo sono state già scritte e che non ci saranno più storie completamente nuove. Il flusso di pensieri che poi ne segue, nella mia testa, è abbastanza intuibile: io non sono d’accordo con questa tesi. E quindi mi immedesimo molto in quella frase di Ligabue, anche io dico “Io non lo so…”. Ma chiaramente si tratta di una mia personalissima fruizione dell’opera, in questo caso di una canzone. La fruisco in funzione della mia vita quotidiana. Indipendentemente dalla mia interpretazione, se si ascoltassero solo le parole (che riporto di seguito), viene in mente un qualcosa di spirituale, neanche tanto profondo, volendo ben guardare:

Io non lo so
Quanto tempo abbiamo
Quanto ne rimane
Io non lo so
Che cosa ci può stare
Io non lo so
Chi c’è dall’altra parte
Non lo so per certo
So che ogni nuvola è diversa
So che nessuna è come te
Io non lo so
Se è così sottile
Il filo che ci tiene
Io non lo so
Che cosa manca ancora
Io non lo so
Se sono dentro o fuori
Se mi metto in pari
So che ogni lacrima è diversa
So che nessuna è come te

Sono sempre I sogni a dare forma al mondo
Sono sempre I sogni a fare la realtà
Sono sempre I sogni a dare forma al mondo
E sogna chi ti dice che non è così
E sogna chi non crede che sia tutto qui

Io non lo so
Se è già tutto scritto
Come è stato scritto
Io non lo so
Che cosa viene dopo
Io non lo so
Se ti tieni stretto
Ogni tuo diritto
So che ogni attimo è diverso
So che nessuno è come te
E a giornata finita
A stanchezza salita
A salute brindata
Provi a fare I conti
A giornata finita
Alla fine capita
A preghiera pensata
Tu ti prendi il tempo che

Sono sempre I sogni a dare forma al mondo
Sono sempre I sogni a fare la realtà
Sono sempre I sogni a dare forma al mondo
E sogna chi ti dice che non è così
E sogna chi non crede che sia tutto qui

Se poi andiamo a vedere il videoclip della stessa canzone, in tema di sogni emergono sfumature assolutamente irraggiungibili (secondo me) attraverso le sole parole cantate.

La relazione

E con questo torno alla domanda iniziale di Marina: esiste una relazione tra immagine e scrittura? Rispondo dicendo sì. Esiste sempre una relazione tra immagine e scrittura. Se si mettesse la penna in mano all’autore del murales (Martin Whatson) proposto da Michele e ripreso da Marina, molto probabilmente scriverà il suo racconto tenendo in mente quell’immagine disegnata sul muro. Allo stesso modo, se si mettesse un pennello in mano a uno scrittore, con ogni probabilità disegnerà l’immagine che aveva in mente quando ha scritto una certa scena.

Ma trovo che il punto non sia tanto chiedersi se esista o meno una relazione, ma chiedersi se tale relazione susciti sempre le stesse emozioni, le stesse reazioni.
Quale immagine prenderà forma nella mente del lettore?
Quante immagini diverse ci saranno in tutti coloro che leggeranno lo stesso testo?

Non era chiaramente questo il senso del post di Marina.
La mia, come premesso all’inizio, è solo una riflessione trasversale.

16 commenti su “Riflessione trasversale

  1. In pratica, mi hai costretto a vedere il video di uno dei cantanti che detesto di più. 😋
    Okay, analizzando la questione seriamente ritengo che il binomio immagini/musica appartenga a un altro ramo della sensorialità: la musica crea nella mia testa delle immagini, un video che smonti quelle immagini intacca anche la mia percezione, mi influenza. Ricordo le suggestioni provocate dalla canzone dei Coldplay “Adventure of a lifetime”: il video è una ciofeca e io non riesco più a fare grandi voli di fantasia dopo averlo visto, ascolto il brano e vedo scimmie.🙂
    Ligabue. Okay, il testo dice delle cose che ognuno fa proprie (che poi, volendo, potevi proporre questa canzone per i racconti diVersi di Michele, chissà che storie sarebbero venute fuori), ma il video? Cosa mi ha comunicato? Ha rovinato le parole, io non ci ho capito un tubo e adesso sento: “sono i sogni a dare forma al mondo” e vedo un uomo con le guance trafitte da orribili bottoni metallici (che tra l’altro ne bacia un altro) 😂
    Scusa, spoetizzante, lo so, ma è colpa tua: mi fai ascoltare Ligabue, dai! 😉

    1. Bingo! Centrato in pieno! 😀

      Lo stesso effetto l’ha fatto a me: quando ascoltavo solo la canzone, idillio e incanto (gusti personali, ovviamente 😛 ). Dopo che ho visto il video, qualcosa si è rovinato. Nel senso: sì, la canzone mi piace ancora ma inevitabilmente vengono alla mente le immagini del video.

      Interessante anche l’altro argomento che hai toccato: nel caso contrario, cioè se si sentisse una qualsiasi canzone per la prima volta nello stesso istante in cui si vede il video, tutta la percezione cambia. Diciamo che il video catalizza le emozioni, aiuta a evitare che il destinatario si faccia idee e sensazioni troppo distanti da quelle dell’autore.

      E come la mettiamo con la scrittura dove si hanno a disposizione solo le parole? :-O

      1. A parte che il video viene ideato con l’autore della canzone, dunque c’e una sintonia fra musica e la sua rappresentazione scenica, l’interpretazione di un’immagine tramite racconto scritto dovrebbe avvenire per mano di terzi, se no non si chiamerebbe “interpretazione”: cioè se fosse lo stesso artista a scrivere un racconto dopo avere dipinto/disegnato/fotografato qualcosa, non farebbe che trasferire le sue emozioni, dunque il significato dell’immagine e del racconto sarebbe lo stesso. (Non credo di essere stata chiara. 🤔🙄)

        1. Appunto: tra video e canzone io mi aspetto una certa uniformità dettata dall’autore stesso della canzone. L’autore sa quello che vuole trasmettere e ci prova sia con la canzone che con il videoclip.

          L’interpretazione di cui parli tu con un racconto scritto da terzi era riferita a un altro tipo di esercizio.

          Infatti alla fine l’ho detto che il tuo post aveva un altro senso e che la mia è una riflessione trasversale… 🙂

      1. Io la sera dormo senza anelli (tolgo pure la fede), per non avere inghippi mentre dormo, ma tu pensa con quella cosa che mi buca la guancia, quando appoggio la faccia sul cuscino come potrei diventare matta! 😂

  2. Mi sembra ne avessimo già parlato qui nel tuo blog che il discorso immagini/parole torna, ovviamente, anche al contrario quando i libri diventano film… e pure qui aspettative tradite, delusioni o altro anche in base a se le parole sono arrivate prima o dopo la visione.

    1. È un discorso ricorrente, in effetti. Credo che sia inevitabile. Sul discorso libro/film occorrerebbe fare un distinguo tra i film liberamente tratti da un romanzo e i film dove l’autore del romanzo partecipa attivamente alla realizzazione.

      Così su due piedi mi viene in mente la Rowling con la saga di Harry Potter. Ma in questi casi vale lo stesso discorso della canzone.

  3. Ormai è cosa nota che il mezzo è il messaggio: dunque mezzi differenti, che privilegiano canali comunicativi differenti (occhi, orecchie, pensiero simbolico, …), trasmettono messaggi necessariamente differenti. Chiaro quindi che un video, pur aderendo a una certa trama, non possa trasmettere lo stesso nucleo di un libro o di una canzone: è proprio lì che si annida il lavoro di adattamento, che significa smontare la storia di partenza fino ai fondamenti ultimi e ricostruirla differentemente, rimanendo fedeli a quel certo “arazzo” che si è costruito nella mente del curatore dell’adattamento stesso.

    1. Concordo. Ma il “mittente”, essendo sostanzialmente lo stesso (in questo caso un cantante), non dovrebbe avere l’esigenza di trasmettere il medesimo messaggio indipendentemente dal mezzo usato?
      Non dovrebbe, pur usando mezzi differenti, perseguire una sorta di uniformità del suo messaggio?

      In questo caso specifico è lecito pensare che il cantante non si sia messo materialmente a fare il regista o il videomaker del suo video. Ma quantomeno dovrebbe averne avallato la composizione, dovrebbe in qualche modo aver detto “Ok, questa versione va bene, è quella che più si avvicina a quello che volevo dire con la mia canzone” se non addirittura “Ok, è quello che esattamente penso quando la canto”. Mi aspetterei anche che il cantante dia qualche indicazione di massima al regista prima che questi si metta al lavoro.

      Quello che mi ha incuriosito è il cambiamento, a volte notevole, del messaggio a secondo del mezzo che viene usato, a parità di “mittente” che è sempre lo stesso.

      Nel caso delle Trame Graffi(a)te questo cambiamento è lecito aspettarselo perché l’autore dell’immagine e l’autore del racconto sono due persone distinte. E il secondo dà la sua personale interpretazione.

      1. Non credo che funzioni così: nel caso in oggetto la canzone, come un libro, è il prodotto di una sola persona. Fatto salvo tutto il lavoro degli strumentisti, fonici, postproduzione, ecc. che però non impattano troppo sul risultato rispetto a come era stato pensato.
        Un video, come un film, immagino che sia un lavoro molto più di squadra: il cantante produce il soggetto e poi interpreta un copione, ma in mezzo ci sono altri passaggi, non ultimo quello della regia e del montaggio: è possibile che nel video ci siano simbologie che non riusciamo a cogliere ma che, in effetti, si ricolleghino alla fonte dell’ispirazione di chi ha scritto la canzone. Così come è possibile che il regista abbia proposto una propria visione alternativa e/o parallela e che il cantante l’abbia accettata.

        Non ultimo, anche se non credo sia questo il caso, il cantante potrebbe aver cantano una canzone scritta da altri.

  4. Quale immagine prenderà forma nella mente del lettore?
    Quante immagini diverse ci saranno in tutti coloro che leggeranno lo stesso testo?

    …è la tovaglia rossa di King. C’è un passo in On Writing dove Stephen King scrive delle magia della scrittura, come la telepatia, a distanza di tempo e luogo. Lui descrive un tavolo con una tovaglia rossa, ma i lettori potranno immaginare una tovaglia rossa a quadri, a righe, rosso carminio, rosso amaranto o rosso corallo, aggiungerci pizzi e merletti. Ma questo non cambierà la sostanza del racconto.

    Su video e canzoni… è rarissimo che io trovi un video al pari del film mentale che ne avevo fatto. Anzi, mi è capitato solo una volta: Michael Jackson, Stranger In Moscow, reso esattamente come lo volevo. E per la verità era difficile sbagliarsi: c’è l’ambientazione (Moscow), c’è la pioggia in sottofondo, il battito è quello di passi, schiamazzi di strada… sarebbe stata dura ambientarlo in spiaggia a Los Angeles! 😀

    1. Certo, i singoli dettagli non cambiano la sostanza del racconto. Ma quello su cui mi sono focalizzato io è l’intero racconto (contenuto in questo caso nel breve spazio di una canzone), le cui sfumature ed emozioni possono venire percepite in modo molto differente da ciascuno e, per ognuno, possono variare notevolmente a seconda del mezzo che viene utilizzato (scrittura, immagini, musica, video…).

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