Mezzanotte e mezza, minuto più, minuto meno. Ho l’adrenalina a mille perché sono riuscito a mettere la parola “Fine” alla mia quinta fatica narrativa.
Una notizia grandiosa, sebbene degna di entrare nella vostra personale lista di “Cose di cui non me ne frega un beato ca@@o”. 😀 . In una spinta di pura creatività sono riuscito a scrivere in una sola serata i cinque capitoli finali del mio romanzetto da quattro soldi. C’è solo un piccolo dettaglio a cui pensare, prima di passare seriamente a beta-lettori, editing, cassi e mazzi: terminato di scrivere il finale, ora devo scrivere i capitoli precedenti. 😛 .

Progettazione

Tempo fa parlavo di consigli e suggerimenti inerenti alla scrittura. In particolare vaneggiavo di una certa storyline, un banalissimo elenco di capitoli definito ciascuno con una frase cardine, elenco che dovrebbe costituire la struttura o quantomeno la progettazione della storia che ho in mente.

Dunque, che è successo? Tutto buttato nel camino? No. La storia resta ben definita nella mia testa, tanto che il foglio elettronico “Storyline” ha diverse sezioni piuttosto corpose: “Storyline”, “Linee Temporali”, “Note narrative”, “Note da approfondire”, “Personaggi”, “Concetti”. Senza contare la documentazione varia raccattata qua e là e condensata in un manipolo di PDF raccolti, letti e sviscerati.
Capitoli previsti? 24, salvo salti quantici.
Capitoli scritti? 18, i primi 13 e gli ultimi 5.

Cosa è successo?

Tutto molto bello, si direbbe. Ma in sostanza qual è il nocciolo della questione?

Mi sono accorto che, una volta definita chiaramente la struttura di una storia, succede che certi pezzi si condensano prima di altri, certe scene emergono con una nitidezza tale che i quattro neuroni, notte dopo notte, cominciano a passarsi la palla l’un l’altro dicendo “ricordati tu di scrivere così, io non ce la posso fare”. Alla fine il timore di smarrire l’efficacia di certi pezzi ha la meglio. E l’esigenza di procedere in modo lineare va allegramente a farsi benedire. Non nego di aver opposto all’inizio una certa resistenza, di essermi cioè imposto di proseguire in modo lineare scrivendo un capitolo dopo l’altro, come da progettazione.

Ma alla fine mi sono stufato e mi son detto: visto che è tutto progettato, che male c’è se scrivo una parte prima di un’altra? Detto, fatto.

La fretta di scrivere

Giusto o sbagliato che sia, è un metodo come un altro, niente che non si possa raffinare con il passare del tempo. Scrivere la parte finale prima di altro aiuta però a cristallizzare meglio la storia, a fissare le idee e forse, per quanto possa sembrare paradossale, a rinforzare la linearità di tutto. È un po’ come dire: fissiamo bene l’obiettivo a cui arrivare. Poi, con calma, ci arriviamo.

Oserei dire che è quasi terapeutico per tutto il processo creativo: avere in mente un certo finale senza sapere bene come arrivarci, potrebbe infatti spingere ad avere fretta nel procedere con la stesura secondo progettazione. E così si tende in modo inconsapevole a scrivere in modo approssimativo. Tanto poi rileggeremo, ritoccheremo, aggiusteremo. Sempre che non intervenga il famoso blocco dello scrittore.

La realtà parla

Dicevo del processo creativo. Scrivere una storia è sempre un’attività piuttosto lunga. Ognuno ha i suoi tempi: io impiego almeno un paio d’anni. E in quest’arco temporale, che piaccia o no, bisogna fare i conti anche con il fatto che nel frattempo la realtà parla, offre spunti, correda inconsapevolmente il nostro intreccio. Quindi anche se ci si impone di procedere in modo lineare, seguendo la famosa progettazione di cui sopra, può tuttavia succedere che un certo fatto realmente accaduto nella nostra vita quotidiana suggerisca idee intriganti. Ecco che fiorisce un colpo di scena, ecco che sboccia una variante, se non addirittura un finale alternativo, e più efficace, rispetto a quanto abbiamo progettato.

Che facciamo, ignoriamo?

È dura ignorare la realtà – o il fato? o la stessa musa ispiratrice? – quando sembra suggerire dettagli perfetti e prospettive accattivanti che sono solo da cogliere, pronte come sembrano per essere calate nella nostra storia, quasi senza colpo ferire.

Certo, a tutto c’è un limite. Se ho deciso di ambientare una storia a Siena, non posso decidere di spostarla a Manila, se ho deciso di rovistare nel Medioevo, non posso saltare all’epoca bizantina solo perché Alberto Angela mi ha lasciato a bocca aperta con la sua ultima puntata.

La progettazione è necessaria e deve mantenere una certa struttura organica. Per i dettagli, invece, è consigliabile mantenere una certa elasticità perché a volte sono proprio loro, i dettagli, a fare la differenza.

2 pareri su “Scrivere a briglia sciolta

  1. Odio talmente tanto i fogli elettronici, aka Excel, che mai e poi mai li userei per scrivere! 😀
    Io vado ancora di storyboard-pannello con tanti post-it colorati.
    E comunque anch’io la fine l’ho già scritta… è tutto il resto il problema!!




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    1. Anch’io ho un odio quasi viscerale per Excel quando decide di strafare (vedi tacite conversioni automatiche non richieste o macro con funzionamenti ad caxxum… L’apoteosi dell’odio l’ho raggiunta da quando lavoro con Qlikview… 🙁 ).

      Ma finché si tratta di annotare appunti in modo molto schematico, va più che bene. Ovviamente sta alla comodità di ognuno. A me aiuta ad avere una visione d’insieme molto rapida e a raccogliere velocemente le idee da tenere a galla… 😀




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