Villa Gallerani. Ora Melzi d’Eril (sec. XV – 1480 c. – rustici sec. XVIII). Due saloni con volte a grottesche (inizi sec. XVI). Giardino storico.
Enrico si era soffermato su quel cartello che campeggiava davanti all’ingresso della villa.

Posta al centro della città, in piazza Alessandro Manzoni, essa costituiva gran parte del nucleo storico al centro di Carugate. Sulla stessa piazza, la cui pianta era vagamente ovale con un perimetro piuttosto asimmetrico, vi era anche la chiesa parrocchiale, dislocata nell’angolo più ampio. L’area era tutta pedonale e, come ogni domenica mattina, pullulava di gente. Chi usciva dalla messa, chi arrivava per la messa a seguire, chi si fermava a chiacchierare e chi sostava in compagnia di fronte ai bar nelle vicinanze. Nessuno faceva più caso a quel cartello giallo esposto all’ingresso del portone della Villa Gallerani. E più Enrico pensava alle lettere, più la faccenda aveva dell’incredibile. Si volse. Aveva bisogno di un buon caffè.

Una buona ambientazione, quando ci si mette a scrivere, aiuta sempre. Il problema, casomai, è crearla. Il che significa non solo trovare un posto congeniale al proprio intreccio, ma anche assicurarsi che il contesto in cui si trova questo posto sia funzionale quanto basta. Altre volte può accadere il contrario: ci si imbatte in un luogo così suggestivo che scatta la scintilla scrittoria.
In entrambi i casi, è molto utile fare sopralluoghi, così da poter raccogliere dettagli preziosi per una migliore precisione e attendibilità.

Perché la precisione?

Forse la risposta è scontata ma, qualunque essa sia, non è riconducibile solo a una questione di pignoleria. Un lettore potrebbe conoscere molto bene il posto in cui è ambientato il racconto e questo potrebbe essere un buon motivo per attirare la sua attenzione. Ne consegue che la precisione potrebbe favorire il gradimento dell’eventuale lettura.
Può accadere anche il contrario: un lettore non conosce affatto i luoghi citati ma, proprio perché incuriosito dalla lettura, decide di visitarli in seguito, dopo aver terminato il romanzo. Ecco che la precisione diventa importante perché potrebbe aiutarlo in quel processo più o meno inconscio che molti chiamano “sospensione dell’incredulità”.
Insomma, arrivare in un posto e vedere che è tutto come descritto nel racconto, in un certo senso, permette al lettore di entrare quasi fisicamente nella finzione narrativa e, magari, di chiedersi se sia stata davvero finzione.

Sopralluogo

Dicevo del sopralluogo. Può sembrare superfluo dire che occorre farlo prima di scrivere: sia mai che si scrivano strafalcioni o grossolanità. Infatti gli scrittori seri si documentano e fanno viaggi per preparare al meglio le proprie opere. Nella foto di questo post si vede la foto di un mio sopralluogo: non è centrata perché non sono mai stato bravo con i selfie… 😛

S’intravede però il mio mezzo ghigno e l’espressione soddisfatta di chi, il sopralluogo, lo fa dopo aver terminato di scrivere.

10 commenti su “Sopralluogo

  1. Dell’ultimo sopralluogo mi piace un sacco il colore fucsia della tua maglietta. Posso dirlo?
    Comunque, è così: se vuoi scrivere di luoghi reali devi andare a vederli di persona personalmente (omaggio dovuto 😥), pensa che io stavo scrivendo una storia in parte ambientata al Conservatorio di Palermo e mi sono bloccata perché non ho idea di dove si trovi e non riesco a descrivere una scena al balcone di un edificio che dovrebbe trovarsi lì vicino. Non riesco a figurarmi il vicolo, l’androne del Conservatorio. Mi sono ripromessa di fare una gita a Palermo, in uno dei miei rientri in Sicilia, e di andare a vedere dov’è collocata la scuola musicale.

    Quella Villa Gallerani lì, per caso, la conosco? 😋

    1. Ti piace? Pensa, la foto è senza filtro: quindi la maglietta è proprio sgargiante… 😀

      Diciamo che c’è sopralluogo e sopralluogo: in alcuni casi è necessario andare di “persona personalmente”, in altri è sufficiente una buona documentazione. Bisogna dire che al giorno d’oggi aiuta molto anche il web e molti dettagli li si può raccogliere navigando sulle mappe.

      La Villa Gallerani è proprio la Villa di cui sai. Visitata dentro e fuori. Purtroppo, trattandosi di una residenza privata, non è possibile fare fotografie all’interno ma solo all’esterno. Dicono che vi abbia dimorato per qualche estate Cecilia Gallerani e quest’anno, con il 500° anniversario della scomparsa di Leonardo Da Vinci, è stata aperta al pubblico per un paio di weekend.
      Potevo mancare?

    2. Google Street View!
      Ecco il Conservatorio Alessandro Scarlatti, già Conservatorio Vincenzo Bellini: https://www.google.com/maps/uv?hl=it&pb=!1s0x1319e5f40ecbcc95:0x3f1a6d0ea801a2f3!2m22!2m2!1i80!2i80!3m1!2i20!16m16!1b1!2m2!1m1!1e1!2m2!1m1!1e3!2m2!1m1!1e5!2m2!1m1!1e4!2m2!1m1!1e6!3m1!7e115!4s/maps/place/Conservatorio%2Bdi%2BPalermo/@38.1212694,13.3640399,3a,75y,64.18h,90t/data%3D*213m4*211e1*213m2*211sTu15U6qbN3f1JrQOfxuStA*212e0*214m2*213m1*211s0x1319e5f40ecbcc95:0x3f1a6d0ea801a2f3?sa%3DX!5sConservatorio+di+Palermo+-+Cerca+con+Google&imagekey=!1e2!2sTu15U6qbN3f1JrQOfxuStA&sa=X&ved=2ahUKEwi5qejd4crjAhWJr6QKHUn8ClUQpx8wD3oECAsQCw
      (scusa il linkone Darius)
      Lì davanti hai l’alto muro di un’area militare, poco più in là le finestre di una caserma, una piazzetta ed una chiesa di mattoni grossi. Dall’altra parte un’altra chiesa, più recente direi e poi avanzi nella via, ma ti discosti dal conservatorio. Quindi il tuo balcone è della caserma? 🙂

      1. Nooo, si vede che manco dei fondamentali! E che ci pensavo io a Google street View! Geniale!
        Intanto grazie per avermi suggerito un modo, ma c’è un fatto: ai tempi in cui ero universitaria a Palermo il Conservatorio era da un’altra parte e in un palazzo nei pressi dell’Istituto viveva una mia collega. Ecco, io avevo in mente quella sua finestra che dava sul vicolo in cui si affacciava pure il Conservatorio: studiavamo economia politica e sentivamo voci liriche e strumenti musicali mescolarsi nell’aria. È quella sensazione che vorrei ritrovare e riproporre.

        1. Be’, se il vecchio palazzo non è stata abbattuto, puoi sempre usare Google Street View per vedere come sono disposti gli edifici. Considera inoltre che con Google Maps puoi misurare distanze per capire quanto impiegherebbe un personaggio a percorrere a piedi o in auto certi tragitti…

  2. A Carugate c’è un centro storico??? Nascosto tra l’IKEA, il Decathlon e Leroy Merlin? 😀 😀 😀
    La battuta in realtà fa emergere una cosa triste del nostro paese, di cui mi rendo conto solo quando parlo (o gesticolo) con gli stranieri: siamo immersi in antichità e storia, in millenni di storia, ma dato che ci siamo nati, la diamo quasi per scontata. E lì, sotto i nostri occhi tutti i giorni.
    Tipo che quando io vado a correre, passo davanti a questa meraviglia: https://villamolinpadova.com/
    Poco più in là c’è quest’altra: https://www.relaisvillamandriola.com E ancora dopo questa: https://villagiusti.it/ (il video è bellissimo) Il tutto in appena 5 km. Se allarghiamo il cerchio, ci sono tantissime ville antiche, e un paio di castelli di tutto rispetto, dal castello San Pelagio, museo del volo perché da qui partì il volo su Vienna di Gabriele D’Annunzio (https://www.castellosanpelagio.it/) al castello del Catajo (http://www.castellodelcatajo.it/) con il fantasma di Lucrezia Obizzi che si aggira triste tra le sue stanze…
    Perché dobbiamo andare sempre così lontani per scrivere delle belle storie? Abbiamo tutto qui in casa! 😀

    1. Diciamo che definirlo centro storico, forse è un po’ troppo, nel senso che non è un vero e proprio Centro Storico come quelli a cui siamo abituati noi italiani, proprio per la ricchezza di luoghi che abbiamo in Italia.

      Però di fatto è il centro attorno al quale sembra che si sia poi sviluppato il paese.
      Una piazza con la chiesa parrocchiale e la Villa, appunto. Niente di che.
      Per il resto, di storico, ci sono solo alcune cascine come (credo) in quasi tutta la Pianura Padana.

      Poca roba, insomma. Ma è bastata per scriverci sopra. 😉

      P.S.: Comunque, oltre a IKEA, Leroy Merlin e Decathlon c’è anche un centro commerciale con tanto di Apple Store. Poteva mancare? 😛

      1. Beh, piazza, chiesa e villa sono già tante cose per una storia. A Guareschi bastarono una chiesa e un municipio per scrivere tante pagine di don Camillo e Peppone. 😉

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